Mario Furlan, life coach – Perché il mondo post-Covid è delle donne

Sul lavoro conterà sempre di più l'intelligenza emotiva. Quella di cui le donne sono, naturalmente, più dotate.

Sul lavoro conterà sempre di più l’intelligenza emotiva. Quella di cui le donne sono, naturalmente, più dotate.

Nell’epoca post-Covid le donne avranno un impatto sempre maggiore.

Perché? Perché la pandemia, ancor più della crisi economica iniziata nel 2008, e ancor più dell’11 settembre 2001, ha scosso le nostre (poche) certezze. E’ arrivata all’improvviso, ci ha colti di sorpresa e ci ha ribaltato la vita in pochi giorni. Ci ha sprofondati nell’insicurezza, nell’impossibilità di prevedere il futuro. Anche adesso, benché le cose stiano migliorando, continuiamo ad avere paura: e se arriva una variante che buca il vaccino? E se arriva un’altra pandemia, peggio del Coronavirus? E se…

Il futuro non è mai apparso così incerto e oscuro. E non solo a causa dei virus: abbiamo paura (giustamente) dei cambiamenti climatici, della cyberguerra, dei capovolgimenti che saranno imposti dall’intelligenza artificiale… Non siamo in grado di prevedere il nostro futuro, né, tantomeno, quello del mondo. Chissà cosa ci aspetta… Abbiamo, comprensibilmente, paura. La razionalità è entrata in crisi. E l’emotività ha preso il sopravvento.

Noi maschi, generalmente parlando, siamo analitici. In noi domina l’emisfero sinistro del cervello, quello logico. Mentre le donne riescono ad attivare, insieme, entrambi gli emisferi. Anche quello destro: intuitivo, creativo, emotivo.

L’essere umano è sempre stato spinto dalle emozioni. Ma adesso, in un mondo sempre più complesso, vulnerabile e apparentemente incomprensibile, ricco di colpi di scena, lo è ancora di più. Quindi nel mondo contemporaneo, e nelle relazioni, vince chi ha più intelligenza emotiva: la capacità di non fermarsi alla superficie razionale, ma di andare a fondo. Per capire, e gestire, gli impulsi dettati dall’inconscio.

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“Una mela per chi ha fame”, iniziativa benefica dei Lions e Leo di Milano

Mario Giuliacci testimonial di "Una mela per chi ha fame", iniziativa dei Lions e Leo di Milano

Mario Giuliacci testimonial di “Una mela per chi ha fame”, iniziativa dei Lions e Leo di Milano

I LIONS e i LEO del Distretto di Milano, dopo la lunga sospensione dovuta alla pandemia da Covid 19, nella giornata di Sabato 2 Ottobre 2021, saranno presenti nelle principali piazze di Milano e provincia con la grande manifestazione “Una mela per chi ha fame”.
L’evento, giunto ormai alla sua IX edizione si pone l’obiettivo di rinnovare la grande raccolta fondi a favore di realtà che oggi più che mai in prima linea si prodigano per offrire cibo e pasti caldi ai nostri concittadini più sfortunati: Pane Quotidiano, Opera Cardinal Ferrari, City Angels e Caritas.
Testimonial della manifestazione il colonnello Mario Giuliacci il pilota di Moto Giacomo Lucchetti, affiancati da chef di rinomati ristoranti italiani: Pietro Leeman, Vincenzo Marconi, Luca Pedata.
I volontari LIONS e gli instancabili LEO (il nucleo giovanile dell’Associazione) offriranno mele Marlene a fronte di un contributo libero a favore dei più bisognosi.
A Milano i gazebo saranno posizionati dalle 9,00 alle 18,30 in Via Brera, Via Spallanzani, Piazza Frattini e Viale Gorizia in Darsena. In provincia a Cernusco sul Naviglio e Pioltello, Inzago, San Donato Milanese, Cassano D’Adda, Cinisello Balsamo, Cassina de’ Pecchi, Bresso, Adda Milanese, Paderno Dugnano, Sesto San Giovanni, Lainate ed anche a Broni-Stradella (PV) e Lodi.
Palloncini, pupazzi animati e tanta allegria accoglieranno chiunque voglia contribuire alla realizzazione di questa meravigliosa iniziativa.

Mario Furlan, life coach – Come demotivare, senza volerlo

Mario Furlan è un life coach e un motivatore

Il life coach e motivatore Mario Furlan

Quando andavo a scuola, se prendevo sette o otto i miei genitori mi chiedevano, seri seri, perché non avessi preso nove o dieci. E se in un compito in classe, o in un’interrogazione, prendevo dieci la loro risposta era: “Uh, com’era facile!”

Naturalmente ci restavo malissimo. E mi chiedevo se valesse la pena studiare tanto per non essere mai ricompensato con una parola buona.

Quando, anni dopo, chiesi loro come mai fossero stati così parchi di complimenti, la loro risposta, in perfetta buona fede, fu: “Quando fai bene qualcosa, la soddisfazione più grande è la consapevolezza del proprio lavoro ben fatto. I complimenti degli altri non servono, servono solo quelli che vengono dal tuo cuore. Non dobbiamo essere noi a motivarti; se tu che ti motivi da solo”.

E’ falso. Tutti abbiamo bisogno di complimenti sinceri da parte degli altri. E soprattutto da parte delle persone cui teniamo di più. E’ facile – sul lavoro come in famiglia – cogliere nell’altro qualcosa di sbagliato: gli errori saltano subito all’occhio. E’ meno immediato accorgerci che sa facendo qualcosa di giusto. Diciamoglielo. Lodiamolo. Lo motiverà a farlo ancora.

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Mario Furlan, life coach – Perché non puoi vincere in una discussione

Una discussione animata in Parlamento

Una discussione animata in Parlamento

Non puoi vincere una discussione. Puoi solo perderla.
La perdi se l’altro dimostra che stai sbagliando.
Ma la perdi anche se ti dimostri che lui sta sbagliando, e tu hai ragione.
Perché? Perché ti stai facendo un nemico.
Quasi nessuno è disposto a riconoscere che ha torto. Per una questione di ego, di orgoglio, di amor proprio. E’ sbagliato. Ma molti confondono l’avere sbagliato con l’essere sbagliati.
A tutti capita di sbagliare, ma nessuno è sbagliato. Però quanto coraggio e quanta forza d’animo ci vuole per dire, serenamente e apertamente, “Hai ragione, ho torto!”
Sono qualità che ben pochi, oggi, hanno. Sui social, nei dibattiti televisivi, ovunque ciascuno pretende di avere ragione a tutti i costi. Non cerca di capire il punto di vista dell’altro, ma solo di ridicolizzarlo. O di criminalizzarlo. Per dimostrare che l’interlocutore è o un farabutto, o un idiota. Lo vediamo quotidianamente: che si parli di vaccini, di Green pass, di immigrazione, di legalizzazione dell’eutanasia, di Legge Zan, di legalizzazione della cannabis o di altri temi al centro del dibattito, ci sono sempre due fronti contrapposti. Che si guardano in cagnesco. E nessuno dei due è disposto a riconoscere qualche bontà nelle opinioni altrui.
Il mio consiglio? Non comportarti da intollerante e da supponente. Ma sii abbastanza umile da cercare qualcosa di giusto, e di condivisibile, dove ti sembra che sia tutto sbagliato. E abbastanza coraggioso da riconoscere i tuoi errori.

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Mario Furlan, life coach – Anche tu odi chi non la pensa come te?

Una manifestazione No Vax a Roma

Una manifestazione No Vax a Roma

Hai notato come ci si guardi sempre più in cagnesco tra no vax e pro vax, e tra favorevoli e contrari al Green pass?
Sono due fazioni contrapposte, che si detestano. E che arrivano a odiarsi. C’è addirittura chi non rivolge più la parola a chi ha opinioni diverse. E magari anche tu hai cancellato dai tuoi amici di Facebook chi pubblica post che ti urtano. Perché esprimono concetti sul Covid che, secondo te, sono delle solenni idiozie. “Ma come fa a scrivere delle cazzate simili?”, ti chiedi infuriato. E lui si pone la stessa domanda sui tuoi post.

Ma è sbagliato. Perché noi non siamo le nostre idee. Le idee possono cambiare. Ma noi rimaniamo esseri umani, come tali degni di rispetto. Puoi contrastare, anche duramente, le idee di qualcuno; ma quell’individuo va comunque rispettato. E, se è una brava persona, è anche meritevole di stima. Bollarlo come covidiota perché si vaccina, o come criminale perché non lo fa, scava un solco tra le persone. Ciascuna delle quali ha, comunque, una finalità positiva: divulgare la (sua) verità. Che, naturalmente, è sicurissimo che sia l’unica verità possibile. E chi la pensa diversamente, magari perché in possesso di informazioni diverse, non può che essere un imbecille…

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Z Padel Club e Acqua San Bernardo: un’iniziativa di solidarietà per i City Angels

Z Padel Club e Acqua San Bernardo aiutano i City Angels

Z Padel Club e Acqua San Bernardo aiutano i City Angels

Il concetto di solidarietà nasce in relazione a svariati concetti che, soprattutto in un periodo complicato come quello attuale, risultano ancor più significativi. In questo caso specifico, il concetto stesso di solidarietà viene associato a due realtà del Bel Paese, ovvero Z Padel Club, innovativa startup nata dall’idea di cinque imprenditori italiani, e Acqua S.Bernardo, main sponsor e fornitore ufficiale di Z. Le due company hanno donato 350 bottiglie d’acqua, oltre a una copertura da utilizzare come riparo, all’Associazione di volontari denominata City Angels, fondata nel 1994 da Mario Furlan, docente universitario di motivazione e crescita personale oltre che manager e giornalista professionista.

“Siamo molto contenti di aver aiutato l’associazione attraverso questo gesto simbolico – afferma Marco Maillaro, uno dei soci founder di Z Padel Club – Grazie a quest’iniziativa vogliamo richiamare anche l’attenzione delle altre company del territorio: anche il supporto più esiguo, soprattutto in un periodo difficile e delicato come quello che stiamo vivendo per colpa della pandemia, può fare la differenza. Siamo e saremo sempre attenti e desiderosi di aiutare le associazioni e le realtà più in difficoltà perché vogliamo fare la differenza anche al di fuori del campo da gioco con interventi mirati e significativi”.

Mario Furlan, life coach – L’unico consiglio davvero utile

Risveglia il campione in te!, best-seller motivazionale del life coach Mario Furlan

Risveglia il campione in te!, un libro del life coach Mario Furlan che ti aiuta a credere in te stesso

“Caro figlio, ti consiglio di frequentare questa scuola (o di iscriverti a questa facoltà universitaria). Perché se farai così, puoi stare tranquillo che troverai lavoro!”

Consigli come questi erano frequenti. E giusti. Ma oggi non più. Perché viviamo in un mondo sempre più imprevedibile. Che cambia sempre più rapidamente, da un giorno all’altro: la pandemia, che è arrivata improvvisamente e ha sconvolto le nostre vite, ne è un esempio. E una professione oggi richiesta può, in pochi anni, diventare obsoleta. Oggi, a causa del Covid, sono molto richiesti i medici e gli infermieri; ma chi può dire come sarà la situazione tra dieci, o anche solo tra cinque anni?

C’è un solo consiglio davvero utile che un genitore può dare a un figlio: quello di credere che, comunque andranno le cose, ce la farà. Non andrà a fondo, ma galleggerà. “Anche se il mercato del lavoro cambia, anche se resterai disoccupato, anche se ti licenzieranno, te la caverai. Perché tu vali!” Questo è l’unica esortazione davvero fondamentale per i nostri figli. E anche per noi stessi.  Perché anche noi, con la parziale eccezione di chi ha un posto fisso nel settore pubblico, non abbiamo alcuna garanzia di  conservare la nostra occupazione: l’azienda potrebbe fallire o delocalizzare, probabilmente un robot sostituirà molti lavoratori nel prossimo futuro, e in tempi brevi l’intelligenza artificiale potrebbe spazzare via anche alcune professioni intellettuali…

Se sei convinto di potercela fare, qualunque cosa accada, probabilmente ce la farai. Ma se credi di non potercela fare, sicuramente non ce la farai. Quindi… credici!

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