Mario Furlan, life coach – A cosa serve il dolore

Solutidine, la poesia di Ella Wheeler

Solutidine, la poesia di Ella Wheeler

Il dolore: vorremmo evitarlo, ma non possiamo. Fa parte della vita. E, comunque, serve.
Serve a farci riflettere. E maturare. Quando tutto va bene, tendiamo ad essere superficiali: perché prenderci la briga di pensare? Sono le batoste, invece, a farci fermare. Per capire dove stiamo sbagliando. O per spingerci a soffermarci sul significato delle tragedie che ci colpiscono: la morte improvvisa di una persona cara, una malattia, una catastrofe.
Inoltre il dolore serve a stringere legami. Soffrire insieme crea una relazione molto più forte del gioire insieme. Festeggiare insieme genera un’unione superficiale; piangere insieme forgia un legame assai più profondo. Perché è soprattutto attraverso la sofferenza condivisa che si crea empatia tra le persone. E che i popoli si stringono nell’unità. Sono, che piaccia o no, le guerre, le catastrofi, i drammi a rimanere vivi nella coscienza collettiva. E a farci sentire nazione.
Nella sua poesia Solitudine (1883), la poetessa americana Ella Wheeler Wilcox scrive che “quando ridi, l’intero mondo ride con te. Quando piangi, piangi da solo”. E’ vero. E per questo il dolore comune cementa unioni che possono durare per tutta la vita.

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Simona Viola, l’avvocatessa fondatrice di ItaliaStatoDiDiritto

Simona Viola, fondatrice di ItaliaStatoDiDiritto

Simona Viola, fondatrice di ItaliaStatoDiDiritto

Simona Viola, avvocatessa amministrativista di 56 anni, è una donna tosta, preparata e combattiva. Nel suo lavoro professionale è una delle professioniste più note a Milano.

E’ la fondatrice e presidente di ItaliaStatoDiDiritto, associazione che si batte per diffondere e difendere i diritti e le libertà della Costituzione repubblicana, i principi dello Stato liberale e della democrazia rappresentativa, il rispetto dei trattati europei ed internazionali.
“ItaliaStatoDiDiritto raggruppa soprattutto, ma non solo, professionisti del diritto – spiega Simona Viola. Siamo avvocati, notai, docenti universitari di diritto, magistrati in pensione che condividono la necessità di mettere a disposizione le loro conoscenze giuridiche per reagire a quella che considerano una vera e propria emergenza: la sempre più preoccupante indifferenza, da parte dei poteri pubblici, dei limiti derivanti dalle norme poste a presidio di libertà e diritti fondamentali”.

Ma l’associazione è partecipata anche da commercialisti, economisti, medici: persone che condividono i timori per i pericoli che corre lo Stato di diritto, e quindi che avvertono la necessità non solo di difenderlo, ma anche di spiegarlo. E di diffondere anche presso i non specialisti l’amore per il diritto e la necessità del suo rispetto. Strumento, questo,, insostituibile di prevenzione dell’arbitrio e della prevaricazione, e persino del ritorno all’uso della forza e della guerra.
Gli iscritti a ItaliaStatoDiDiritto sono oggi un centinaio. La quota d’iscrizione annua è di seicento euro; solo cento per i più giovani.

“I soci svolgono del tutto gratuitamente l’attività – che spesso si traduce nella elaborazione di testi giuridici da diffondere (per esempio presso le Amministrazioni o i parlamentari); ma i soldi ci servono per iniziative come l’organizzazione di convegni o la produzione di brevi video che hanno lo scopo di spiegare  in termini semplici, le questione più complesse. Proprio per questo spesso non sufficientemente conosciute dalle persone” dice Simona Viola.

Si tratta di filmini, della durata di pochi minuti l’uno, che illustrano argomenti ostici ai più: come per esempio il vincolo di mandato, o la legge sulla legittima difesa. L’obiettivo è farli circolare fra i giovani soprattutto, per farli riflettere e magari farli diventare virali.
Simona Viola, un passato da militante radicale, risalente alla fine degli anni ’70, accanto Marco Pannella, spiega che “gli italiani non hanno mai purtroppo sufficientemente elaborato e coltivato un pensiero liberale che ponesse il diritto al centro dei rapporti fra cittadini, poteri e politica. Oggi quel pensiero, che pure permea la nostra Costituzione, è apertamente messo in discussione, nel nostro e in altri paesi. Pertanto occorre produrre anticorpi di consapevolezza democratica per resistere alle tentazioni populiste e autoritarie.

Quando ho pensato, insieme con alcuni amici e colleghi, di costituire ItaliaStatoDiDiritto, avevo in mente le parole di Piero Calamandrei, padre costituente: “La libertà è come l’aria, comincia ad accorgerti che c’è quando viene a mancare”. Pensavo alla sua indimenticabile lezione di avvocato, impegnato nella società. Per proteggere, quando necessario, i valori della democrazia liberale.”

ItaliaStatoDiDiritto vuole ricordare a tutti, con le sue iniziative, che la legge è insieme fondamento e limite del potere. E che ogni diversa via o scorciatoia, conduce alla soppressione delle libertà fondamentali e dei diritti civili su cui si fondano le democrazie occidentali: non per caso qualche giorno fa ha organizzato – insieme con l’Ordine degli Avvocati di Milano e altre organizzazioni professionali – una manifestazione davanti al consolato iraniano a Milano, per protestare contro l’ingiusta detenzione e condanna inflitta all’avvocatessa Nasrin Sotoudeh, difensore dei diritti umani in una teocrazia violenta e apertamente autoritaria dove, appunto, non vige lo stato di diritto.
“Confidiamo di crescere esponenzialmente – sorride Simona.-  D’altronde il malessere dei giuristi è diffusissimo e ormai insopprimibile: sono in tantissimi a desiderare di fare la loro parte per contrastare i pericoli che vedono crescere nel Paese. ItaliaStatoDiDiritto consente di mettere insieme le forze ed essere incisivi””.

Mario Furlan, life coach – Sette secondi

Mario Furlan, life coach e motivatore

Mario Furlan, life coach e motivatore

Sette secondi? Ma cosa ci fai in soli sette secondi?
Beh, ci sono fidanzati e mariti che fanno tutto in sette secondi. E, scherzi a parte, basta una manciata di secondi – sette sono più che sufficienti – per farsi un’idea di una persona.
La primissima impressione ce la facciamo in base a ciò che vediamo: la comunicazione visiva. Secondo uno studio fatto dallo psicologo Albert Mehrabian nel 1967, quest’ultima copre il 55% dell’impatto emotivo. Basta essere sorridenti o corrucciati, eretti o curvi, vestiti bene o male per dare un’idea completamente diversa. Seguono la comunicazione vocale, ovvero il tono di voce, che conta per il 38%; e quella verbale, cioè ciò che dico. Che impatta solo per il 7%.
Insomma, non conta solo cosa dico. Ma anche, e molto, come lo dico. E l’abito, purtroppo, che piaccia o no, fa il monaco…

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