Donato Cremonesi, l’esperto di marketing e comunicazione online che aiuta gli imprenditori

Donato Cremonesi, founder of Factory Communication

Donato Cremonesi, fondatore e Ceo di Factory Communication

Donato Cremonesi, fondatore e Ceo di Factory Communication, ha una missione: aiutare gli Imprenditori in questa fase storica di cambiamento.

Che cosa vuol dire affiancare gli Imprenditori in questo periodo storico?

Ogni persona ha una mission. E dopo circa 30 anni di lavoro ho capito, finalmente, la mia: aiutare gli imprenditori.
Quello che stiamo vivendo è un periodo storico decisamente più devastante della rivoluzione industriale e di ogni periodo del passato, quanto meno dal punto di vista del lavoro. Per il semplice motivo che, le precedenti fasi storiche, sono avvenute in un arco di tempo abbastanza ampio.
Oggi no.
Internet ed i social hanno stravolto totalmente il mondo del lavoro e del business in un periodo brevissimo.
Grazie ad internet, ora, le persone hanno l’opportunità di fare ricerche. Leggere le recensioni. Vedere e confrontare le caratteristiche del prodotto oppure del servizio.
Il processo di acquisto è totalmente nelle loro mani.
E’ importante capire questo cambiamento e mettere al centro il Cliente.

Perché gli imprenditori hanno bisogno di aiuto?

Per due semplici fattori: Conoscenza e Cambiamento, volutamente scritti con la lettera maiuscola.
Conoscenza delle nuove logiche di mercato: nel 90 % dei casi in cui incontro un imprenditore, quello che mi sento dire è che non conosce internet e non vuole sentire parlare dei social. Ma non riesce a capire come mai, la sua azienda che fino a pochi anni fa andava a gonfie vele, oggi non gira più.
Mi dice: “Le vendite sono calate a picco. Tutta colpa di questo maledetto internet.”  Manco fosse un’entità ignota e sconosciuta.
Come spesso diciamo, è importante tenersi vicini gli amici, ma ancora di più i nemici.
E qui entra il secondo punto: Cambiamento.
C’è paura del cambiamento.
Ma la paura immobilizza. Non ti fa prendere decisioni. E se oggi non corri, resti indietro.
Le piccole aziende che fino a ieri non consideravi nemmeno, oggi grazie al web ed ai social, hanno una grande opportunità. Quella di vincere sul mercato.
Non contano più i grandi budget, contano, ancora più di prima, le grandi idee.

Donato Cremonesi, che consiglio daresti ad un Imprenditore che vuole rimettersi in gioco?

Credo che ci siano tre punti principali:
1) E’ importante che impari un minimo di logiche del web e dei social. Non dal punto di vista pratico: non deve certo essere lui a pubblicare articoli sul sito o post sui canali social. Ma è fondamentale capire perché farlo, e quali sono i benefici che possono scaturire.
2) Si sente parlare poco della focalizzazione, ma è una strategia vincente. Oggi non scarseggiano le merci, scarseggiano i clienti. Le aziende producono molto di più, di quello che il mercato è realmente pronto ad acquistare.
Non ha senso aprire l’ennesimo ristorante. La solita palestra. Oppure produrre il solito paio di scarpe o vestito. E’ invece fondamentale focalizzarsi in una specifica nicchia di mercato.
“Se mi rivolgo a tutto il mercato ho più probabilità di vendite…. “ verrebbe da pensare. Ma è esattamente il contrario. Se ti focalizzo viene riconosciuto come specialista di un settore.
Non solo. Grazie alla focalizzazione si riducono drasticamente i costi. Il magazzino diventa più piccolo e le merci hanno una rotazione più elevata.
3) Sii etico. Questo è un elemento fondamentale. Il cliente non è un numero: è una persona. Merita il nostro rispetto.
Lo so, quando sei alla canna del gas, mutuo e bollette da pagare, ti vien voglia di non andare per il sottile. Pensi: “Intanto gli ho venduto un po di roba, domani ci pensiamo”.
Ma questo è l’inizio della fine. Se non hai fatto una vendita giusta, quella persona non solo non comprerà più da te, ma parlerà male di te a tutti i suoi conoscenti. Ti stai bruciando il mercato.
Credo profondamente nel karma che parla del “principio di causa-effetto”: ciò che si fa è ciò che si ottiene. Se sei scorretto con un cliente non otterrai niente di buono. Se invece capisci che quel prodotto, non va bene per quella persona, semplicemente, non devi venderglielo. Cioè fai un piccolo o grande sacrificio a breve per avere un grande risultato poi. Infatti quella persona ti rispetterà ed avrà fiducia in te, perché “non l’hai fregato”. Quindi è semplicemente una vendita rimandata nel tempo.
In conclusione indico il mio sito: www.factorycommunication.it. Qui gli imprenditori troveranno tanti spunti e tante idee utili per il loro business, soprattutto nella sezione Focalizzazione e Strategia Marketing.

Peligro, il rapper con la faccia da bravo ragazzo

Il rapper Peligro

Il rapper Peligro

Andrea Mietta, nome d’arte Peligro, è un rapper milanese dallo spiccato talento artistico e dalla faccia da bravo ragazzo: due attributi non particolarmente comuni (soprattutto il secondo) nel mondo rap.
Peligro, molti rapper giocano a fare i ragazzacci, i gangster, i tamarri: aria da bullo, testi aggressivi. Pieni di droga, sessismo, insulti, esibizioni pacchiane di ricchezza. Tu non sei affatto così. Ma il tuo aspetto rassicurante non rischia di penalizzarti in questo ambiente dove gli eccessi sono la norma?

Peligro risponde: “Sono un idealista. E una persona sincera. Essendo davvero un bravo ragazzo, non avrebbe senso che giocassi a fare il cattivo. Come avviene nel rap, e ancora di più nel trap. Credo nel mostrare quello che si è, e nel valore della musica.
E’ come un libro: lo puoi comprare per la copertina, ma alla fine conta ciò che leggi. Così è per la musica: più dell’aspetto dell’artista conta il suo valore.
Non mi piace la bramosia di essere sopra le righe a tutti i costi, per il puro gusto di stupire. E poi… spero che i buoni vinceranno!”

Quando hai iniziato, Peligro?
“Con la seconda ondata rap, nel 2005-2006. Quella meno pop e più autentica. La prima era degli Articolo 31, poi sono arrivati Fabri Fibra, Mondo marcio e i Club Dogo. Io nasco musicalmente in quegli anni. I miei riferimenti? In Italia i Blue Nox, un collettivo di rapper che dà molto valore al contenuto; e oltreoceano Macklemore, dal livello stilistico straordinario”.

Perché il tuo nuovo album si intitola Mietta sono io?
“Il colpo di genio è stato del mio amico ed editore, Riccardo Vitanza. Io mi chiamo Andrea Mietta, lui ha pensato di giocarci su. Con un riferimento alla nota cantante Mietta.
E’ un album molto introspettivo, parlo di me in modo sincero.”

Perché il tuo nome d’arte Peligro, pericolo, se non hai affatto l’aspetto pericoloso?

Peligro ride: “E’ il nome che mi ha dato il mio primo produttore, un argentino di Buenos Aires. Un mattino mi ha detto: stanotte ho sognato che ti chiamerai Peligro. E così è stato!”

Giulia Malaspina, la promessa del jazz italiano

Giulia Malaspina, promessa del jazz italiano

Giulia Malaspina, promessa del jazz italiano

Giulia Malaspina, trentenne di Monza, è la nuova promessa del jazz italiano.
“Ho iniziato a 16 anni, partecipando a Umbria Jazz – ricorda. – Avevo appena scoperto il jazz; quel genere musicale così particolare mi aveva conquistato, era stato amore a primo… udito!”
Decide d’impulso che da grande avrebbe fatto la pianista e cantante jazz; “anche perché proprio quell’anno c’era il concerto di Diana Kroll, il mio mito!”
Giulia Malaspina frequenta corsi di jazz e audizioni, lasciando i selezionatori a bocca aperta. E parte per Boston, dove successivamente trionferà nella prestigiosa Boston Symphony Hall. Calca grandi palcoscenici internazionali; a Milano ha suonato al Piccolo Teatro Strehler.
E’ appena uscito il suo nuovo album, “No more pain”: un concept album legato alla tematica del viaggio. Nel disco convivono stati d’animo diversi: la solitudine, la gioia, la paura, lo stupore.
Alla domanda se il jazz non sia troppo di nicchia per piacere al grande pubblico, Giulia Malaspina sorride: “Il jazz – dice – è innanzitutto libertà e improvvisazione. Un brano rock, pop o rap è quello: lo ripeti uguale, all’infinito. Invece nel jazz cambi ogni volta. Come nel soul: non è mai la stessa cosa”.
Aggiunge che in Italia manca un’educazione al jazz, come avviene invece negli Stati Uniti, “dove lo ascolti come sottofondo musicale in qualsiasi locale”. E anche come avviene in Finlandia, Gran Bretagna e Francia, dove il jazz è più popolare che da noi. Ma Giulia Malaspina è ottimista sulla sua diffusione. E lei dà il suo prezioso contributo.