Valentina Iannone, la cantautrice ambientalista

Valentina Iannone, la cantautrice ambientalista

Valentina Iannone, la cantautrice ambientalista

“I miei due amori sono da sempre l’ambiente e la musica. Che si fondono in una cosa sola: canto la natura e l’importanza di rispettarla”.
Valentina Iannone, cantautrice salernitana, è appena uscita con il suo extended play “Ad alta voce”: quattro canzoni che denunciano la poca attenzione nei confronti della Terra e lo sfruttamento arrogante delle sue risorse. “Mettiamo il Dio denaro davanti a tutto, così facendo scompariremo come specie – dice Valentina Iannone.  La natura può fare a meno di noi, ma noi non possiamo fare a meno di lei. Lei senza di noi si salva, noi senza di lei moriamo. Ma facciamo ancora fatica a capirlo, e ancora di più a metterlo in pratica. Perché prima di tutto vengono i soldi!”
Dopo aver studiato Scienze ambientali all’università di Salerno, Valentina Iannone si è occupata di comunicazione ambientale “per trasmettere il rispetto della natura”. Lo fa con il metodo Grenopoli, ideato dal professore della sua tesi di laurea, Giovanni De Feo. “E’ un metodo ludico-didattico che accosta il rigore scientifico al divertimento – spiega. – E’ adatto a bambini e ragazzi, ma piace anche agli adulti. Prima della pandemia l’ho portato nelle scuole e nei teatri. Adesso faccio qualcosa in streaming, ma non è la stessa cosa”.
Valentina crede anche nel rispetto dell’ambiente umano. Quindi nella gentilezza e nel rispetto del prossimo, valori che stanno scomparendo in un mondo sempre più aggressivo e rancoroso. “Ciascuno di noi dovrebbe lasciare nel mondo segni, non cicatrici” dice, convinta. Lei lo sta facendo.

Mario Furlan, life coach – Sei leader o manager?

Mario Furlan, life coach

Mario Furlan, life coach

Leader e manager sono due figure differenti, ed entrambe ugualmente essenziali in un’azienda o associazione (penso ai miei City Angels; guai se non avessi un ottimo manager, Sergio Castelli, al mio fianco!)
Ci sono alcune fondamentali differenze tra il leader e il manager.
Per usare una metafora stradale, il leader traccia la strada, mentre il manager lo segue per asfaltarla e piantare i cartelli stradali. Il leader pensa a dove andare, e perché; il manager a come, e quando, arrivarci.
Un leader senza manager è il caos, e un manager senza leader è un burocrate, che segue vuote procedure senza sapere perché le fa. Il leader trova le cose giuste da fare ed ha una visione, mentre il manager trova il modo giusto in cui farle ed è efficiente. Un leader si assume dei rischi, mentre il manager cerca di minimizzarli. Un leader sfida lo status quo, un manager lo mantiene. Il leader guarda a lungo termine, il manager a breve. Proprio per questo, raramente un leader è anche un manager, e viceversa.
Di solito il presidente di un’azienda è il leader, mentre l’amministratore delegato è il manager.
E tu, cosa sei?

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Il cantautore Canio Loguercio: Ci stiamo preparando al meglio!

Il cantautore Canio Loguercio

Il cantautore Canio Loguercio

Si intitola “Ci stiamo preparando al meglio” il nuovo album del cantautore Canio Loguercio, l’artista che nel 2017 ha vinto la Targa Tenco per il miglior album in dialetto. E anche questo album è sia in italiano, sia in napoletano.
“Chiamare il napoletano un dialetto è riduttivo: si tratta di una lingua vera e propria! – si infervora Loguercio; – Infatti il napoletano è magico: ha una profondità, una ricchezza di vocabolario e una fonetica che sono uniche al mondo. Infatti non è un caso che la canzone napoletana sia nota ovunque, non solo in Italia!”
Canio Loguercio è nato a Campomaggiore, paesino di mille abitanti tra Potenza e Matera, nelle Dolomiti lucane. Da ragazzo mette su, nel suo villaggio, un’etichetta discografica che produce i dischi che uscivano con il quotidiano comunista Il Manifesto. La prima canzone, un 45 giri, uscì nel 1989. Parlava della causa palestinese. “Eh sì, mi davo da fare anche allora, da ragazzo” sorride Canio.
Negli anni ha cambiato stile, oggi le sue canzoni sono intime e minimali, a filo di voce. E “Ci stiamo preparando al meglio” è un inno di speranza in un momento difficile come quello che stiamo attraversando. Rivisita celebri canzoni popolari e classici della musica napoletana; come Lacreme napuletane – Mia cara madre, scritto con migranti che si trovano a Napoli, e nella loro lingua; o Core ‘ngrato.
“Adoro Roberto Murolo, di grande ispirazione e introspettivo; Pino Daniele, ma anche i nuovi rapper napoletani, come PeppOh o Clementino, ad esempio” dice Canio Loguercio.
Da anni vive a Roma, dove lavora come architetto al Ministero dell’Ambiente. “ Ma la mia passione per la musica – e per quella napoletana in particolare – mi accompagneranno per sempre, e sono il meglio di me – dice. – Mi alimentano con la nostalgia del passato, e mi aiutano a trarre il meglio dall’esperienza di vita”.

Mario Furlan, life coach – Perché le fake news ti fanno ammalare

Le fake news nuocciono gravemente alla salute

Le fake news nuocciono gravemente alla salute: questo articolo ti spiega il perché

Le fake news nuocciono non solo alla verità, ma anche alla salute. Mentale, e fisica.
Infatti la parte più antica e potente della nostra mente – il cervello rettiliano –  ha un compito fondamentale: farci sopravvivere. Per questo è costantemente all’erta, pronto ad attivarsi se vede un pericolo. Vero o presunto.

Le fake news ci colpiscono proprio perché sollecitano questo aspetto del nostro cervello. Guarda caso, sono sempre negative, mai positive. E proprio per questo ci mettono in allarme. Ci agitano. Ci fanno spaventare, indignare o infuriare. Producono emozioni forti, e massicce scariche di adrenalina e cortisolo. Che, a lungo andare, logorano il sistema nervoso. Abbassano le difese immunitarie. Producono stress, tachicardia e respiro affannoso. E ci fanno vivere nell’ansia. Possono arrivare a provocare ipertensione e infarti, oltre ad un’estesa serie di patologie che vanno dalla cattiva digestione (come se non riuscissimo a digerire certe notizie!) all’insonnia (le tragedie non ci lasciano dormire). Tutto questo incide anche sul nostro carattere. Se siamo convinti di vivere in un mondo di orribile e terribile, saremo meno cordiali e aperti e più guardinghi e aggressivi. Ci terremo sulla difensiva, per difenderci dai pericoli che ci circondano. E, naturalmente, questo inciderà sui nostri rapporti sociali.

Un esempio clamoroso di fake news

Un esempio eclatante di fake news l’abbiamo avuto negli ultimi due mesi, in corrispondenza con le elezioni americane. Molti continuano a credere che Trump abbia perso a causa di brogli estesi, che però non sono mai stati dimostrati. E il fatto che non siano mai stati dimostrati è, secondo i complottisti, la prova che le menti che li hanno architettati sono diaboliche. Talmente diaboliche che non hanno lasciato traccia. E’ una bufala che va a segno perché indigna, fa ribollire il sangue: che scandalo, che vergogna, un imbroglio così colossale negli Stati Uniti, la terra della democrazia!

Un’altra bufala colossale è quella secondo cui Joe Biden sarebbe, insieme con Hillary Clinton (guarda caso i due rivali elettorali di Trump), a capo di un’organizzazione mondiale di pedofili satanisti. Che sgozzano i bambini per bere il loro sangue. Una panzana truculenta che, a rigor di logica, non dovrebbe essere nemmeno presa in considerazione da chi ha un minimo di discernimento. Eppure c’è chi, pur non essendo stupido, ne è convinto. Perché questa notizia fasulla è come un pugno nello stomaco. Coinvolge i bambini. I più deboli, i più indifesi. Suscita immagini di piccini che urlano e sanguinano: scene raccapriccianti. Che non ci possono lasciare indifferenti, soprattutto se siamo genitori. E che stimolano fortemente il cervello rettile.

Chi produce le fake news conosce bene i meccanismi psicologici e le reazioni del nostro cervello. E sa colpirci nei punti deboli. Lui ci guadagna, che si tratti di visualizzazioni sul suo sito o di denigrare l’avversario politico. Ma noi abbiamo solo da perderci, ad abboccare all’amo delle bufale. Quindi non credere a tutte le notizie choc che leggi sui social. Anzi. Più sono sconcertanti, più è probabile che siano balle!

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Rocco Bronte e Davide Roccaro, creatori di Volit

Rocco Bronte e Davide Roccaro

Rocco Bronte e Davide Roccaro

“Abbiamo creato il primo marketplace italiano dove la concorrenza e’ finalmente ad armi pari!”
Rocco Bronte e Davide Roccaro sono felici della loro nuova creatura. Bronte e Roccaro sono due imprenditori impegnati nel settore marketing e web. Spiegano: “Abbiamo pensato e iniziato a sviluppare Volit.it ancor prima della pandemia con l’idea di rivoluzionare il mondo dell’e-commerce in Italia creando un ambiente di concorrenza ad armi pari. E durante il lockdown ci siamo trovati di punto in bianco in balia degli eventi, chiusi in casa, disinformati e senza possibilità di organizzarci. Parlo sia dal punto di vista di chi lavora in modo autonomo che dei privati cittadini. Non eravamo preparati neanche per soddisfare le necessità primarie della nostra quotidianità. Così si spiegano le code per fare la spesa e l’assalto a piattaforme di acquisto online a cui abbiamo assistito da marzo in avanti”.

E chi non era preparato a vendere online? Come ha fatto? Sono nati gruppi di acquisto sui social, via whatsapp, attraverso il passa parola. E tutto senza un supporto ordinato e normato.

 Volit.it è la risposta

Per questo Bronte e Roccaro hanno creato Volit. it.
Si tratta di una piattaforma digitale che permette, dopo aver superato i vari passaggi di registrazione, di essere velocemente online e di poter vendere senza dover pagare anticipatamente commissioni o quote di iscrizione da subito!
Volit.it si rivolge in modo equo sia a chi vuole vendere online senza fare investimenti prima ancora di aver iniziato che a chi compra, attraverso uno sviluppo e una politica attenta alla tutela del consumatore.
Su volit.it possono iscriversi per diventare venditori, solo partite iva italiane che dimostrino di essere attive al momento dell’iscrizione e che contribuiscono all’economia del nostro paese. Dal lato di chi acquista, non ci sono limiti a meno che non sia il venditore a porli, nelle sue politiche di vendita.

Quindi che differenza c’è tra Volit e le altre piattaforme di vendita online?

“Come dicevamo prima  – rispondono Rocco Bronte e Davide Roccaro – per vendere bisogna avere partita iva italiana e questo permette di avere una concorrenza ad armi pari con gli altri venditori. Non possono vendere su volit, i privati ne le aziende al di fuori dell’italia. Questa è una tutela molto forte che abbiamo voluto per i nostri venditori.
Inoltre Volit, essendo un Marketplace, si pone come facilitatore per la vendita e il rapporto è sempre tra negoziante e acquirente. Abbiamo quindi sviluppato una chat che dia la possibilità a chi compra, di avere informazioni direttamente dal negoziante che in questo caso fa da consulente. Quest’ultimo può quindi continuare a svolgere la propria attività con lo stesso scopo di sempre, ma con modalità diverse”.

Quali sono le categorie merceologiche presenti?

“Attualmente abbiamo inserito le principali categorie che sono di interesse comune, ma siamo sempre in aggiornamento per inserire ciò che ci viene richiesto dai venditori. In più, abbiamo pensato anche a chi in questo periodo si trova chiuso per via dei vari DPCM. Infatti su Volit.it abbiamo considerato diverse categorie alimentari e di servizi. Ad esempio chi in questo momento non può lavorare per via del decreto, può comunque vendere voucher che andranno riscattati quando la situazione sarà migliorata. In questo modo diamo la possibilità a tutti di continuare a fare business malgrado le difficoltà e le restrizioni”.

Come state informando il territorio?

“Stiamo facendo delle convenzioni con le associazioni di tutto il territorio nazionale, abbiamo già siglato una convenzione con Confcommercio Lombardia, Calabria e presto anche con il Lazio, oltre ad Associazione Imprenditori Nord Milano, Federcomtur e stiamo iniziando a collaborare con i vari comuni in sinergia con i rappresentanti locali dei Commercianti. La prima iniziativa partirà in questi giorni dal comune di Cologno Monzese grazie al Sindaco Angelo Rocchi e all’assessore al Commercio Giuseppe Di Bari.

Ci avvaliamo anche della collaborazione di alcuni partner – uno di questi è la società Dominanza Digitale che si occupa di performance Marketing-  con l’obiettivo di fornire  sempre più strumenti ai venditori per migliorare la propria visibilità”.

Un’ultima domanda, dove volete arrivare con Volit.it?

“Il nostro sogno è di creare, anche attraverso la collaborazione con altri attori del territorio, un’intera filiera di servizi per aziende e negozi che attualmente non sono presenti online o non hanno ancora deciso di puntare con forza sulla vendita attraverso il web. Il nostro progetto considera la sostenibilità, la collaborazione ma anche la conversione di posti di lavoro che non andranno persi, ma riadattati a questo nuovo modo di fare “negozio”.”

 

Mario Furlan, life coach – Tre domande fondamentali

Il life coach e formatore Mario Furlan

Il life coach e formatore Mario Furlan

Molti non amano ciò che fanno.  Sul  lavoro, o nella vita in genere. Eppure vogliono vivere a lungo. Così, ironia della sorte, faranno ancora di più ciò che detestano.
Anziché lamentarsi perché non ci piace ciò che facciamo, sul  lavoro o nella via in genere, è meglio affrontare i problemi come sfide. E porci le seguenti tre domande:
1) Cosa posso fare?
2) Cosa posso leggere?
3) A chi posso chiedere consiglio o aiuto?
Leggere (o guardare video, o ascoltare podcast) è importante. Cercando su Google puoi trovare tutte le informazioni che ti servono, e molte di più. Ma avere le informazioni giuste non basta: serve anche avere qualcuno che ti incoraggi, ti aiuti, ti sostenga. In modo da motivarti ad agire per cambiare. E per arrivare a fare, finalmente, ciò che ami.

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Daniele Meneghin, il cantautore del “gesto atletico”

Il cantautore Daniele Meneghin

Il cantautore veneto Daniele Meneghin

Daniele Meneghin è un musicista e cantautore molto legato al suo Veneto. Vive vicino a Conegliano, terra di Prosecco; e durante questo periodo di lockdown riesce a trovare la pace facendo lunghe passeggiate da solo, in campagna. La butta sullo scherzo: “Sto passando queste settimane meglio di chi vive in una grande città, come a Milano!” Milano è la città scelta da Meneghin come sfondo di “Siamo Uomo”, il primo singolo che anticipa il suo album “Gesto atletico”, che uscirà in primavera.

“Siamo uomo, e non uomini, per sottolineare la distinzione tra uomo e animale. E’ una riflessione fatta attraverso una storia d’amore” spiega.

E perché il titolo “Gesto atletico” del tuo nuovo album?

“Perché mi piace il suono. E perché il gesto atletico è quello che fa la differenza nella performance sportiva, che si tratti di tennis, golf o calcio” dice. “In questo album ho esplorato mondi musicali a me nuovi. Grazie anche a Paolo Iafelice della Adesiva discografica: è un grande professionista, mi ha aiutato a trovare sonorità inedite. Abbiamo realizzato insieme 12 brani: 12 piccoli gesti atletici!”

Come definiresti la tua musica?

“E’ sicuramente pop, nella sua accezione più popolare. Sin da bambino – sono nato nel ’77 – ho assorbito i grandi cantautori degli anni Settanta-Ottanta: De Gregori, De André, Lucio Dalla e il quasi dimenticato Claudio Lolli. Degli anni Novanta, quelli della mia gioventù, salvo solo Franco Battiato. E parlando di musica internazionale adoro i Coldplay, Ben Harper e ovviamente coloro che hanno creato il pop: i Beatles”.

Usciranno altri singoli nei prossimi mesi?
“Sì, due. Uno ai primi di dicembre: si intitola “Ti vedo perplesso”. Mentre il secondo arriverà prima dell’uscita dell’album. Ma sai qual è la cosa per me più importante?”

Quale?

“Poter suonare dal vivo. Non sai quanto mi manca…”

Mario Furlan, life coach – Saper perdere

Donald Trump: un adulto infantile, perché non sa perdere

Donald Trump: un adulto infantile, perché non sa perdere

I bambini, essendo infantili, pretendono che tutte le ciambelle riescano col buco. Vogliono vincere sempre, non accettano la sconfitta. E se non ottengono quello che vogliono frignano, pestano i piedi, si disperano. Fanno le vittime. E il vittimismo, come sappiamo, è una delle tante declinazioni del rifiuto ad assumersi le proprie responsabilità. Oppure diventano aggressivi. Può anche capitare che abbiano tutte queste reazioni insieme.
Ricordo quando, a 5 anni, facevo la boxe con mio padre. Ci mettevamo entrambi i guantoni, e ci tiravamo pugni. Io con tutta la mia forza, lui delicatamente. Se non lo mettevo ko mi arrabbiavo. E lui, naturalmente, stava al gioco. Fino a quando, un giorno, mi mise al tappeto lui. Io mi infuriai. Al che lui mi diede una lezione preziosa: “Nella vita ti possono buttare a terra. Ma non importa. L’importante è non piangere; imparare dai propri errori; e ritirarsi in piedi. Solo così potrai vincere al prossimo incontro!”

Crescendo, impariamo infatti che prima o poi perdi. E’ matematico. Fa parte della vita. Ma la sconfitta può poi trasformarsi in vittoria, se capiamo la lezione e non commettiamo più lo stesso errore. Come ha detto il Dalai Lama, “quando perdi, non perdere la lezione”.
Tutti, prima o poi, perdiamo. Perché tutti sbagliamo. Ma c’è chi è pronto a riconoscere i suoi errori, e a correggerli. E chi, invece, cerca di occultarli. Se rifiutiamo la sconfitta, fingendo di non aver sbagliato nulla e dando tutta la colpa agli altri, non impariamo nulla. E siamo destinati a ripetere lo stesso errore. Come sta facendo Donald Trump: pretende di avere vinto le elezioni, pur avendole perso. Non accetta la realtà. Dimostrandoci, così, come si possa restare infantili anche in tarda età. Perché la maturità non è una questione anagrafica, ma mentale.

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Mario Furlan, life coach – Nessun presidente ti salverà

Joe Biden e Donald Trump

Joe Biden e Donald Trump

Trump giura che, se verrà rieletto, il 2021 sarà il miglior anno che gli Usa abbiano mai vissuto.
Biden assicura che, se verrà eletto, si affronterà meglio la lotta al Covid e ci sarà più attenzione per i poveri, la classe media e le minoranze.

Come tutti i politici, fanno promesse che sanno benissimo di non poter mantenere. Ma che possono spostare voti. Perché queste promesse fanno leva su un’esigenza innata di noi esseri umani: cercare un protettore. Un nume tutelare. Un padre che ci metta al riparo dai pericoli, e si faccia carico dei nostri problemi.
Invece l’unica persona che può risolvere i tuoi problemi è quella che vedi nello specchio. Chiunque sia il presidente, il primo ministro o il gran sultano. Quindi non credere negli altri, qualunque bandiera sventolino. Credi in te stesso.

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Mario Furlan, life coach – Perché non crediamo più nel lockdown

Un negozio chiude per Covid: riaprirà?

Un negozio chiude per Covid: riaprirà?

In marzo e aprile, durante il primo lockdown, noi italiani abbiamo risposto con grande compostezza e disciplina ai limiti imposti. Abbiamo accettato, quasi senza battere ciglio, le proibizioni imposte dallo Stato e dalle Regioni: eravamo convinti che, stringendo i denti per qualche mese, saremmo tornati alla normalità.
Adesso, invece, benché non siamo (ancora?) al lockdown totale, chiusure e divieti infastidiscono una parte crescente della popolazione. A molti sembrano soprusi ingiustificati. Lo spirito di unione che c’era sei mesi fa non c’è più; ora prevalgono rabbia, rancore, contestazioni. E non solo perché negli ultimi mesi non si è fatto abbastanza per prevenire ciò che sta accadendo.
Perché, allora, questo malumore diffuso?
La risposta va cercata nella nostra mente.
Infatti siamo disposti e motivati a fare sacrifici, anche pesanti, a due condizioni:
1) Se sappiamo che servono;
2) Se sappiamo quando finiranno.
Queste due condizioni sono venute meno. Soprattutto la seconda.
Molti non sono affatto convinti che chiudere palestre, cinema, teatri, bar e ristoranti alla sera serva davvero a combattere il virus. Appaiono sacrifici tanto drammatici quanto inutili. Tant’è vero che non solo i politici, ma anche i virologi sono divisi sull’utilità delle misure. Quel che è peggio, però, è che non abbiamo la più pallida idea di quando usciremo dal tunnel: a Natale? In estate? O forse mai, se è vero il virus si indebolisce con il caldo, ma ritorna con il freddo? Arriverà il vaccino? Funzionerà? Oppure dopo la seconda ondata ne arriveranno una terza, una quarta e chissà quante altre?
E’ proprio questa estrema incertezza a demotivarci. Le autorità ci impongono nuovi sacrifici; e noi, pur obbedendo, ci chiediamo – sotto sotto – se ne valga davvero la pena.

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