Mario Furlan, life coach – Perché è così difficile perdonare?

Mario Furlan, life coach

Tutte le religioni insistono sulla necessità del perdono. Tutti siamo peccatori, tutti sbagliamo. E tutti abbiamo bisogno sia di essere perdonati che di perdonare. Eppure perdonare è così difficile…
Infatti abbiamo tre opinioni tanto diffuse quanto sbagliate sul perdono.
1) Pensiamo che il perdono sia un dono che facciamo all’altro. Quando, invece, lo facciamo a noi stessi. Perché ci liberiamo di una zavorra emotiva;
2) pensiamo che perdonare equivalga a dimenticare. Ricordiamoci, in proposito, l’antico detto: l’autolesionista non perdona e non dimentica; l’ingenuo perdona e dimentica; il saggio perdona e ricorda;
3) pensiamo che perdonare sia segno di debolezza. Invece lo è di forza. Solo il forte ha il coraggio di gettarsi il dolore alle spalle e di andare oltre.

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Sergio Borra (Dale Carnegie): “Siamo la Ferrari della formazione”

Sergio Borra, amministratore delegato di Dale Carnegie Italia

Sergio Borra, amministratore delegato di Dale Carnegie Italia

Sergio Borra, fondatore e amministratore delegato della Dale Carnegie Italia, è uno dei più noti e apprezzati formatori italiani.

Torinese, a vent’anni, nel 1986, Sergio Borra frequenta un corso di lettura veloce e tecniche di memorizzazione. “Mi ha cambiato la vita – dice. – Mi si è spalancato davanti un mondo affascinante, che non vedevo l’ora di conoscere”.
Entra nel mondo della formazione, ne diventa un protagonista e nel 2002 arriva un ulteriore salto di qualità: gli viene presentata l’occasione di acquistare la licenza per la Dale Carnegie Training in Italia, e di diventarne il leader.
Dale Carnegie è stato il primo, agli inizi del Novecento, a parlare di sviluppo personale e a organizzare corsi di comunicazione, leadership, vendita e public speaking – racconta Sergio Borra. – Ha scritto oltre 20 libri, metà dei quali pubblicati postumi dalla Dale Carnegie & Associates, come raccolte e revisioni dei suoi appunti. Il suo testo più famoso, Come trattare gli altri e farseli amici, pubblicato nel lontano 1936, è a tutt’oggi uno dei libri più venduti di tutti i tempi e il primo libro di crescita personale che mi è capitato tra le mani. Così, quando ho avuto l’opportunità di rappresentare la Dale Carnegie in Italia, ho fatto i salti di gioia! Era come diventare presidente della squadra di calcio del cuore!”
La Dale Carnegie Training viene universalmente riconosciuta come la multinazionale numero uno, la Ferrari della formazione. Il magnate Warren Buffet ha pubblicamente dichiarato che il corso Dale Carnegie che ha seguito è stato “il più importante della sua vita”. La società è presente in oltre 90 paesi, con 200 uffici e 3 mila trainer certificati e sottoposti a rigorose verifiche, aggiornamenti e certificazioni. In Italia la Dale Carnegie ha sede a Milano e supporta manager e professionisti di tutto il Paese nello sviluppo del lato umano del business, attingendo alle migliori parti di loro stessi e valorizzando il potenziale di ogni persona.

Com’è cambiato il panorama italiano della formazione negli ultimi vent’anni?
“Molto – risponde Sergio Borra. – Prima era un ambito quasi sconosciuto; oggi trovi i libri di crescita personale, tra cui quelli di Dale Carnegie, perfino negli autogrill! Ci sono sicuramente più attenzione e consapevolezza, ma il nostro paese è ancora indietro rispetto a quelli anglosassoni e del nord Europa. Negli ultimi anni il numero di coach, trainer e scuole di formazione è sensibilmente aumentato. Questo fenomeno ha generato un mercato caotico e frammentato, motivo per cui la selezione e la scelta di un professionista della formazione non può e non deve essere superficiale”. Il mercato è inflazionato. E proprio per questo una società di prim’ordine, come la Dale Carnegie, e un formatore di punta, come Sergio Borra, sono ancora più preziosi.

Mario Furlan, life coach – Perché meno è meglio

Mario Furlan, life coach

Mario Furlan, life coach

Meno è meglio. A patto che sia fatto al meglio.
Sembra un gioco di parole, invece è una grande verità. Quante volte ci disperdiamo in mille attività, o saltiamo da una all’altra, senza riuscire a primeggiare in nessuna! Quante volte le aziende che hanno successo con un prodotto, o in un campo, applicano erroneamente la brand extension: si espandono in altri ambiti… con il risultato di creare confusione nella mente del pubblico, e quindi di darsi la zappa sui piedi.
Hai capito qual è l’area in cui sei forte, o in cui puoi eccellere? Impegnati al massimo proprio lì. Non dissipare le tue energie, fisiche e mentali: concentrale. E riuscirai!

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Idrocolonterapia a Milano: il Centro Belfiore

Il Centro Belfiore di Milano, dove si pratica l'idrocolonterapia

Il Centro Belfiore di Milano, dove si pratica l’idrocolonterapia

A Milano un luogo dove l’idrocolonterapia viene praticata con macchinari all’avanguardia e da professionisti preparati è il Centro Belfiore, che si trova in Via Paolo Giovio 15.

“Si chiama così, anche se ora ci troviamo in via Giovio, perché 17 anni fa ho dato vita a un centro di idrocolonterapia proprio in via Belfiore” sorride Emanuela Cioni. Fisioterapista, è l’anima del Centro Belfiore. Il cui motto, scritto in caratteri cubitali all’ingresso, è “Muoversi e percepire”.

“Perché qui insegniamo come muoversi correttamente, come adottare una postura fisiologica e come percepire in modo più completo gli input sensoriali” prosegue. All’interno dello spazio dove si svolge l’ idrocolonterapia  vengono consigliate anche altre tecniche: pilates, yoga, gyrotonic, bagno turco, riflessologia plantare, massaggio fisioterapico e thailandese.
“Nel  Centro Belfiore prestiamo attenzione sia al benessere fisico, sia a quello emotivo” spiega Emanuela. Perché “la disintossicazione, per essere completa, deve avvenire su due livelli: sia sul piano fisico che su quello emotivo”.

 

Mario Furlan, life coach – Come sconfiggere la paura

Gerard Butler nel ruolo di Re Leonida I nel film 300

Gerard Butler nel ruolo di Re Leonida I di Sparta nel film 300

Come sconfiggere la paura?
Partiamo dalla constatazione che siamo tutti dei paurosi. Secondo Erodoto perfino Re Leonida, il coraggiosissimo leader spartano famoso per la battaglia delle Termopili, aveva paura. E nel film 300 dice che “la paura è una compagnia costante, ma accettarla ti renderà più forte”.

Se hai paura significa che stai crescendo. Perché stai facendo qualcosa che ti mette a disagio. E l’unico modo per sconfiggere la paura è prima accettarla, sapendo che averla è normalissimo; e poi affrontarla.
Il problema non è la paura: l’abbiamo tutti. Il problema è avere, o no, il coraggio di correrle incontro. E di spazzarla via. Se non lo fai, sei un debole che si rintana nella cuccia. Se invece lo fai, acquisisci autostima e fiducia in te stesso. Perché sai che la tua forza interiore è più forte della paura!

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Mario Furlan, life coach – Ecco come capire chi sono veramente

Il life coach Mario Furlan

Il life coach Mario Furlan durante un seminario

Quella persona che hai da poco conosciuto si presenta così bene, pare tanto pacata, sicura di sé, gentile, affidabile… ma sarà davvero il suo carattere, oppure sta cercando di fare bella figura?
C’è un modo, infallibile, per capire di che pasta siamo fatti.
E’ come ci comportiamo quando siamo in difficoltà. Stressati, sotto pressione. E’ in quei momenti che si rivela il nostro vero carattere: restiamo calmi e controllati, oppure cediamo sotto il peso della tensione e urliamo, ce la prendiamo con il mondo intero, oppure piagnucoliamo, ci abbattiamo e siamo incapaci di reagire?
E’ facile mostrarsi forti e brillanti quando le cose vanno bene e la situazione è tranquilla. Ma dimmi cosa fai, e come lo fai, quando sei nei guai… e ti dirò chi sei!

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Guappecartò, tra musica e ironia

I Guappecartò

I Guappecartò

“Il nostro nome, Guappecartò, è ironico. In napoletano i guappi di cartone sono dei buoni a nulla, dei finti ganzi. E noi ci insultiamo prima ancora che lo facciano gli altri” ride Claudio Del Vecchio, fisarmonicista e portavoce della band.
La loro è una storia singolare. I Guappecartò sono cinque giovani provenienti da varie regioni italiane, dalla Lucania al Friuli, dalla Campania alla Puglia. La band è nata a Perugia, nel 2004. Erano musicisti di strada. Suonavano in mezzo ai passanti, la gente si fermava ad ascoltarli, comprava i loro cd e il cappello delle offerte era sempre pieno.
Ad un certo punto li nota la celebre attrice Madeleine Fischer, metà svizzera e metà napoletana, che se ne innamora artisticamente. E chiede loro di comporre la colonna sonora del suo film Uroboro.
Da allora è un successo dopo l’altro. Nel 2009 viene pubblicato l’album di debutto “L’amour n’est pas grave”, seguito da altri che conquistano critica e pubblico. E lo scorso dicembre è partito, nel nostro Paese, il Sambol Italian tour.
Perché voi Guappecartò, che siete tutti italiani, vivete a Parigi e siete più presenti sulla scena musicale francese che su quella italiana?
“Perché dopo che siamo stati a Parigi quindici anni fa ci siamo accorti che lassù il fermento culturale è molto più ricco rispetto a quello italiano. Non c’è paragone. Mi dispiace per l’Italia, ma tra i due Paesi non c’è partita”.
Qual è il vostro genere musicale?
“E’ un mix. Ci presentiamo in scena vestiti secondo lo stereotipo del guappo napoletano degli anni Venti del secolo scorso, ma spaziamo dalla melodia italiana ai ritmi latini, dal tango alle sonorità dell’Est europeo. L’importante è divertirsi, e divertire. In francese il verbo jouer ha un duplice significato: giocare e suonare. Ecco, per noi la musica è gioco. Un gioco che, però, prendiamo molto seriamente.
Ciò che vogliamo è che la nostra musica sia fruibile, che arrivi a tutti. E’ più facile da ascoltare che da spiegare!”