Mario Furlan, life coach – Pensa alla morte per vivere meglio

Mario Furlan, life coach

Pensare alla propria morte per vivere meglio. Con più saggezza. Con più consapevolezza. Lo so, pensare al momento in cui chiuderemo gli occhi per sempre fa toccare ferro (e non solo). Ma serve. Per valutare la nostra vita con distacco. Dall’alto. Come fosse un film.
Quando arriverà quel momento, cosa lascerai al mondo? Ai famigliari, agli amici, a chi ti ha conosciuto? Che ricordo, che eredità morale lascerai? Pensaci. Decidi cosa vuoi lasciare. E opera ogni giorno per realizzare il tuo obiettivo. Dedicando tempo e impegno per ciò che vale davvero, senza lasciarti travolgere da sciocchezze e bassezze. Per fare sì che, al momento fatidico, tu abbia la consapevolezza di avere operato bene. E di lasciare una traccia d’amore.

Mario Furlan è docente universitario di Motivazione. E’ fondatore dei City Angels e creatore del Wilding, l’autodifesa istintiva.

www.mariofurlan.com
www.wildingdefense.com

Mario Furlan, life coach – Che prospettiva hai?

Ogni cosa non è facile o difficile in sé, ma a seconda di come la vediamo.
La Bibbia racconta che Mosè, arrivato con i suoi ebrei alla soglia della Terra promessa, mandò dodici spie a vedere la situazione. Dieci gli dissero: Non ce la faremo mai a conquistarla, quella terra è abitata da giganti. Ma Joshua e Caleb diedero una versione diversa: “E’ vero, ci sono giganti, ma il nostro Dio è più grande di loro. Ce la possiamo fare!”
Tutti avevano visto la stessa situazione; la differenza era la prospettiva. Dieci uomini si erano concentrati sulla dimensione dei nemici; due sulla grandezza del loro Dio. E tu, quando hai una sfida di fronte, su cosa ti concentri? Sulle difficoltà, o sulle tue capacità?

Mario Furlan, life coach – Chi diventi conta più di cosa ottieni

Giuda tradisce Gesù per guadagnare trenta denari. Li ottiene. Ma poi, colto dal rimorso, li vuole restituire ai sommi sacerdoti. Quelli lo allontanano: “Hai ottenuto ciò che volevi, vattene!” Allora l’apostolo, disperato, getta le monete nel tempio e si impicca.
I beni materiali che conquistiamo sono importanti. Ma ciò che diventiamo è molto più importante. Giuda si suicida quando si rende conto di chi è diventato in seguito al tradimento: un uomo abbietto, una brutta persona. Hai obiettivi economici da raggiungere? Benissimo. Ma ricorda che gli obiettivi interiori sono quelli che ti danno la vera felicità.

Mario Furlan, life coach – Non farai soldi se pensi solo ai soldi!

Non puoi fare i soldi avendo come unico scopo quello di fare i soldi. Non puoi raggiungere grandi risultati professionali se il tuo unico obiettivo è quello di fare carriera. Perché serve di più. Serve inseguire un obiettivo più alto. Serve credere in valori forti.
Steve Jobs di Apple, Bill Gates di Microsoft, Richard Branson di Virgin, Mark Zuckerberg di Facebook e tutti i grandi imprenditori volevano creare qualcosa di nuovo. Qualcosa che potesse cambiare, in meglio, il mondo. E volevano farlo divertendosi. Appassionandosi al loro progetto. I soldi? Sono arrivati. Ma non sono mai stati il loro fine esclusivo.
Anche se siamo in tutt’altro settore e in tutt’altra situazione, chiediamoci: cosa vorrei fare davvero? Cosa mi darebbe gioia, mi terrebbe sveglio fino a tardi e mi farebbe alzare all’alba con l’entusiasmo nel cuore?

Mario Furlan, life coach – I 3 tipi di uomini

Ci sono tre tipi di persone: gli uomini grandi; gli uomini medi; e gli uomini piccoli. Possiamo distinguerli a seconda degli argomenti di cui parlano più spesso.
Gli uomini grandi parlano dei loro ideali. Dei loro valori. Di ciò che vogliono raggiungere di bello e di buono. Per se stessi, e per il bene dell’umanità.
Gli uomini medi parlano di ciò che serve soltanto a loro. E parlano soltanto di beni materiali: soldi, oggetti, prestigio sociale.
Gli uomini piccoli parlano dei difetti degli altri. La colpa dei loro insuccessi? E’ sempre degli altri. Che sono cattivi, invidiosi, egoisti, disonesti… Vedono queste qualità in tutti gli altri, perché le hanno loro. Sono talmente immersi in pensieri negativi che li scorgono ovunque. Tranne che in chi li genera: se stessi.

Mario Furlan, life coach – Noi creiamo la nostra realtà

Ciascuno crea la sua realtà. E si convince che sia l’unica realtà. Invece tutto dipende da cosa vuoi vedere, tra le infinite sfumature della realtà circostante.
Da ragazzo ero violento. Facevo casino,  allo stadio e nelle manifestazioni . E credevo di essere nel giusto. Pensavo di dovermi difendere dai nemici. E di far valere, in quel modo, i miei diritti. Imparai le arti marziali. Presi a fare bodybuilding. Avevo armi in casa. Dormivo con un nunchaku sotto il cuscino. Ed ero io a creare quella mia realtà paranoica.
Poi conobbi Alessandra. Mi disse “Non è vero che il mondo sia cattivo e violento. Sei tu che lo vedi tale.”  L’amore per lei mi aprì gli occhi. E capii che il mondo intorno a noi non è altro che è una riflessione del mondo dentro di noi.

 

La morte ci motiva

Morte e motivazione sembrano agli antipodi. Invece la morte può essere la più grande forza motivante che abbiamo in vita.
La consapevolezza che, anche se campi cent’anni, la vita è breve, ci aiuta a non perdere tempo. A non rimandare. A cogliere l’attimo. A vivere intensamente. Giorno per giorno. Sapendo che i nostri giorni finiranno.
Ci aiuta anche ad essere meno materialisti e più spirituali. Se in punto di morte hai rimpianti non sono certo perché non hai guadagnato abbastanza. Ma semmai perché non hai amato abbastanza. Perché non hai chiesto scusa a tuo padre. Perché non hai fatto pace con tuo fratello. Perché non hai detto al tuo partner quanto lo ami.
Allora sarà troppo tardi per rimediare. Anche domani potrebbe essere troppo tardi. Fallo oggi. Finché sei in tempo.