Mario Furlan, life coach – Coronavirus: i nostri due errori

Mario Furlan davanti a un centro d'accoglienza per senzatetto dei City Angels

Mario Furlan davanti a un centro d’accoglienza per senzatetto dei City Angels

Possiamo commettere due errori in queste settimane di allarme da coronavirus.
Il primo è lampante. Lo conosciamo tutti: è infischiarsene delle regole. Comportarsi come se nulla fosse, da incoscienti: “Tanto sto bene”, “Tanto a me non succede nulla”. Questi irresponsabili vengono, giustamente, sanzionati.
Il secondo errore è nascosto. Può addirittura sembrare una qualche forma di virtù portata all’eccesso. O un innocente eccesso di zelo. Ma è uno sbaglio anch’esso. Sto parlando del nostro vizio di vedere il male dappertutto. Anche dove non c’è. E quindi di vedere trasgressori scervellati e da punire ovunque. Anche dove non ci sono.
Ieri, a Milano, stavo andando a prestare servizio presso uno dei centri d’accoglienza per senzatetto dei City Angels, l’associazione da me fondata. Indossavo un giaccone sopra la felpa rossa d’ordinanza, non avevo il basco blu in testa. Sotto un balcone sento una signora dire acida, ad alta voce, riferito evidentemente a me che ero l’unico che stava passando: “Ecco un altro coglione che se ne frega degli altri!”
Mi sono sentito ferito. Così mi sono fermato, ho guardato insù, ho sbottonato il giaccone per mostrare la felpa dei City Angels e ho detto: “Signora, non me ne frego degli altri. Sto andando ad aiutarli. Sono dei City Angels”.
Lei ha capito. E ha chiesto scusa.
Abbiamo il pessimo vizio di giudicare – e di giudicare male – prima di avere capito. Prima di avere raccolto sufficienti informazioni. Nel dubbio, pensiamo male. E accusiamo.
Come quella madre che chiese alla figlia, una bambina, di prendere due mele dal cesto: “Una è per te e una è per me” le disse.
La piccola prese le mele e diede un morso prima a una e poi all’altra.
La madre restò esterrefatta. “Ho creato un mostro! – si disse. – Una creatura egoista e gretta, che vuole tutto per sé e non lascia nulla agli altri. Nemmeno a me, che sono sua madre!”
Si stava chiedendo dove avesse sbagliato nell’educarla, quando la bimba le porse una delle due mele: “Mamma, questa è la più dolce. E’ per te!”
Prima di pensare male degli altri, fermiamoci a pensare.
Commetteremo meno errori.

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