Mario Furlan, life coach – Tre domande fondamentali

Il life coach e formatore Mario Furlan

Il life coach e formatore Mario Furlan

Molti non amano ciò che fanno.  Sul  lavoro, o nella vita in genere. Eppure vogliono vivere a lungo. Così, ironia della sorte, faranno ancora di più ciò che detestano.
Anziché lamentarsi perché non ci piace ciò che facciamo, sul  lavoro o nella via in genere, è meglio affrontare i problemi come sfide. E porci le seguenti tre domande:
1) Cosa posso fare?
2) Cosa posso leggere?
3) A chi posso chiedere consiglio o aiuto?
Leggere (o guardare video, o ascoltare podcast) è importante. Cercando su Google puoi trovare tutte le informazioni che ti servono, e molte di più. Ma avere le informazioni giuste non basta: serve anche avere qualcuno che ti incoraggi, ti aiuti, ti sostenga. In modo da motivarti ad agire per cambiare. E per arrivare a fare, finalmente, ciò che ami.

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Daniele Meneghin, il cantautore del “gesto atletico”

Il cantautore Daniele Meneghin

Il cantautore veneto Daniele Meneghin

Daniele Meneghin è un musicista e cantautore molto legato al suo Veneto. Vive vicino a Conegliano, terra di Prosecco; e durante questo periodo di lockdown riesce a trovare la pace facendo lunghe passeggiate da solo, in campagna. La butta sullo scherzo: “Sto passando queste settimane meglio di chi vive in una grande città, come a Milano!” Milano è la città scelta da Meneghin come sfondo di “Siamo Uomo”, il primo singolo che anticipa il suo album “Gesto atletico”, che uscirà in primavera.

“Siamo uomo, e non uomini, per sottolineare la distinzione tra uomo e animale. E’ una riflessione fatta attraverso una storia d’amore” spiega.

E perché il titolo “Gesto atletico” del tuo nuovo album?

“Perché mi piace il suono. E perché il gesto atletico è quello che fa la differenza nella performance sportiva, che si tratti di tennis, golf o calcio” dice. “In questo album ho esplorato mondi musicali a me nuovi. Grazie anche a Paolo Iafelice della Adesiva discografica: è un grande professionista, mi ha aiutato a trovare sonorità inedite. Abbiamo realizzato insieme 12 brani: 12 piccoli gesti atletici!”

Come definiresti la tua musica?

“E’ sicuramente pop, nella sua accezione più popolare. Sin da bambino – sono nato nel ’77 – ho assorbito i grandi cantautori degli anni Settanta-Ottanta: De Gregori, De André, Lucio Dalla e il quasi dimenticato Claudio Lolli. Degli anni Novanta, quelli della mia gioventù, salvo solo Franco Battiato. E parlando di musica internazionale adoro i Coldplay, Ben Harper e ovviamente coloro che hanno creato il pop: i Beatles”.

Usciranno altri singoli nei prossimi mesi?
“Sì, due. Uno ai primi di dicembre: si intitola “Ti vedo perplesso”. Mentre il secondo arriverà prima dell’uscita dell’album. Ma sai qual è la cosa per me più importante?”

Quale?

“Poter suonare dal vivo. Non sai quanto mi manca…”

Mario Furlan, life coach – Saper perdere

Donald Trump: un adulto infantile, perché non sa perdere

Donald Trump: un adulto infantile, perché non sa perdere

I bambini, essendo infantili, pretendono che tutte le ciambelle riescano col buco. Vogliono vincere sempre, non accettano la sconfitta. E se non ottengono quello che vogliono frignano, pestano i piedi, si disperano. Fanno le vittime. E il vittimismo, come sappiamo, è una delle tante declinazioni del rifiuto ad assumersi le proprie responsabilità. Oppure diventano aggressivi. Può anche capitare che abbiano tutte queste reazioni insieme.
Ricordo quando, a 5 anni, facevo la boxe con mio padre. Ci mettevamo entrambi i guantoni, e ci tiravamo pugni. Io con tutta la mia forza, lui delicatamente. Se non lo mettevo ko mi arrabbiavo. E lui, naturalmente, stava al gioco. Fino a quando, un giorno, mi mise al tappeto lui. Io mi infuriai. Al che lui mi diede una lezione preziosa: “Nella vita ti possono buttare a terra. Ma non importa. L’importante è non piangere; imparare dai propri errori; e ritirarsi in piedi. Solo così potrai vincere al prossimo incontro!”

Crescendo, impariamo infatti che prima o poi perdi. E’ matematico. Fa parte della vita. Ma la sconfitta può poi trasformarsi in vittoria, se capiamo la lezione e non commettiamo più lo stesso errore. Come ha detto il Dalai Lama, “quando perdi, non perdere la lezione”.
Tutti, prima o poi, perdiamo. Perché tutti sbagliamo. Ma c’è chi è pronto a riconoscere i suoi errori, e a correggerli. E chi, invece, cerca di occultarli. Se rifiutiamo la sconfitta, fingendo di non aver sbagliato nulla e dando tutta la colpa agli altri, non impariamo nulla. E siamo destinati a ripetere lo stesso errore. Come sta facendo Donald Trump: pretende di avere vinto le elezioni, pur avendole perso. Non accetta la realtà. Dimostrandoci, così, come si possa restare infantili anche in tarda età. Perché la maturità non è una questione anagrafica, ma mentale.

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