Peligro, il rapper con la faccia da bravo ragazzo

Il rapper Peligro

Il rapper Peligro

Andrea Mietta, nome d’arte Peligro, è un rapper milanese dallo spiccato talento artistico e dalla faccia da bravo ragazzo: due attributi non particolarmente comuni (soprattutto il secondo) nel mondo rap.
Peligro, molti rapper giocano a fare i ragazzacci, i gangster, i tamarri: aria da bullo, testi aggressivi. Pieni di droga, sessismo, insulti, esibizioni pacchiane di ricchezza. Tu non sei affatto così. Ma il tuo aspetto rassicurante non rischia di penalizzarti in questo ambiente dove gli eccessi sono la norma?

Peligro risponde: “Sono un idealista. E una persona sincera. Essendo davvero un bravo ragazzo, non avrebbe senso che giocassi a fare il cattivo. Come avviene nel rap, e ancora di più nel trap. Credo nel mostrare quello che si è, e nel valore della musica.
E’ come un libro: lo puoi comprare per la copertina, ma alla fine conta ciò che leggi. Così è per la musica: più dell’aspetto dell’artista conta il suo valore.
Non mi piace la bramosia di essere sopra le righe a tutti i costi, per il puro gusto di stupire. E poi… spero che i buoni vinceranno!”

Quando hai iniziato, Peligro?
“Con la seconda ondata rap, nel 2005-2006. Quella meno pop e più autentica. La prima era degli Articolo 31, poi sono arrivati Fabri Fibra, Mondo marcio e i Club Dogo. Io nasco musicalmente in quegli anni. I miei riferimenti? In Italia i Blue Nox, un collettivo di rapper che dà molto valore al contenuto; e oltreoceano Macklemore, dal livello stilistico straordinario”.

Perché il tuo nuovo album si intitola Mietta sono io?
“Il colpo di genio è stato del mio amico ed editore, Riccardo Vitanza. Io mi chiamo Andrea Mietta, lui ha pensato di giocarci su. Con un riferimento alla nota cantante Mietta.
E’ un album molto introspettivo, parlo di me in modo sincero.”

Perché il tuo nome d’arte Peligro, pericolo, se non hai affatto l’aspetto pericoloso?

Peligro ride: “E’ il nome che mi ha dato il mio primo produttore, un argentino di Buenos Aires. Un mattino mi ha detto: stanotte ho sognato che ti chiamerai Peligro. E così è stato!”

Giulia Malaspina, la promessa del jazz italiano

Giulia Malaspina, promessa del jazz italiano

Giulia Malaspina, promessa del jazz italiano

Giulia Malaspina, trentenne di Monza, è la nuova promessa del jazz italiano.
“Ho iniziato a 16 anni, partecipando a Umbria Jazz – ricorda. – Avevo appena scoperto il jazz; quel genere musicale così particolare mi aveva conquistato, era stato amore a primo… udito!”
Decide d’impulso che da grande avrebbe fatto la pianista e cantante jazz; “anche perché proprio quell’anno c’era il concerto di Diana Kroll, il mio mito!”
Giulia Malaspina frequenta corsi di jazz e audizioni, lasciando i selezionatori a bocca aperta. E parte per Boston, dove successivamente trionferà nella prestigiosa Boston Symphony Hall. Calca grandi palcoscenici internazionali; a Milano ha suonato al Piccolo Teatro Strehler.
E’ appena uscito il suo nuovo album, “No more pain”: un concept album legato alla tematica del viaggio. Nel disco convivono stati d’animo diversi: la solitudine, la gioia, la paura, lo stupore.
Alla domanda se il jazz non sia troppo di nicchia per piacere al grande pubblico, Giulia Malaspina sorride: “Il jazz – dice – è innanzitutto libertà e improvvisazione. Un brano rock, pop o rap è quello: lo ripeti uguale, all’infinito. Invece nel jazz cambi ogni volta. Come nel soul: non è mai la stessa cosa”.
Aggiunge che in Italia manca un’educazione al jazz, come avviene invece negli Stati Uniti, “dove lo ascolti come sottofondo musicale in qualsiasi locale”. E anche come avviene in Finlandia, Gran Bretagna e Francia, dove il jazz è più popolare che da noi. Ma Giulia Malaspina è ottimista sulla sua diffusione. E lei dà il suo prezioso contributo.

Rosmy, la cantantautrice dell’amore

La cantautrice lucana Rosmy

La cantautrice lucana Rosmy, alias Rosamaria Tempone

Rosmy, al secolo Rosamaria Tempone, è una cantautrice lucana di cui è appena uscito il nuovo album, Universale.
Dieci canzoni dedicate a “l’amor che move il sole e le altre stelle”, citazione del Paradiso di Dante che si trova in copertina.
“Non è un album dedicato solo all’amore di coppia, ma all’amore in tutti i suoi aspetti! spiega Rosmy.
Ogni canzone ha un tema ben preciso. In Inutilmente, arrivato in finale al Premio Lunezia, si parla di ghosting: interrompere improvvisamente una relazione, interrompendo ogni forma di comunicazione. Nel videoclip si vede Rosmy che canta su un’isola, unico conforto alla sua sofferenza è la musica. “Sempre più gente sparisce senza dare spiegazioni, è una totale mancanza di responsabilità, una superficialità pazzesca!” si infervora Rosmy.
In Ho scelto di essere libera parla di bullismo. Del risveglio della forza interiore, che ci aiuta ad allontanare le paure e a credere in se stessi. Alla faccia dei bulli, “ladri di felicità”.
In Un istante di noi canta la frenesia del mondo moderno, in ci non ci si sofferma sulle piccole grandi cose della vita. Mentre con Se mi sfiori fa un duplice omaggio: al suo conterraneo Mango e a Mia Martini. “E’ il brano con cui nel 2016 ho vinto il premio Mia Martini, e ho scoperto che l’ha scritto Mango nel 1976, quando ancora non era conosciuto. L’ho reinterpretato al Premio, ed è diventato il mio cavallo di battaglia” dice. Rosmy è particolarmente affezionata a Mango: l’ha visto crollare sul palco di Policoro, nella loro terra, quando è morto durante un concerto, l’8 dicembre 2014. Un episodio che l’ha segnata.
In Fammi credere all’eterno, il brano ora in radio, il ritmo è roccheggiante. Nel videoclip, che verrà premiato il 24 luglio a Maratea, cita tre film: Tanguy, Il laureato e Il cosmo sul comò, con Aldo, Giovanni e Giacomo. E Giacomo appare nel video.
L’ultima canzone dell’album è Ninna nanna, in dialetto lucano. La lingua dei suoi avi, musicanti girovaghi.

 

Fabio Milella, il cantautore dalla doppia vita

Il cantautore Fabio Milella

Il cantautore Fabio Milella

Fabio Milella è un cantautore pugliese dalla doppia vita musicale. E’ passato dalle cover da ballare di brani come Sarà perché ti amo, Gloria, Mamma Maria e Maledetta primavera a canzoni intimiste, lente, d’autore. Le canzoni che si trovano nel suo nuovo album, In bilico sulle nostre emozioni.
“Ho avvertito forte il bisogno di scrivere queste canzoni, mi stavano esplodendo dentro” dice. E aggiunge: “Sono testi che vengono dal cuore. Mi sono aperto completamente, come non avrei fatto nemmeno con il mio migliore amico”.
In bilico sulle nostre emozioni è frutto della collaborazione tra Fabio e l’arrangiatore Tommaso De vito Francesco. “Abbiamo scritto insieme testi e melodie – aggiunge Fabio Milella. – Abbiamo usato strumenti classici come il violoncello, l’oboe, la chitarra classica. E abbiamo realizzato dei chiaroscuri molto importanti: si passa dal pianissimo al fortissimo”.
Fabio Milella è un virtuoso del suono. Non si riconosce in alcun genere: “Ho attinto agli artisti americani e inglesi, che non si omologano a un genere ma spaziano. In Italia lo fa Jovanotti”.
E’ un pregio o un difetto?
“Da noi se inizi con un genere ti senti costretto a continuare lungo quella linea per tutta la vita. Altrimenti ti considerano un traditore. Vieni etichettato da subito, e ci si aspetta sempre la stessa cosa da te. Io, invece, spazio tra i vari generi. Mi piace il cambiamento, adoro il nuovo”.
Sono passati sei anni dal tuo ultimo album: come mai questo lungo periodo lontano dai riflettori?
“Perché volevo ricrearmi, rinascere. Sentivo il bisogno di ripulirmi dal passato, e dalle canzoni frivole che facevo allora. Ci sono riuscito!”

Mario Furlan, life coach – Sopravvalutiamo il corso, sottovalutiamo il percorso!

Felici per sempre, l'ultimo libro del life coach Mario Furlan

Felici per sempre, l’ultimo libro di crescita personale del life coach Mario Furlan

Ormai ci ho fatto il callo: funziona così da quasi trent’anni. Da quando ho iniziato ad essere un life coach, a scrivere libri di crescita personale, e a tenere corsi di motivazione e autostima. Per ogni persona che mi dice che il mio libro, o un mio corso, gli ha cambiato la vita, ce n’è un’altra che si lamenta del contrario. Borbotta: per carità, bello il libro, bellissimo il corso, ma io sono rimasto quello di prima! E se la prende con me. Come se non fossi stato all’altezza delle sue aspettative. Come se arrivare all’ultima pagina di un libro, o all’ultimo minuto di un corso, fosse una garanzia di successo per chi vuole migliorare la sua esistenza.
Queste persone, poverine, sopravvalutano il libro o il corso, e sottovalutano il percorso che deve accompagnarlo e seguirlo. Non esistono libri o corsi che possano cambiarti la vita, se tu non sei disposto a sudare per cambiarla. Ma nella nostra società abbiamo ormai adottato la mentalità del “tutto qui e ora”: come vogliamo che una pillola ci guarisca dai mali fisici, così pretendiamo che la soluzione ai nostri mali interiori venga dall’esterno. Senza che noi dobbiamo fare alcun tipo fatica. Devono essere il libro, il corso o il life coach a portarci, magicamente, al traguardo!
Magari fosse così… ma non lo è! Un buon libro, un buon corso possono darti una bella spinta. Ma poi devi essere tu ad andare avanti, con le tue gambe. E anche se hai un eccellente life coach a sostenerti, la vita – e le sue scelte – sono tue. Non sue. Lui può darti una grossa mano.. ma le decisioni spettano a te!

The Jab: esce Tutti manifesti

The Jab

The Jab, Alessandro e Mario

The Jab: è il nome di una band composta da due 21enni di Ivrea, Alessandro e Mario. Di cui è appena uscito l’album d’esordio, Tutti manifesti.
A ventun anni sei giovane. Ma se hai iniziato a suonare, con il pianoforte di casa, ad appena 10 anni hai già fatto una bella esperienza… Il nome della band viene da Alessandro: “The Jab era il soprannome di mio nonno pugile da giovane, una settimana dopo la sua morte ho voluto chiamarci col suo nome, per onorarne la memoria”.
Alessandro e Mario si conoscono in studio di registrazione a 14 anni, quando nasce The Jab. Ai tempi nel gruppo erano in cinque; ora sono rimasti in due. Ma molto affiatati.
Nel settembre 2016 fanno il botto: aprono il concerto di Ligabue nel parco di Monza: “Un’emozione pazzesca, con 60mila persone che ti guardano… adrenalinico e traumatico!”
Non si riconoscono in alcun genere musicale: “Ci piace spaziare, è il nostro punto di forza” dicono. E aggiungono che la musica è non solo la loro ragione di vita, ma anche una condanna: “Perché quando sei divorato dalla passione ti allontani dagli altri. Perdi gli amici. E rimani solo”.
Una concezione decadentistica dell’esistenza e dell’artista?
“Sì: ci piace Gabriele D’Annunzio, per la poesia e la filosofia un po’ ci rappresenta!”

 

Giuseppina Torre, la pianista rinata grazie alla musica

La pianista e compositrice Giuseppina Torre

La pianista e compositrice Giuseppina Torre

La pianista Giuseppina Torre avrebbe potuto essere l’ennesima vittima di femminicidio.
Per fortuna non è stato così: ha avuto il coraggio di ribellarsi all’ex marito che la maltrattava, la umiliava, le gridava che era una donna da rottamare. Lei, Giuseppina, ha reagito. Ha mollato quell’uomo insieme a suo figlio, che ora ha 13 anni. Si è tuffata nella sua grande passione: la musica. E oggi, a 50 anni, sta finalmente assaporando il successo che merita, come pianista e compositrice.
Siciliana di Vittoria, si è sposata tardi e ha avuto il figlio tardi. “Stavo per decollare, ero in rampa di lancio, quando mi sono sposata e poi è nato Emanuele – dice. – Mi sono fermata per 5 anni: anni duri, di umiliazioni e vessazioni. Fino a quando, nel 2011, mi sono rimessa in gioco. E tutto è ripartito”. In questi otto anni vince 4 Music Awards a Los Angeles e 2 International Music Entertainment Awards: cosa inusuale per una pianista, che non è né rock, né pop, né rap.
E’ più conosciuta all’estero – soprattutto negli Stati Uniti e in Canada – che in Italia: in Nordamerica i suoi brani sono nella classifica di quelli più scaricati su Spotify. “E’ perché il pubblico italiano ha bisogno di più tempo per affezionarsi” spiega.

Giuseppina Torre e Papa Francesco

Il suo primo cd risale al 2015. Due anni fa realizza la colonna sonora del documentario sul libro di Papa Francesco, La mia idea di arte. E quest’anno è uscito l’album Life Book, prodotto da Decca Records, una delle più importanti major internazionali.
Giuseppina sposa i valori del Papa e la sua attenzione agli ultimi. “Un uomo non deve scartare, rifiutare, disprezzare un altro uomo – dice. – E’ successo a me con mio marito, succede quotidianamente ai migranti e agli ultimi.”
Il tema dei migranti sta particolarmnete a cuore a Giuseppina Torre. Forse perché abita a pochi chilometri dal mare, dove negli ultimi anni sono sbarcati migliaia di disperati provenienti dalla Libia. “Un giorno – si commuove – la guardia costiera mi ha fatto vedere dei video di salvataggi. Si vedeva solo il buio, la luce della luna e un mare di occhi bianchi. Quando la motovedetta ha acceso i fari si sono viste decine e decine di mani che si alzavano. Purtroppo molte di quelle mani non ce l’hanno fatta a salire a bordo: sono state risucchiate dal mare nero”. Un’esperienza choc. Che le ha ispirato Un mare di mani, titolo di uno dei dieci brani del suo nuovo album.

Franco J Marino e il Tamué, il ritmo del benessere

Franco J Marino, il creatore del Tamué

Franco J Marino, il cantautore napoletano creatore del Tamué

Franco J. Marino, 46 anni, è un artista solare. La sua voce trasmette energia positiva, così come il genere musicale da lui creato, il tamuè. Il suo viso si apre in un largo sorriso: “Ebbene sì, può servire come musicoterapia!”
Il suo nuovo album, Napolatino, è un’esplosione di sonorità provenienti sia dalla sua Napoli, sia dal mondo latino. Ed è nato dalla collaborazione con Tony Esposito, il mitico cantautore e percussionista partenopeo.
Franco J. Marino è molto attaccato alle sue radici. Che sono a Procida, l’isola del golfo di Napoli situata vicino alla più famosa Ischia. “Ischia e Capri sono tanto belle quanto famose, Procida è altrettanto bella ma meno conosciuta, e questo non è un male – dice Franco. – Il turismo non travolge tutto, l’isola ha conservato intatta la sua anima antica.” Non a caso Procida ha ispirato molti artisti: Elsa Morante vi scrisse L’isola di Arturo, Troisi vi ambientò il suo film Il postino..
Il tamué, il ritmo inventato da Franco J Marino, è figlio di questa terra. “Non è né bachata, né salsa, né merengue, ma attinge ai vari ritmi latini e alla tradizione poetica napoletana classica – spiega. – E’ il ritmo del benessere, si porta dietro un tempo di danza che caratterizza tutto l’album”.
Franco inizia a suonare a 17 anni, quando Tony Esposito lo adotta musicalmente. Ha scritto per Lucio Dalla e per Bocelli. E il suo album Napolatino è stato prodotto dal paroliere e arrangiatore Mauro Malvasi, l’inventore della dance italiana di fine anni Settanta: l’artista che ha portato la musica tricolore in vetta alla classifica americana. Ma Malvasi ha anche prodotto gioielli come Caruso di Lucio Dalla, Mare mare di Luca Carboni, e ancora Bocelli, Morandi, Biagio Antonacci, Laura Pausini, Elisa…
Franco j. Marino è un uomo in pace con se stesso. E questo traspare dalle sue parole: “Non ho più vent’anni, più del successo voglio fare musica con dignità e ispirazione” dice. E sorride, felice.

Paolo Borzacchiello, l’uomo delle parole giuste

Paolo Borzacchiello

Paolo Borzacchiello, l’esperto che insegna il corretto uso delle parole

Paolo Borzacchiello è noto come “l’uomo delle parole giuste”. E’ probabilmente l’italiano più esperto nell’uso delle parole giuste al momento giusto. Ha scritto una decina di libri sull’argomento, tra cui i best-seller “Il codice segreto del linguaggio” e  “La parola magica”.
“Le parole sono un potentissimo strumento che abbiamo per influenzare gli altri e noi stessi, nella vita privata e nel business – spiega Borzacchiello. – Il nostro inconscio le registra. Quindi è bene prestare attenzione a cosa ascoltiamo e a cosa leggiamo, oltre a cosa vediamo”.
Il suo accurato e approfondito studio sulle parole risale a quando era adolescente. Oggi eccellente speaker e consulente per alcune fra le più importanti aziende al mondo, Paolo è stato balbuziente fino ai 20 anni. “Volevo parlare, ma non sapevo come riuscirci” ricorda. Così si mette a cercare libri sull’argomento. Siamo negli anni Novanta: allora di testi ad hoc ce n’erano ben pochi. E si trovavano, in libreria, nella sezione Esoterica.
Paolo Borzacchiello divora tutto ciò che trova sul tema. Segue i pochi corsi allora esistenti. E diventa la massima autorità nazionale in materia.

Paolo Borzacchiello, il medico delle parole

“Sono una sorta di medico delle parole – scherza. – Per aiutarti a stare meglio o per raddoppiare le vendite della tua azienda, ti ascolto parlare per una mezz’oretta: mi serve per l’analisi linguistica. Mi segno le espressioni che usi di più. Noto se sono costruttive o distruttive. E ti espongo la mia diagnosi: usale più o meno frequentemente; oppure eliminale del tutto, e introduci altre parole, altre espressioni, più positive, nel tuo vocabolario quotidiano”. Ma il lavoro di Paolo non termina qui: ti prescrive anche quali parole pronunciare all’inizio di un discorso, quali al centro e quali alla fine.

È il primo e unico ad aver creato algoritmi linguistici che funzionano con i tre cervelli.
Ristrutturando il tuo linguaggio, ti ristruttura la vita. E Borzacchiello, molto interessato alla filosofia buddista e alla cabala ebraica, crede nella legge del karma: per ottenere il bene devi fare il bene. Per questo sceglie attentamente i suoi clienti. E rifiuta quelli che non sono etici. “Perché – spiega – voglio circondarmi solo di parole positive, pensieri positivi e persone positive!”

Matteo Salvo, l’uomo dalla memoria prodigiosa

Matteo Salvo ai Campionati del mondo di memoria

Matteo Salvo ai Campionati del mondo di memoria con Tony Buzan

Matteo Salvo è noto per due cose: per la sua memoria prodigiosa e perché ha divulgato in Italia le Mappe Mentali.
E’ detentore di un Guinness World Record per aver memorizzato un intero mazzo di carte in apnea. “E’ la dimostrazione che mente e corpo lavorano in simultanea, ma è la mente a comandare” dice Matteo.
Vince al Campionato Mondiale di Memoria il titolo di International Master of Memory per essere riuscito a memorizzare un numero lungo oltre 1000 cifre senza commettere errori e 10 mazzi di carte.

Matteo Salvo e le Mappe Mentali 

Mentre studia Ingegneria meccanica all’Università, Matteo capisce che gli manca un metodo di studio. Praticando sport a livello agonistico si rende conto che è il metodo di allenamento a fare la differenza, lo stesso metodo che nessuno a scuola gli aveva insegnato. Matteo Salvo oggi, nel tempo libero, si dedica agli sport di resistenza. Utramaratone, ironman e ultracycling race. “In quegli anni ho imparato che il metodo, cioè la qualità dell’allenamento, è più importante della quantità: sia nello studio, sia nello sport” spiega.
Inizia seguendo corsi di memoria fino ad incontrare l’uomo che gli cambierà la vita: Tony Buzan, il massimo esperto mondiale di memoria e mappe mentali: tecniche grafiche che rappresentano, visivamente, pensieri e concetti.
Matteo Salvo diventa il primo Senior Trainer di Buzan in Europa. E lo stesso Buzan lo esorta a partecipare ai campionati mondiali di memoria. “Ero scettico – ricorda Matteo. – Alla fine ho accettato, a patto di poter conoscere l’otto volte campione del mondo”. Buzan crea il contatto. E Matteo vince nel 2013 l’International Master of Memory, memorizzando 1124 senza commettere errori!
Matteo ha scritto nove libri sulle tecniche per imparare a studiare e a usare meglio la propria mente per apprendere tra cui “ tudiare è un gioco da ragazzi” e “ mpara l’inglese in un mese”. Lavora con aziende del calibro di Cartier, Banche Generali e Intesa San Paolo: aiuta a usare la mente in modo più efficiente di fronte a problematiche complesse che vengono rese semplici grazie alle mappe mentali.

I MemoCamp per i ragazzini

La pianificazione sta alla base dell’efficienza del pensiero ed è un’attività che si può imparare a fare: non pianificare costa sempre di più rispetto a pianificare. “Bisogna pianificare – dice. – Penso sempre al piano B e C, perché le cose non sempre dipendono solamente da noi e l’imprevisto è sempre in agguato…” Ha inventato i MemoCamp, campi estivi per imparare a studiare rivolti ai ragazzini dai 9 ai 17 anni: insegna non solo le mappe mentali e l’uso della memoria, ma anche la gestione dell’emotività e la comunicazione efficace alla cattedra. Hai davvero capito qualcosa quando la sai spiegare a qualcun altro – sottolinea. – A volte hai una falsa sensazione di avere imparato, ma se quella materia non la riesci a trasferire ad altri significa che non l’hai veramente assimilata. Esporla ti aiuterà a fare emergere le zone d’ombra della tua preparazione sulle quali dovrai lavorare ancora”.
Come si fa a sviluppare una memoria prodigiosa come la sua? “Bisogna pensare per immagini e creare associazioni di idee; e ricordarsi il detto inglese Use it, or lose it. Più alleni la mente, o il corpo, e meglio funziona. La sua non è una predisposizione o un dono ma come ogni cosa, il frutto della ricerca di un metodo e dell’allenamento. Sostiene che chiunque possa ottenere i suoi stessi risultati nell’apprendimento.”

Matteo Salvo: Così realizzo i miei sogni

Lui ne è la prova. Ha corso ben sette Ironman, il triathlon superlungo: 3800 metri di corsa, 180 chilometri in bici e la maratona di corsa. Ha corso il Tor des Geants in Val d’Aosta: 145 ore senza sosta, per un totale di 330 chilometri e 24mila metri di dislivello positivo. Ogni giorno, sotto gara, corre per una decina di chilometri, più un centinaio in bici. E nuota per 40 minuti.

Sorride: “Uso le Mappe Mentali per avere chiarezza di quali sono le cose più importanti per me e di cosa mi rende davvero grato e felice”. Vive in una casa in un bosco con vista sul Monviso a Cantalupa, sui colli vicino a Torino. Questa primavera ha realizzato un altro suo sogno: correre nei campi di lavanda in Provenza. E il prossimo 5 ottobre si sposa con Dalila, l’amore della sua vita.