Oncologia estetica: come vivere meglio il disagio

Estetica oncologica: una parrucca aiuta a vivere meglio il disagio

Oncologia estetica: le parrucche Farcaphair aiutano a vivere meglio il disagio

Oncologia estetica: uniti per vivere meglio il disagio

L’otto e il nove novembre 2019 si terrà a Roma il primo Congresso Nazionale di Estetica Oncologica, frutto di un progetto di BBWay, Salute e Benessere, Società Italiana di Medicina Odontoiatria e Chirurgia Estetica. L’appuntamento è presso l’Istituto ISSR di via Nomentana 56.
L’evento prevede la partecipazione di tutti i docenti, i discenti, gli studiosi, i ricercatori ed i professionisti italiani che si impegnano quotidianamente a sostegno di una migliore qualità della vita nei pazienti affetti da patologie oncologiche.

Oncologia estetica: il pensiero dei presidenti Prof. Enrico Oliva e Prof. Massimo Rambotti

“Pensiamo che sia un fermo dovere per tutti riservare particolare attenzione ai pazienti oncologici. E siamo altrettanto convinti che i risultati migliori possano essere raggiunti solo attraverso il confronto fra le specifiche e personali esperienze dei professionisti che operano nel campo”.
“Nel corso del Congresso definiremo i percorsi che riteniamo necessari per offrire al paziente non soltanto le più concrete possibilità di guarigione, ma soprattutto le migliori opportunità per elevare la qualità della vita e raggiungere il più soddisfacente equilibrio tra corpo, psiche ed anima”.
Numerose e profondamente differenziate le sessioni: Psico Oncologia, Conoscere il Tumore, Linfo-lipedema, Malattia tromboembolica e Flebologia. E poi Confrontarsi con il Tumore, Dermocosmetologia e Medicina estetica, Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, Odontoiatria estetica e riabilitativa.
A queste si aggiungeranno molteplici workshop: Nail Treatment, Microtatuaggio ricostruttivo del Complesso Areola Capezzolo, Hair Style e parrucche, Odontoiatria Olistica, Psico Oncologia, Linfedema dell’arto superiore ed inferiore post chirurgia oncologica.
Completeranno il quadro i seminari di Dietetica Innovativa, Pensiero Positivo per il benessere, Dermopigmentazione e Camouflage.

Oncologia estetica: le parrucche Farcaphair

Concluderà l’evento l’ “Oncologic Hair Fashion Show”, predisposto e curato dal designer Patrizio Faraci, amministratore delegato di Farcaphair (azienda italiana distributrice di parrucche e turbanti), ed il relatore Dr. Bruno Giusti, prezioso supporto in numerosi istituti ospedalieri italiani.
Le loro testimonianze ed i lori indirizzi di percorso offriranno un contributo essenziale per sostenere le persone affette da patologie oncologiche e per minimizzare una delle più serie conseguenze estetiche e psicologiche causate delle terapie anticancro: la perdita dei capelli.

Mario Furlan, life coach – Non scalare con qualcuno in spalla!

Lo scalatore non può salire con un altro sulle spalle!

Lo scalatore non può salire la montagna con un altro sulle spalle!

E’ giusto tendere la mano agli altri: se non credessi fermamente in questo principio, non avrei fondato, 25 anni fa, i City Angels. Ma proprio attraverso il volontariato e l’assistenza ho imparato che non devi caricarti gli altri sulle spalle. Perché, così facendo, non impareranno mai a camminare. E inoltre ti rallenteranno. Ti faranno inciampare. O, addirittura, ti schiacceranno con il loro peso. Pertanto finiresti con il fare del male sia a te, sia a loro.
Se dai la stampella a qualcuno, quella persona imparerà a zoppicare. Se gli spazzi via tutte le difficoltà, non riuscirà più ad affrontarle. Perché non si è allenato. E’ come andare in palestra: il muscolo cresce se lo sottoponi a stress. Altrimenti rimane così com’è. E negli anni rimpicciolisce.
Lo dice anche il proverbio: aiutati, che Dio t’aiuta. Tendi la mano, ma lascia che la prendano e che vengano verso di te. La vita è come una scalata in montagna. Puoi insegnare a scalare. Puoi donare l’attrezzatura. Ma, tranne che in casi estremi, non puoi scalare una montagna con qualcuno in spalla: sarebbe disastroso per entrambi, vi sfracellereste tutti e due!

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Mario Furlan, life coach – Si cresce meglio senza Google Maps

Mario Furlan durante un corso di motivazione

Il life coach Mario Furlan durante un corso di motivazione

Se sei sopra gli anta, ricorderai che una volta era facile perdersi. Per trovare una località non c’era Google Maps; per andare diritti a destinazione in auto non c’erano né il vecchio TomTom, né il nuovo Waze.
Era più facile perdersi, ma dopo esserci persi ritrovavamo la strada. Oggi perdersi è diventato quasi impossibile i: c’è sempre un algoritmo che ci guida.
Oggi la guida esterna non si limita ai nostri viaggi in auto, ma si è estesa a tutta la nostra vita. E, ancora di più, alla vita dei nostri figli. Quante volte ricevo genitori preoccupatissimi perché il loro pargolo – che magari ha già 25 anni suonati, o magari è addirittura sulla trentina – non ha ancora trovato la sua strada nel mondo!
Scavando, scopri che c’è uno schema perverso che si ripete in questi casi. Scopri che questo giovane è sempre stato iperprotetto. Che da minorenne, e anche dopo, è stato trattato da minorato. Da bambino i genitori hanno, per amore, evitato che sudasse, quando giocava con gli altri bambini; da ragazzino gli hanno proibito di andare a scuola da soloo; da ragazzo hanno pregato gli insegnanti di promuoverlo, anche se non se lo meritava affatto. Così il loro figlio, in una vita priva di ostacoli da rimuovere, in cui mamma e papà fanno tutto per lui, è rimasto piccolo. Quando invece dovrebbe essere grande già da un pezzo.
Impariamo solo sbagliando, cadendo, sbattendo il naso. Solo così cresciamo, e impariamo a credere in noi stessi. Evitare di farci sbagliare non significa proteggerci dai problemi. Ma crearne altri, molto più grandi e duraturi.

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Vasco Barbieri, il cantautore nato due volte

Il cantautore romano Vasco Barbieri

Il cantautore romano Vasco Barbieri

Il cantautore romano Vasco Barbieri è un uomo nato due volte.
La prima nel 1985, quando viene alla luce.
La seconda otto anni dopo, quando cade giù dal terrazzo di casa, batte la testa e finisce in coma. Dopo un anno in ospedale riprende pienamente coscienza. Ma da allora non si ricorda niente di ciò che è successo prima. “Pochi giorni fa ho scoperto una scatola piena di lettere di incoraggiamento che mi sono state mandate quando ero in ospedale; le lo lette, mi sono commosso e voglio scriverci una canzone” dice.
Lo scorso 13 settembre è uscito il suo primo singolo, A little bit of present. Un brano raffinato, con un video originale in cui Vasco è un sognatore sensibile che deve rapportarsi con una società chiusa, spaventata dalle differenze socio-culturali. E che tende a vivere “in branco” (rappresentato dai conigli del videoclip).
Vasco Barbieri è un intellettuale. Parla forbito, sceglie con cura le parole. Nelle interviste e nelle canzoni. Dopo il Liceo – dove, racconta, “mi sentivo diverso, una costellazione di complessi” – sceglie di studiare Filosofia. Per dare una risposta ai suoi mille quesiti di anima inquieta. Scopre che altre persone, nei secoli, si sono poste le sue stesse domande. “Ma ho capito che la filosofia dà domande, non risposte” dice. E una volta laureato si trova, solo, davanti a un mondo che ha le idee più chiare delle sue.
Alterna vari lavori: da bibliotecario a creatore di siti Internet. E’ un ragazzo timido. Poi, a 23 anni, si sblocca. E inizia a suonare e a cantare nei caffè letterari di Roma. Sorride: “Lo facevo in cambio di un piatto caldo, dopo un po’ non mi sopportavano più”. Si iscrive all’Actor’s Studio, dove impara la presenza scenica. E un bel giorno viene ascoltato da qualcuno della Maqueta Records.Che gli propone di farsi conoscere dal grande pubblico.
Ora, dopo il singolo “A little bit of present”, Vasco Barbieri pensa all’album. Fa progetti per il futuro: “Vorrei andare verso il genere minimal, e realizzare colonne sonore per i film: adoro fare ritratti musicali delle scene che vedo”. E ci tiene a ringraziare chi gli ha permesso di arrivare fino a qui: “Mio nonno, il cantante Duccio Barbieri, che ha realizzato tre album e che mi continua ad ispirare; nonna Luciana, che mi ha sempre sostenuto e dato coraggio; la zia; Fernando Alba e Francesco Santalucia, che hanno reso più fruibile la mia musica, dandole anima e colore”. Sono le persone che l’hanno accompagnato in quella che lui chiama la sua Odissea: un viaggio attraverso il mare delle emozioni, per approdare alla musica che sgorga dal cuore.

Julia Liros, la stella del latin pop italiano

Julia Liros, stella del latin pop italian

Julia Liros, stella del latin pop italian

È l’artista emergente del latin pop italiano: Julia Liros, nome d’arte della 25enne romana Ludovica Lirosi, è da poco uscita con il suo secondo singolo, “Me Gustan Dos”. Un ritmo caldo, spumeggiante, ballabile. Come il suo precedente e sensuale “Me Siento Sola”, un reggaeton accolto da un successo molto lusinghiero per una nuova proposta. Con quasi 900mila visualizzazioni su YouTube.
“Canto in spagnolo perché lo spagnolo è la mia lingua madre: la mia babysitter era colombiana, è stata una presenza costante nei miei primi otto anni di vita – dice Julia Liros. – Insomma, ho imparato lo spagnolo prima dell’italiano, e l’ho ripreso al liceo. È la mia lingua del cuore, e mi viene spontaneo cantare in spagnolo!”
Julia è una ragazza eclettica. Non è soltanto cantautrice, ma anche attrice e regista. “Ho iniziato con il teatro a 12 anni, per sbloccarmi: ero una ragazzina molto timida – ricorda. – A 17 anni realizza il suo primo spettacolo, scritto e diretto da lei. Successivamente viene accolta nella prestigiosa New York Film Academy, e poi nell’Accademia Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma: un istituto estremamente selettivo, dove entrare è difficilissimo.
Il film di cui va più orgogliosa Julia Liros? “È Too Much Stress From My Heart, un docufilm sull’immigrazione. L’ho realizzato nel 2015  tra Italia e Africa, sono stata per mesi con i migranti, da sola in Africa con la macchina da presa in spalla: una pazzia! Ma è stata un’esperienza unica, che mi ha aperto la mente e il cuore sulla tragica realtà di chi fugge dall’Africa per venire da noi, in cerca di speranza”.  Il docufilm, toccante e chocchante, è stato comprato da Netflix.
Dopo anni di teatro e cinema, la novità del 2019: il lancio in grande stile nel mondo della musica. “Voglio continuare con la musica, visto che le mie canzoni piacciono; ma senza lasciare la regia” dice. E aggiunge: “Sono due strumenti diversi per raccontare emozioni e pensieri. Sono una donna Ariete, non mi fermo!”.

Progetto Milano Aiuta, la guida ai Centri per persone bisognose

La guida Milano Aiuta: ecco come appare sul telefonino

La guida Milano Aiuta: ecco come appare sul telefonino

Per essere accanto, saper accogliere, sapere aiutare non basta sentire il desiderio di voler essere utili e predisporre delle risorse; occorre il rispetto per le persone che riceveranno il nostro aiuto. E dal profondo senso di rispetto per coloro che hanno bisogno di assistenza nasce la Guida “Milano Aiuta”: uno strumento, un filo d’Arianna che accompagna le persone in difficoltà e le conduce “ad aiutarsi” a sapere dove andare, a chi rivolgersi.
Milano Aiuta è regalare un’opportunità di scelta dedicata a chi spesso non si può permettere di scegliere perché non sa, perché poter scegliere viene molto dopo l’impegno a sopravvivere.
Così il Rotary Club Milano Arco della Pace, in collaborazione con il Rotary Club Milano Cordusio e con l’aiuto della sovvenzione distrettuale abbiamo deciso di realizzare il progetto editoriale Milano Aiuta: una guida multimediale interattiva che nasce con la collaborazione di molte anime, molte delle associazioni che rendono Milano una città più umana e in ascolto dei più deboli. Una guida per sapere dove e a chi rivolgersi a seconda delle diverse esigenze.
Il progetto prevede l’edizione cartacea della guida di 112 pagine e 3.000 copie di tiratura, suddivisa in 12 sezioni distinte per categoria di servizio. La distribuzione sarà affidata principalmente alle Associazioni già operanti sul territorio: City Angels, per esempio, si occuperà della distribuzione principalmente ai senzatetto. Mentre ai Pronto Soccorso degli ospedali verranno lasciate delle copie da consegnare nei casi di loro prestazioni a persone evidentemente disagiate.
Tutte le associazioni benefiche, già elencate nella guida, si faranno promotrici nei confronti di assistiti occasionali o di impossibilità di assistenza per sovraffollamento. L’obiettivo è di rendere disponibile la guida nei luoghi più frequentati dai fruitori.
La distribuzione della Guida alle Associazioni coadiutrici sarà fatta dai  rotariani dei club Arco della Pace e Cordusio, col criterio della prossimità lavorativa od abitativa: un modo anche per sottolineare il coinvolgimento globale.
Oltre all’edizione cartacea è stato creato anche un sito – www.milanoaiuta.org, che, sempre con lo stesso criterio, fornisce utili indicazioni per fruire nei vari centri di accoglienza di tutti i servizi, inoltre il sito avrà anche la funzione di interscambio informativo per gli operatori del settore, al fine di migliorare la rete di servizi.
Un ultimo strumento informativo che completa il progetto è la classica mappa stradale. Semplice, ma veloce ed intuitivo strumento di consultazione distribuito in vari punti della città. Unaa volta scelto sulla mappa il punto di interesse, si può accedere alla scheda informativa nel sitowww.milanoaiuta.org, all’interno del quale è  presente una mappa interattiva che aiuta a trovare il percorso e raggiungere il punto d’interesse.
Il progetto ha ottenuto il patrocinio del Comune di Milano.

Mario Furlan, life coach – Sei davvero un leone?

Il leone e la gazzella

Il leone dà la caccia alla gazzella, non perde tempo dietro alle piccole prede

Il leone deve correre, sudare e bruciare molte calorie per catturare una gazzella. Mentre non deve fare alcuna fatica ad agguantare, con una zampata, il topolino che gli sta passando davanti. Eppure i leoni inseguono le gazzelle. E non si curano dei topolini.
Il re della foresta punta in alto. Alle prede grosse, importanti. A quelle che valgono la pena. Non si perde dietro ai topolini. Acchiapparli non richiede particolare sforzo, è vero. Ma non portano a nulla. Non danno soddisfazione. Fanno solo perdere tempo.
E tu, sei un leone? Ti impegni a raggiungere obiettivi ambiziosi, motivanti, grandi, senza perderti in piccolezze?

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Peligro, il rapper con la faccia da bravo ragazzo

Il rapper Peligro

Il rapper Peligro

Andrea Mietta, nome d’arte Peligro, è un rapper milanese dallo spiccato talento artistico e dalla faccia da bravo ragazzo: due attributi non particolarmente comuni (soprattutto il secondo) nel mondo rap.
Peligro, molti rapper giocano a fare i ragazzacci, i gangster, i tamarri: aria da bullo, testi aggressivi. Pieni di droga, sessismo, insulti, esibizioni pacchiane di ricchezza. Tu non sei affatto così. Ma il tuo aspetto rassicurante non rischia di penalizzarti in questo ambiente dove gli eccessi sono la norma?

Peligro risponde: “Sono un idealista. E una persona sincera. Essendo davvero un bravo ragazzo, non avrebbe senso che giocassi a fare il cattivo. Come avviene nel rap, e ancora di più nel trap. Credo nel mostrare quello che si è, e nel valore della musica.
E’ come un libro: lo puoi comprare per la copertina, ma alla fine conta ciò che leggi. Così è per la musica: più dell’aspetto dell’artista conta il suo valore.
Non mi piace la bramosia di essere sopra le righe a tutti i costi, per il puro gusto di stupire. E poi… spero che i buoni vinceranno!”

Quando hai iniziato, Peligro?
“Con la seconda ondata rap, nel 2005-2006. Quella meno pop e più autentica. La prima era degli Articolo 31, poi sono arrivati Fabri Fibra, Mondo marcio e i Club Dogo. Io nasco musicalmente in quegli anni. I miei riferimenti? In Italia i Blue Nox, un collettivo di rapper che dà molto valore al contenuto; e oltreoceano Macklemore, dal livello stilistico straordinario”.

Perché il tuo nuovo album si intitola Mietta sono io?
“Il colpo di genio è stato del mio amico ed editore, Riccardo Vitanza. Io mi chiamo Andrea Mietta, lui ha pensato di giocarci su. Con un riferimento alla nota cantante Mietta.
E’ un album molto introspettivo, parlo di me in modo sincero.”

Perché il tuo nome d’arte Peligro, pericolo, se non hai affatto l’aspetto pericoloso?

Peligro ride: “E’ il nome che mi ha dato il mio primo produttore, un argentino di Buenos Aires. Un mattino mi ha detto: stanotte ho sognato che ti chiamerai Peligro. E così è stato!”

Giulia Malaspina, la promessa del jazz italiano

Giulia Malaspina, promessa del jazz italiano

Giulia Malaspina, promessa del jazz italiano

Giulia Malaspina, trentenne di Monza, è la nuova promessa del jazz italiano.
“Ho iniziato a 16 anni, partecipando a Umbria Jazz – ricorda. – Avevo appena scoperto il jazz; quel genere musicale così particolare mi aveva conquistato, era stato amore a primo… udito!”
Decide d’impulso che da grande avrebbe fatto la pianista e cantante jazz; “anche perché proprio quell’anno c’era il concerto di Diana Kroll, il mio mito!”
Giulia Malaspina frequenta corsi di jazz e audizioni, lasciando i selezionatori a bocca aperta. E parte per Boston, dove successivamente trionferà nella prestigiosa Boston Symphony Hall. Calca grandi palcoscenici internazionali; a Milano ha suonato al Piccolo Teatro Strehler.
E’ appena uscito il suo nuovo album, “No more pain”: un concept album legato alla tematica del viaggio. Nel disco convivono stati d’animo diversi: la solitudine, la gioia, la paura, lo stupore.
Alla domanda se il jazz non sia troppo di nicchia per piacere al grande pubblico, Giulia Malaspina sorride: “Il jazz – dice – è innanzitutto libertà e improvvisazione. Un brano rock, pop o rap è quello: lo ripeti uguale, all’infinito. Invece nel jazz cambi ogni volta. Come nel soul: non è mai la stessa cosa”.
Aggiunge che in Italia manca un’educazione al jazz, come avviene invece negli Stati Uniti, “dove lo ascolti come sottofondo musicale in qualsiasi locale”. E anche come avviene in Finlandia, Gran Bretagna e Francia, dove il jazz è più popolare che da noi. Ma Giulia Malaspina è ottimista sulla sua diffusione. E lei dà il suo prezioso contributo.

Rosmy, la cantantautrice dell’amore

La cantautrice lucana Rosmy

La cantautrice lucana Rosmy, alias Rosamaria Tempone

Rosmy, al secolo Rosamaria Tempone, è una cantautrice lucana di cui è appena uscito il nuovo album, Universale.
Dieci canzoni dedicate a “l’amor che move il sole e le altre stelle”, citazione del Paradiso di Dante che si trova in copertina.
“Non è un album dedicato solo all’amore di coppia, ma all’amore in tutti i suoi aspetti! spiega Rosmy.
Ogni canzone ha un tema ben preciso. In Inutilmente, arrivato in finale al Premio Lunezia, si parla di ghosting: interrompere improvvisamente una relazione, interrompendo ogni forma di comunicazione. Nel videoclip si vede Rosmy che canta su un’isola, unico conforto alla sua sofferenza è la musica. “Sempre più gente sparisce senza dare spiegazioni, è una totale mancanza di responsabilità, una superficialità pazzesca!” si infervora Rosmy.
In Ho scelto di essere libera parla di bullismo. Del risveglio della forza interiore, che ci aiuta ad allontanare le paure e a credere in se stessi. Alla faccia dei bulli, “ladri di felicità”.
In Un istante di noi canta la frenesia del mondo moderno, in ci non ci si sofferma sulle piccole grandi cose della vita. Mentre con Se mi sfiori fa un duplice omaggio: al suo conterraneo Mango e a Mia Martini. “E’ il brano con cui nel 2016 ho vinto il premio Mia Martini, e ho scoperto che l’ha scritto Mango nel 1976, quando ancora non era conosciuto. L’ho reinterpretato al Premio, ed è diventato il mio cavallo di battaglia” dice. Rosmy è particolarmente affezionata a Mango: l’ha visto crollare sul palco di Policoro, nella loro terra, quando è morto durante un concerto, l’8 dicembre 2014. Un episodio che l’ha segnata.
In Fammi credere all’eterno, il brano ora in radio, il ritmo è roccheggiante. Nel videoclip, che verrà premiato il 24 luglio a Maratea, cita tre film: Tanguy, Il laureato e Il cosmo sul comò, con Aldo, Giovanni e Giacomo. E Giacomo appare nel video.
L’ultima canzone dell’album è Ninna nanna, in dialetto lucano. La lingua dei suoi avi, musicanti girovaghi.