Mario Furlan, life coach – Come suscitare fiducia negli altri

Mario Furlan è un life coach

Il life coach Mario Furlan

Più invecchiamo, più troviamo difficile fidarci degli altri. Perché negli anni abbiamo ricevuto troppe fregature. Ci hanno fatto promesse che non hanno mantenuto (e non mi riferisco solo ai politici); oppure abbiamo nutrito aspettative che sono andate deluse. E il divario tra ciò che ci aspettiamo (di solito molto) e ciò che riceviamo (di solito molto meno) si chiama delusione.
Per suscitare fiducia nelle persone consiglio, quindi, di comportarci all’opposto di come fanno gli altri: promettiamo meno di quanto possiamo fare, e facciamo più di quanto abbiamo promesso. Il divario tra ciò che ci aspettiamo e ciò che riceviamo si chiama soddisfazione. E la soddisfazione genera fiducia.

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Mario Furlan, life coach – I due tipi di successo

Mario Furlan, life coach

Mario Furlan, life coach e motivatore

Ci sono due tipi di successo.
Il successo esterno: lavorare in azienda per fare carriera, arricchirsi, diventare famosi. Perché farsi una posizione, essere stimati e riveriti, piace a tutti. E i soldi, si sa, servono!
Ma c’è anche un secondo tipo di successo. Il successo interno: lavorare su se stessi acquisire serenità, equilibrio, consapevolezza.
Spesso trascorriamo la prima parte della vita ad inseguire quasi esclusivamente il successo esterno. E man mano che ci addentriamo nella seconda parte, di solito superati i 40 anni, scopriamo l’importanza del successo interno. Bramiamo un po’ meno acquisire una posizione di prestigio e ci importa di più sentirci tranquilli. E capiamo che soldi e potere sono beni caduchi. Si possono perdere velocemente. Mentre l’imparare a gestire la nostra interiorità è qualcosa che ci rimane per sempre.

I due successi non sono separati, ma collegati. Se siamo in pace con noi stessi riusciamo a rendere meglio anche sul lavoro, e con meno stress. Quindi perché aspettare i 40 anni per iniziare a lavorare su noi stessi? E perché non capire prima che la felicità non viene tanto dal riconoscimento altrui, bensì dalla nostra forza interiore?

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Mario Furlan, life coach – Solo l’Ubuntu salverà il mondo (e la tua azienda)!

L'Arcivescovo Desmond Tutu e Nelson Mandela, che hanno messo in pratica l'Ubuntu

L’Arcivescovo Desmond Tutu e Nelson Mandela, che hanno messo in pratica l’Ubuntu

Nel nostro mondo sempre più globalizzato, ciò che succede in un punto del globo si ripercuote, velocissimamente, su tutto il pianeta. Una epidemia si trasforma subito in pandemia; i cambiamenti climatici e l’inquinamento, causati dalla scarsa sensibilità ecologica di un Paese, colpiscono tutti i Paesi. E anche le crisi economiche tendono a diventare internazionali.
In un contesto così, l’unica filosofia di vita che ci può salvare è quella dell’ubuntu.
Ubuntu è una parola sudafricana, significa “io sono perché noi siamo”. E’ stata usata, e messa in pratica, da Nelson Mandela e l’arcivescovo Desmond Tutu, eroi della lotta all’apartheid. Dopo la fine del regime razzista cercarono non la vendetta contro i bianchi che  li avevano oppressi, ma la conciliazione. Capendo che il male, o il bene, di uno sono il male, o il bene, di tutti. Che stiamo tutti sulla stessa barca. Concetto ripreso anche da Papa Francesco: “Nessuno si salva da solo”. Vale per le nazioni. Per le associazioni (è un concetto che cerco di inculcare nei City Angels, da me fondati). Nelle società. Nelle famiglie. Ovunque le persone si trovino insieme, e capiscano che la collaborazione produce frutti migliori delle guerre.
Vinciamo se giochiamo non ciascuno per sé, ma come squadra. Infatti le squadre – sportive o aziendali – che vincono sono quelle in cui i fuoriclasse mettono da parte il  loro ego per il bene comune. E ragionano non in termini di “io”, ma di “noi”. Cioè di ubuntu.

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Mario Furlan, life coach – Sei una fonte, o una fogna?

C'è chi porta positività e chi la toglie. Chi è una fonte.. e chi è una fogna!

C’è chi porta positività e chi la toglie. Chi è una fonte.. e chi è una fogna!

Ogni persona con cui interloquiamo, dal vivo, al telefono o via messaggio, ci dà o ci toglie energia. Parlare con lei ci fa stare meglio o peggio di prima. E’ come una fonte d’acqua pura, che con la sua freschezza ed energia positiva ci dona vitalità, coraggio, serenità, buonumore; o è una fogna d’acqua stantia, che ci fa sentire intrappolati, sprofondati nei nostri problemi. Come se finissimo in una palude maleodorante, dove la puzza è la loro negatività, la loro critica distruttiva, il loro disfattismo.
Osserva come ti comporti, e come reagiscono al tuo comportamento le persone che incontri. Le lasci migliori o peggiori di come le hai incontrate? Sei una fonte, o una fogna?

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Mario Furlan, life coach – L’unico modo per raggiungere i tuoi obiettivi

Raggiungere gli obiettivi è come salire una scalinata: un gradino alla volta, e arrivi in cima!

Raggiungere gli obiettivi è come salire una scalinata: un gradino alla volta, e arrivi in cima!

Hai di fronte a te una scalinata con mille gradini. La guardi, dal basso verso l’alto, e ti scoraggi: non ce la farai mai ad arrivare in cima!
La verità è che non ce la farai mai, se pensi all’immane fatica di arrivare in cima. Perché l’impresa ti sembra impossibile. E ti scoraggi, ti demotivi. Ma se pensi a fare soltanto un passetto – un solo gradino – al giorno, ce la puoi fare. E senza un impegno esagerato.

L’importante è essere costante. E continuare. Un piccolo sforzo, giorno dopo giorno. Che però, nel tempo, porta al risultato finale. Cioè a raggiungere i tuoi obiettivi. 
Non pensare a laurearti. Pensa a preparare il prossimo esame.
Non pensare a dimagrire di 20 chili. Pensa a preparare il prossimo pasto.
Non pensare a ricucire il tuo matrimonio in crisi. Pensa a scrivere una bella lettera d’amore.
Un gradino alla volta, poco per volta, ti porterà in cima. E il panorama sarà bellissimo!

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Mario Furlan, life coach – Nessun presidente ti salverà

Joe Biden e Donald Trump

Joe Biden e Donald Trump

Trump giura che, se verrà rieletto, il 2021 sarà il miglior anno che gli Usa abbiano mai vissuto.
Biden assicura che, se verrà eletto, si affronterà meglio la lotta al Covid e ci sarà più attenzione per i poveri, la classe media e le minoranze.

Come tutti i politici, fanno promesse che sanno benissimo di non poter mantenere. Ma che possono spostare voti. Perché queste promesse fanno leva su un’esigenza innata di noi esseri umani: cercare un protettore. Un nume tutelare. Un padre che ci metta al riparo dai pericoli, e si faccia carico dei nostri problemi.
Invece l’unica persona che può risolvere i tuoi problemi è quella che vedi nello specchio. Chiunque sia il presidente, il primo ministro o il gran sultano. Quindi non credere negli altri, qualunque bandiera sventolino. Credi in te stesso.

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Mario Furlan, life coach – Perché devi andare contronatura per essere felice

Mario Furlan, motivatore e life coach

Mario Furlan, motivatore e life coach

Hai notato che la gente ricorda il male che ha subito, mentre dimentica il bene che ha ricevuto? E – detto tra noi – anche tu fai parte della gente.
Perché abbiamo questo difetto di fabbricazione? Perché Madre Natura ci ha costruiti in modo tale da proteggerci dai pericoli, facendoceli ricordare a lungo. Ma non si è preoccupata di renderci felici, assaporando la gratitudine.
Il nostro cervello emotivo reagisce ancora come decine di migliaia di anni fa: come un adesivo con le cose negative (restano attaccate), e come un teflon con quelle positive (si staccano subito, ce le scordiamo). Per questo in politica paga di più infangare l’avversario piuttosto che proporre cose costruttive: ci ricordiamo le cattiverie, anche se sono false; mentre ci dimentichiamo le buone proposte.
E’ la nostra natura. Ma è anche la nostra infelicità. Quindi, per vivere meglio, conviene andare… contronatura! Non è facile, ma ci aiuta a conquistare la serenità.

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Mario Furlan, life coach – Ecco cosa conta davvero (e non a parole!)

Mario Furlan, life coach e motivatore

Mario Furlan, life coach e motivatore

C’è un modo per sapere se ci teniamo davvero ai valori che proclamiamo e giuriamo di rispettare. E’ l’unico modo. Ed è una domanda. La domanda è questa: quanto tempo dedichi a ciò cui tieni?
Tieni alla tua salute? Bene. Quanto tempo le dedichi? Se la risposta è Non trovo il tempo di fare sport, significa che non ci tieni davvero. Cioè che ti stai prendendo in giro.
Tieni alla tua famiglia? Ottimo. Quanto tempo le dedichi? Se non riesci a starci insieme nemmeno poche ore alla settimana forse non ci tieni così tanto. Lo so, devi lavorare per mantenerla. E il lavoro ti porta via tanto tempo. Ma a che serve lavorare così tanto se il tempo in cui godere dei frutti del tuo lavoro è così poco?
Oltre il 90% delle persone mettono al primo posto, nella loro scala dei valori, la salute. Al secondo gli affetti. E al terzo il lavoro. Eppure dedicano gran parte del tempo al lavoro. Poco alle persone che amano. E nulla, o quasi, a conservare la salute. Significa che la loro scala dei valori non vale nulla. Perché il tempo che dedichi ad ogni attività è la vera misura del valore che le attribuisci. I soldi vengono e vanno. Mentre il tempo, una volta che se n’è andato, non torna più. Ed è triste invecchiare con il rimpianto di non averlo trascorso meglio.

Prima che sia troppo tardi

Spesso arriviamo troppo tardi a capire cosa conta veramente nella nostra vita. Come in questa storia che mi hanno raccontato. Non so se sia vera. Ma so che ci sono milioni di storie simili.
Una vecchia madre e la figlia litigano e rompono i rapporti. Il loro dissidio si trascina negli anni. La madre vuole rappacificarsi: rifiuta l’idea di andare nella tomba con un conflitto irrisolto. Vienimi a trovare, la implora. E facciamo pace. La figlia dice di sì. Al telefono. Ma nei fatti non se la sente. Si sente bloccata. Frenata. Le manca il coraggio per riabbracciare la mamma. E si giustifica dicendo che non ha tempo. Quando la madre le telefona, lei risponde “Non posso passare da te questo mese. Non ho tempo”. Si lamenta di essere sempre presa con mille impegni, tra il lavoro e la famiglia. Sempre occupata.  E’ una menzogna. Cui, nel tempo, ha finito per credere. Finché, un giorno, stanca di prendersi in giro e colta da un senso di rimorso, va a trovare la mamma. Ma quando suona alla porta capisce di essere arrivata troppo tardi. La madre è sul letto. Gli occhi chiusi. Morta. La figlia aveva avuto cinque anni per riconciliarsi con chi l’aveva messa al mondo. E si era lasciata fregare per cinque minuti.

Se vuoi farlo… fallo adesso!

Quanti di noi vorrebbero tornare indietro per rimediare a un errore, un’incomprensione, una mancanza? Per dare un bacio, un abbraccio, per dire Scusami, per dire Ti amo? Quanti vorrebbero stringere tra le braccia una persona morta, anche se solo per cinque minuti? E allora, perché aspettare ad avere rimpianti? Perché vivere nei rimorsi? Perché, se conta davvero, non dargli la giusta priorità, invece di rimandare in eterno? Perché non farlo ora, adesso, subito, prima che sia troppo tardi?

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Mario Furlan, life coach – Le tre cose per cui val la pena vivere

Mario Furlan, life coach e fondatore dei City Angels

Mario Furlan, life coach e fondatore dei City Angels

Perché molti muoiono pochi anni dopo essere andati in pensione, o dopo aver perso il partner di una vita?
Perché la vita appariva loro priva di senso. Vuota. Inutile. E dal momento che tutto, in natura, deve avere il suo perché, madre natura ha lasciato che si spegnessero.
Sono tre, infatti, le cose che danno un senso alla nostra vita, e la rendono degna di essere vissuta.
1) Avere qualcosa da fare.
Qualcosa di bello, appassionante, entusiasmante.  Che riempia la nostra giornata e, quando cala la sera, ci faccia sentire gratificati. Perché l’abbiamo trascorsa con gusto, e sfruttata al meglio;
2) Avere qualcuno da amare.
Che sia un partner, un figlio, un amico del cuore, abbiamo tutti bisogno di non sentirci soli, isolati. La felicità è davvero tale solo se condivisa;
3) Avere qualcosa in cui sperare.
Guai a non avere sogni da realizzare, obiettivi da raggiungere, traguardi da tagliare: significa non avere una motivazione che ci spinge ad andare avanti.
Per questo ti auguro di avere, sempre, queste  tre cose nella tua vita. Per renderla felice, serena. Una vita che valga la pena vivere. E che, una volta giunta al termine, possiamo lasciare senza rimpianti.

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Mario Furlan, life coach – Siamo schiavi delle nostre abitudini

Una tradizione da abolire: il Festival della carne di cane a Yulin, in Cina

Una tradizione da abolire: il Festival della carne di cane a Yulin, in Cina

Siamo il prodotto delle nostre abitudini. Siamo abituati a svegliarci in un certo modo; a fare colazione in un certo modo; ad andare al lavoro in un certo modo; a divertirci in un certo modo; a fare sesso in un certo modo; ad andare a letto in un certo modo. E anche a comportarci, a reagire, a interagire in un certo modo. Giusto o sbagliato, produttivo o improduttivo che sia.
Alcune abitudini sono positive. Altre no. Sei, ad esempio, sempre in ritardo? Ti arrabbi, o ci soffri, quando ti fanno notare i tuoi errori? Basta poco per gettarti nello sconforto? Anche questo è il prodotto, oltre che del tuo carattere e della tua indole, delle abitudini.
Lo so: cambiare le abitudini è molto difficile. Perché soddisfano, seppure in negativo, alcuni nostri bisogni. E allo stesso modo è difficile, per i popoli, cambiare le loro tradizioni. Che non sono altro che abitudini popolari.
E’ molto arduo anche cambiare le abitudini – pardon, tradizioni – orripilanti. Proprio in questi giorni a Yulin, in Cina, si sta svolgendo l’ennesima edizione del Festival degli orrori: il Festival della carne di cane. Ogni anno, dal 22 al 2 luglio, vengono torturati, squartati e mangiati oltre 10mila cani, molti dei quali rapiti ai loro padroni. Il tutto in condizioni igieniche da voltastomaco. Simili a quelle del “wet market” di Wuhan, da cui si è diffuso il Coronavirus. Wet market significa “mercato bagnato”: bagnato, per l’appunto, dal sangue degli animali che vengono tagliati e spellati, vivi, sulle bancarelle del mercato.
E’ qualcosa di allucinante. Che suscita scandalo in tutto il mondo. Che, però, prosegue. Anno dopo anno. Perché? Perché è diventato, negli anni, una tradizione. E cancellare le tradizioni è come cancellare le abitudini: difficilissimo.
Proponiti di cambiare le tue abitudini distruttive. Non tutte insieme: non ce la faresti. Ma una per volta. Giorno per giorno. Come si fa? Devi associare un’emozione dolorosa all’abitudine da cambiare. E una piacevole all’abitudine da installare al suo posto.
Solo così, usando le nostre emozioni, possiamo cambiare in meglio. E soltanto suscitando forti ondate emotive, mostrando video e foto raccapriccianti e sull’onda della paura del Coronavirus, si riuscirà, prima o poi, ad abolire l’osceno Festival di Yulin.

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