Emanuele Barbati, il cantautore tarantino che difende i lupi

Il cantautore Emanuele Barbati

Il cantautore Emanuele Barbati

Ho letto la tua storia e, tra le tante cose, mi ha colpito l’incontro con i Boomdabash. Com’è nata la vostra collaborazione?

Ho incontrato i Boomdabash durante un Battiti Live di Radio Norba. Li conoscevo perché erano già allora un gruppo noto. Anche loro mi conoscevano: mi confessarono di seguirmi! Dato il loro interesse per il mio lavoro, ho proposto una collaborazione e l’idea fu subito presa sul serio e così, qualche anno fa, l’abbiamo realizzata: ci abbiamo messo un po’ di tempo per la scrittura e la scelta di un brano che accontentasse tutti. Da lì è nata una forte amicizia, ci sentiamo legati non solo per questioni geografiche, ma anche e soprattutto per una grande stima reciproca. Li considero un po’ i miei padrini della musica! Racconto sempre di aver avuto la fortuna di incontrare molti musicisti con una carriera importante alle spalle, ma i Boomdabash sono quelli che ho sempre sentito più vicini per l’umiltà con la quale si pongono costantemente, nonostante loro producano una hit ogni volta che fanno uscire qualcosa.

Hai avuto in mente di fare altre collaborazioni?  

Sì e spero di poter rifare qualcosa con loro! Veniamo da un sound molto simile, le radici di entrambi si fondano nella ricerca del reggae e dello ska.

Com’è nato “Mentre fuori arrivano i lupi”?

Quest’album è nato in modo un po’ particolare: con la mia etichetta iCompany stavamo producendo dei singoli, per il semplice motivo che spesso i singoli sono i materiali più richiesti dal punto di vista della promozione. Dopodiché c’è stata la pandemia e mi sono reso conto che questi brani avevano un filo che li accomunava tutti, quindi, nonostante fosse un periodo un po’ folle, alla mia etichetta discografica ho proposto un disco in cui raggruppare sia i singoli che erano già usciti, sia altri brani che ho scritto in questo particolare periodo storico. “Mentre fuori arrivano i lupi” è venuto da sé. Probabilmente stavo scrivendo delle cose che stavano andando in quella direzione, chiudendo un cerchio.

A proposito del titolo dell’album, parlami un po’ del tuo impegno sociale: come nasce la collaborazione con il WWF e come nasce l’idea di collaborare con loro e sostenere questo progetto?

Tutto parte dall’idea che il musicista o artista in generale deve poter dare voce a progetti importanti attraverso la propria arte, anche quando il contenuto delle canzoni non tratta per forza di tematiche sociali. Per esempio, con il titolo “Mentre fuori arrivano i lupi” ho voluto dar voce al progetto del WWF Italia sulla salvaguardia dei lupi, anche perché è da un po’ di tempo che stanno ripopolando il nord del Salento. Ho pensato che questa collaborazione potesse servire a riavvicinare le persone a un concetto positivo del lupo, animale che nelle favole viene descritto sempre in modo negativo.

Tu sei tarantino, cosa ne pensi della situazione che Taranto sta vivendo e anche qual è il tuo impegno verso la tua città?

Abito in un piccolo paese sul mare a sud di Taranto, ma come i tarantini che abitano in città, siamo costantemente minacciati da questa bomba ambientale che è l’ex-Ilva. Come se non bastasse, oltre alla più grande acciaieria d’Europa, hanno pensato bene di voler piazzare anche delle discariche di rifiuti speciali che ovviamente tutti noi stiamo combattendo. Penso che se sei nato qui e sei un artista hai il dovere di lottare per la tua terra e per i diritti di tutti.

Cosa ti ha spinto a collaborare con Alzaia?

Subito prima della pandemia, sono stato a Roma al Festival del Cinema come ospite di Amref, con cui ho lavorato per il brano “Libera”, per supportare un progetto in Sud Sudan per l’istruzione femminile. Avevo l’intenzione di portare la stessa idea anche nel mio tessuto sociale, ho incontrato le ragazze di Alzaia, che sono delle volontarie del centro antiviolenza di Taranto, che si occupano di accogliere donne che hanno subito violenza e fare prevenzione affinché questi episodi non accadano. Così ho deciso di unire le forze e sostenere con “Libera” Amref e Alzaia.

Parliamo del tuo ultimo singolo “Il ricordo dell’estate”, di cosa racconta? È proprio legato al tuo paese in cui vivi?

Sì, assolutamente è tutto autobiografico. Negli ultimi anni la Puglia viene presa d’assalto durante i mesi estivi e poi, a settembre, quando finisce la bella stagione, si passa da una popolazione di migliaia di persone a ritrovarci le solite cinque persone. Mi capita spesso di vivere questa situazione, così, nel brano ho voluto raccontare di tutti quegli amori che nascono durante l’estate e che sembrano naufragare con la prima mareggiata di settembre. Il Sud Italia è fatto di realtà complicate e complesse che in estate vengono raccontate in modo distorto rispetto al resto dell’anno. Mi è piaciuto raccontare quello che succede negli altri nove mesi.

Quali progetti hai per il futuro?

Quello che stiamo sperando un po’ tutti è che si capisca quando potremo tornare a suonare, ovviamente sempre in sicurezza e con una capienza che possa aiutare i gestori a riprogrammare con tranquillità i tour e i live. Stiamo preparando quello che normalmente sarebbe un tour di presentazione di un disco, che non abbiamo potuto fare se non a macchia di leopardo durante quest’estate con eventi all’esterno. Speriamo si vada per il verso giusto.

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Informazioni su Mario Furlan

Mario Furlan è docente universitario di Motivazione e crescita personale all'università Ludes di Lugano, e di Comunicazione efficace, leadership e management all'università Fortunato di Benevento. Ha scritto vari best-seller, tra cui "Risveglia il campione in te!" e "Tu puoi!" E' noto anche come creatore del Wilding, l'autodifesa istintiva, e dei City Angels. www.mariofurlan.com

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