Marco Di Noia, il Leonardo da Vinci dei cantautori

Il cantautore e sperimentatore Marco di Noia

Il cantautore e sperimentatore Marco di Noia davanti ad una gigantografia di Leonardo Da Vinci

Marco Di Noia è un intellettuale di spicco: due lauree all’università Iulm di Milano, un dottorato di ricerca, studi alle università inglesi di Oxford e Cardiff. E poliedrico: è giornalista, social media manager delle Nazionali di calcio italiane e altre realtà sportive e anche un cantautore di talento.

La sua caratteristica è quella di essere un innovatore. Sempre un passo davanti agli altri. “Eh sì: serve prevedere i trend e creare empatia con la community sui social” dice.

Ha lanciato, un anno e mezzo fa, “Elettro acqua 3D”, il primo app album italiano: un album musicale, cioè, che si scarica sotto forma di applicazione. “Ho avuto 5mila scaricamenti da 37 Paesi diversi, e oggi, 18 mesi dopo, ancora 500 persone hanno l’applicazione sul loro telefonino!” sorride Marco Di Noia.

Organizza concerti in 3d audio: dove, cioè, il pubblico ascolta con la cuffia. E l’ascolto è ultrasofisticato: i suoni ti girano intorno alla testa. Non provengono da una sola direzione, ma da tante. Non a caso, Marco Di Noia ha inaugurato il Fim, salone dell’innovazione musicale.

Non sorprende, quindi, che lui, pioniere delle nuove frontiere musicali, abbia dedicato a Leonardo Da Vinci, forse il più grande inventore della storia, il suo nuovo album, “Leonardo da Vinci in pop”: “Perché oggi Leonardo è diventato una popstar”, spiega Marco Di Noia. E non sorprende che addirittura abbia fatto suonare, per la prima volta, strumenti ideati dal genio nel Rinascimento. “Leonardo non fu totalmente capito ai suoi tempi, è stato scoperto nella sua poliedricità dopo la morte ed è diventato una stella pop soltanto nel Novecento” dice Marco. Che nell’album ha inserito un brano, “L’ultimo volo di Leonardo”, sui geni artistici incompresi. Come Vincent Van Gogh: morì sentendosi un fallito, avendo venduto un solo quadro in tutta la sua vita.

Un altro brano dell’album leonardesco è sul furto della Gioconda, avvenuto nel 1911 per mano del ladro italiano Vincenzo Perugia. Che voleva riportare in patria il quadro, pensando – erroneamente – che fosse stato portato al Louvre dalle razzie napoleoniche. E altri ancora riguardano l’uomo vitruviano, la scrittura a rovescio di Leonardo, il suo Codice atlantico…

“I miei musicisti preferiti? Nel pop quelli che più hanno sperimentato, naturalmente!” dice. Quindi i Beatles. I Queen. E, tra gli italiani, Lucio Dalla, “il più completo e innovativo sia nella musica, sia nei testi”. Nel suo album su Leonardo c’è un omaggio ai Beatles, che ancora oggi ci influenzano e ci ispirano. E alla loro stupenda canzone “A day in the life”, contenuta nel loro straordinario album “Sergent Pepper’s lonely hearts club band”.

Gaetano Truppo, una vita per la solidarietà

Gaetano Truppo

Gaetano Truppo, Commendatore della Repubblica per meriti sociali, umanitari e professionali

Il milanese Gaetano Truppo, Commendatore della Repubblica per meriti sociali, umanitari e professionali, rotariano da una vita, ha dedicato la sua vita alla beneficenza: ha ricevuto l’attestato di Grande donatore del Rotary Club, la Major D’Honneur e ben nove Paul Harris, il massimo riconoscimento rotariano. Nel Rotary Club è un mito. E lo è anche nella pubblica amministrazione: Truppo è stato Consigliere d’amministrazione della Serravalle Autostrade e della Brebemi, Vicepresidente di Ferrovie Nord e Consigliere dell’Agenzia di formazione e orientamento al lavoro. Dal 1968 al 2006 è stato Ispettore superiore delle Dogane, occupandosi tra l’altro di lotta al contrabbando.

Gaetano Truppo è stato socio fondatore di ben quattro Rotary Club e si è impegnato in prima persona per varie iniziative filantropiche: dall’aiuto ai bambini ustionati all’ospedale Niguarda di Milano fino all’assistenza a ragazze madri, per arrivare alla costruzione di pozzi, scuole e ospedali in Eritrea e in India. Senza dimenticare il suo apporto alla storica campagna rotariana Polio Plus, volta a debellare il polio.
Un benefattore, insomma. “Ma l’ho fatto con il cuore, perché quello che ricevo quando faccio del bene è più di quello che do” dice, sorridendo.

Mandorla Music Festival, il festival della musica cinese in Italia

Sean White, ideatore e organizzatore del Mandorla Music Festival

Zhang Chu, rockstar famosissima in Cina

Si chiama Mandorla Music Festival ed è, come intuibile, il festiva della musica cinese in Italia.
L’idea è di Sean White alias Zhang Changxiao, un dinamico cinese che trascorre metà dell’anno a Milano e l’altra metà nella sua patria. “Mandorla perché da voi si dice che noi cinesi abbiamo gli occhi a mandorla, e questo è l’aspetto superficiale; ma anche perché le mandorle sono frutti buoni, sani e nutrienti, che danno tanta energia” spiega sorridendo.
Sean ha ideato e dato vita all’unico festival rock che unisce Italia e Cina: il Mandorla Music Festival. Domenica 24 novembre, ai Magazzini Generali di Milano, nella seconda edizione del Mandorla Music Festival, migliaia di cinesi e di italiani applaudiranno insieme i loro idoli. A cominciare dal grande Cristiano De André. Che ritirerà il premio di Ambasciatore della cultura dei due Paesi.
Sean è un rockettaro sfegatato. Tre anno fa ha portato Eugenio Finardi a Shanghai, e l’ha fatto cantare con la raffinata rockstar cinese Zhang Chu, il De Gregori cinese. Zhang sarà una delle star cinesi presenti domenica.
“La Cina è un Paese enorme e in fermento culturale, abbiamo tanta buona musica che in Occidente è ancora poco conosciuta” dice Sean White. Ovviamente la musica anglosassone è ben più nota di quella italiana, ma ci sono cantanti tricolori piuttosto famosi in Cina: Laura Pausini, Zucchero, Patty Pravo, Antonello Venditti, Giorgio Moroder, la discomusic italiana anni Ottanta. E ora anche Cristiano De André, Giovanni Allevi e Lucio Battisti, grazie all’impegno di Sean. “Una canzone popolare è A te di Jovanotti: dolce, romantica, ha fatto innamorare molti cinesi. Che non capiscono le parole, ma amano la melodia” dice Sean. Che aggiunge: “Come dappertutto, le canzonette tirano di più della musica d’autore. Sai qual è una hit del momento in Cina? Io sono Giorgia!”

Didio, il dio della chitarra

Il chitarrista e cantautore Osvaldo Di Dio, noto come didio

Il chitarrista e cantautore Osvaldo Di Dio, noto come didio

Si chiama Osvaldo Di Dio, ma si sta proponendo al grande pubblico come didio, tutto attaccato.
“È per colpa, o per merito, del grande Franco Battiato – sorride. – Ero a un provino con lui, gli piacque come suonavo la chitarra. Mi chiese come mi chiamassi, gli risposi e lui: Uno che si chiama Di Dio non possiamo non prenderlo!”
Didio ha suonato come chitarrista con parecchi miti della musica italiana: oltre a Battiato anche Gianni Morandi, Eros Ramazzotti, Cristiano De André, Alice… La sua carriera è iniziata quando, nel 1999, lascia la sua Napoli per studiare chitarra al Conservatorio Giuseppe Verdi. “Ero un chitarrista elettrico, proprio quell’anno aprirono il Conservatorio al jazz: prima accettavano solo la chitarra classica” ricorda. Era la fine degli anni Novanta, Osvaldo ama gli Oasis, i Radiohead, i Coldplay: i big della musica inglese. Al punto che si trasferisce a Londra per assorbire il “brit sound”, il suono britannico. E quando torna a Milano entra nella band di Cristiano De André, che cercava proprio quelle sonorità per riarrangiare le canzoni di suo padre.
Fino a Natale didio continuerà il tour “Storia di un impiegato”, di cui è non solo chitarrista ma anche direttore musicale e arrangiatore, con De André; e il 10 gennaio arriverà il suo prossimo singolo. Un altro singolo uscirà in marzo, e un altro ancora nell’estate 2020. E infine sarà la volta dell’album.
“Oggi, nell’era del digitale, siamo tornati ai singoli – dice didio – Fino a qualche anno fa andavano forte gli album: un paio di belle canzoni, e le altre come riempitivo. Oggi tutto è più veloce, è difficile che si ascolti un intero album, e le canzoni singole sono tornate in auge”. Si liscia il pizzetto, per riflettere, e poi dice: Forse è meglio così. Meglio concentrarsi su un brano alla volta, mettercela tutta su una canzone e poi, quand’è pronta, passare, con la stessa passione, ad un’altra. Una dopo l’altra, un passo alla volta…” Sembra la metafora della sua vita. Da ragazzino sognava di diventare cantautore, ma è diventato famoso come chitarrista e ora, da grande, torna al suo sogno di un tempo.

Mario Furlan, life coach – Il segreto per restare giovani

La gioventù parte dalla mente

La gioventù parte dalla mente!

Un singolare esperimento su un gruppo di ottantenni consisteva nel farli vivere come negli anni Sessanta. Con la musica di allora: i Beatles, Elvis Presley, Bob Dylan, Chubby Checker… I film di allora: Easy Rider, Il laureato, 2001 Odissea nello spazio, Agente 007 licenza di uccidere… E le notizie di allora: la crisi di Cuba, il primo uomo sulla Luna, la guerra del Vietnam, la contestazione giovanile … Nel giro di pochi giorni i vecchietti hanno riguadagnato un’energia imprevista alla loro età: tornare, con la fantasia, a vivere la loro gioventù li ha fatti tornare giovani. Anche la vista, l’udito, la pelle ne hanno tratto giovamento!
La mente controlla il corpo. Se vuoi sentirti giovane, convinciti che lo sei. Fai cose che ti appassionano. E poniti obiettivi motivanti ogni giorno. L’universo ci lascia morire se non serviamo più a niente, mentre ci dona nuova vita se continuiamo a vivere con entusiasmo!

Cecilia Quadrenni: “Esco nuda è un inno ad essere se stessi”

La cantautrice senese Cecilia Quadrenni in "Esco nuda"

La cantautrice senese Cecilia Quadrenni in “Esco nuda”

Esco nuda”: la cantautrice senese Cecilia Quadrenni ha scelto un titolo provocatorio, ma anche profondo, per il suo nuovo singolo. “Mi capitava di sognare di camminare per la città completamente nuda, perché avevo dimenticato di vestirmi: un incubo imbarazzante!” ride divertita. E aggiunge subito: “Il significato della canzone è però soprattutto un altro, più interiore: mostrarsi nudi, senza veli né finzioni, vuol dire mostrarsi per quello che si è davvero. Tutti indossiamo maschere per essere accettati dagli altri, ma tutti desideriamo essere amati e apprezzati per quello che davvero siamo”.
Cecilia Quadrenni studia violino, mimo e recitazione sin da piccola. Dopo il Liceo Classico si laurea in Psicologia. Intanto studia canto, e capisce che la sua strada è nel mondo della musica. Si fa notare per le sue originali cover acustiche di brani che hanno fatto la storia del pop-rock, come Take on me degli A-ha e Paparazzi di Lady Gaga. “Le cover acustiche sono nate quando stavo facendo un tour a Londra: non potevo portare la band con me e così mi sono arrangiata – ricorda. – Da una necessità sono nati dei successi: chi l’avrebbe detto?”
Di madre francese, Cecilia Quadrenni è molto legata alla cultura d’oltralpe. Il suo incontro con il giornalista e scrittore Frederic Maze la spinge a scrivere il brano Corsaires, dedicato al Senegal e all’Africa in generale. Il mitico cantautore Youssou N’Dour l’ascolta, se ne innamora e lo trasmette sulla tv senegalese.
L’obiettivo di Cecilia Quadrenni è ora un live tour. “Prima dell’estate uscirà un mio album, e dopo voglio incontrare il pubblico” dice. Nel suo live dedicherà uno spazio a Pino Mango, il cantautore lucano prematuramente scomparso. “Lo voglio rifare in chiave acustica e far conoscere anche i suoi brani meno noti: è stato un artista straordinario, ancor più di quanto si creda” dichiara.
I suoi punti di riferimento musicali? “Mi emoziona il belga Stromae, con le sue canzoni in francese. Mi piacciono i Muse, e adoro Dido. Che proprio ora sta facendo un tour mondiale. Devo vederla, a tutti i costi!”

2G Beauty Communications, la nuova frontiera dell’estetica

Gennaro Gioiello e Giacomo Pagano, i fondatori della 2G Beauty Communications

Gennaro Gioiello e Giacomo Pagano, i fondatori della 2G Beauty Communications

2G Beauty Communications nasce nel luglio 1997, da un’idea di Giacomo Pagano e Gennaro Gioiello. Giacomo e Gennaro erano due amici e colleghi che desideravano creare una loro realtà come consulenti della bellezza. Pensavano di farlo aiutando gli istituti di bellezza a comunicare meglio la loro attività, i loro prodotti e i loro valori; a non essere visti solo come un luogo dove entrare, fare un trattamento e uscire, ma un porto sicuro per le loro clienti.

Da allora sono passati più di vent’anni, e l’azienda che hanno creato insieme è diventata di primo piano nel settore dell’estetica. Partiti dalla comunicazione, si sono accorti che non era abbastanza per assicurare il successo agli Istituti. Hanno, così, deciso di aiutare le loro clienti attraverso un’organizzazione manageriale efficiente, cosmetici professionali di alto livello, tecnologie all’avanguardia. Tutto Made in Italy.

La filosofia scelta dalla 2G Beauty Communications è il naturale: cosmetici freschi, per offrire la più bassa concentrazione di conservanti possibile; cosmetici naturali, per favorire il massimo della dermocompatibilità; cosmetici ricchi, di principi attivi scelti nella loro purezza per garantire la massima efficacia.

Insieme ai cosmetici, sono stati ideati e sviluppati degli strumenti certificati e sofisticati. I più famosi sono certamente Battista, per l’eliminazione laser dei peli superflui e Offshore, per la perdita di peso e il rimodellamento della silhouette.
Le macchine, così come i cosmetici, si trovano oggi in centinaia di centri estetici sparsi per l’Italia.

Ma la vera svolta è stato il passaggio da azienda che produce ad azienda che forma: nel 2007 è nato il Beauty Experience, la struttura formativa a disposizione delle clienti.  Infatti offre anche 2 percorsi accademici per il viso e per il corpo, della durata di 3 anni ciascuno, affrontati dal punto di vista scientifico, operativo e manageriale, in grado di preparare e far sbocciare tutte le professioniste del settore.
La motivazione è soprattutto deontologica: l’offerta è altamente professionale e, per poter proporre i trattamenti, è necessario che le operatrici del settore siano formate al meglio.

Il grande lavoro della 2G Beauty Communications, perseguito con tanta passione e professionalità, ha portato la loro azienda a crescere del 10% l’anno. E prevedono di continuare così. Migliorarsi ogni anno, migliorando loro stessi.

L’ultima frontiera? I trattamenti professionali da fare a casa: efficaci come quelli negli Istituti, ma a misura di tutte le consumatrici. L’obiettivo è rendere la bellezza a portata di tutte, per aiutare ogni donna a essere il meglio di sé stessa.

L’introverso, la band milanese che racconta il disagio

La band milanese L'introverso

La band milanese L’introverso

E’ appena uscito il terzo album della band milanese “L’introverso”. Il titolo è forte: Shock. E le canzoni non sono da meno: Sbalzi d’umore, A pezzi… Come mai?
Lo chiedo a Nico, cantante e frontman del gruppo.
“E’ perché abbiamo vissuto un periodo duro, difficile, tra storie finite, disoccupazione e precarietà – dice. – E se si aggiungono i disastri planetari, dall’emergenza climatica alle crescenti diseguaglianze sociali, c’è ben poco da stare allegri. Ci sentiamo schoccati, percorsi da inquietudine, disagio, rabbia. La musica del nostro nuovo album rispecchia la  nostra vita del periodo appena trascorso: dura, difficile”.
Ora va meglio?
“Sì, abbiamo superato la crisi più acuta. Ma sappiamo che, prima o poi, tornerà. Perché la vita è ciclica: per un po’ le cose vanno bene, per un po’ vanno male”.
Nico e gli altri due membri dell’Introverso vengono dalla Barona, un quartiere difficile di periferia. “Io e il bassista ci conosciamo da quando avevamo 15 anni, andavamo alle scuole superiori insieme” ricorda Nico.
Perché il nome L’introverso? Siete introversi di carattere?
Nico sorride: “No, il nome fa riferimento al fatto che la nostra è una musica introspettiva. Attinge a ciò che si trova dentro l’anima”.
C’è qualche artista cui fate riferimento?
“Amiamo molto gli Oasis e il rock inglese degli anni Novanta: ci siamo cresciuti. La nostra musica è pop-rock con richiami indie, ma rifugge dalle etichettature. E cambia, negli anni. Come noi.”

Giuseppe Mastrodicasa: “La fisioanalisi è la più grande scoperta scientifica di sempre”

La fisioanalisi è nata dagli studi del Dott. Giuseppe Mastrodicasa

La fisioanalisi è una tecnica di cura nata dagli studi del Dott. Giuseppe Mastrodicasa

Il Dott. Giuseppe Mastrodicasa è noto come fondatore della fisioanalisi. Si tratta di una terapia utile per combattere il mal di schiena, ma non solo: serve anche per affrontare i problemi respiratori e digestivi.
La fisioanalisi è infatti un metodo che consente di migliorare la propria postura. E, di conseguenza, di migliorare tanti altri aspetti della propria salute e del proprio benessere.
In questi giorni il Dott. Giuseppe Mastrodicasa ha mandato una lettera al Ministro della Salute, l’On. Roberto Speranza. Con la lettera gli invia la relazione a suo tempo richiesta dal Ministro Di Maio dopo essere venuto a conoscenza di questa tecnica di cura. La relazione venne girata all’allora Ministro della Salute On. Grillo, ma la caduta di quel governo e la sostituzione del Dott. Amato, Capo dello Staff tecnico, hanno interrotto l’iter del progetto.
Secondo il Dott. Mastrodicasa “la tecnica della fisioanalisi si basa sulla più grande scoperta scientifica di sempre, essendo la vita la cosa più importante in assoluto”. E aggiunge che utilizzando i concetti della fisioanalisi “molte patologie, oggi incurabili, si possono risolvere definitivamente”.
La missiva si conclude con l’augurio che il Ministro possa dare un seguito alla fisioanalisi nella sanità pubblica.