Mario Furlan, life coach – La frase delle vittime, e quella dei vincitori

"Risveglia il campione in te!", best-seller del life coach Mario Furlan

“Risveglia il campione in te!”, best-seller del life coach Mario Furlan

“Ma io, cosa ci posso fare se…”
Molti pronunciano, con regolarità, questa frase. Di fronte ad un problema la ripetono come un mantra: Ma io, cosa ci posso fare se succede questo e quest’altro?
Loro non ci possono fare assolutamente nulla: sono delle povere vittime. E se ti azzardi a suggerire loro una soluzione, rispondono: “Le ho già provate tutte”. Anche se non hanno provato proprio nulla: quella frase è soltanto un alibi per la loro inazione. E se gli suggerisci di provare qualcos’altro, sospirano: “Non posso, perché…”
Con loro, insomma, è una battaglia persa.
Per fortuna non tutti sono così. Ci sono anche quelli che, davanti ad un problema, si chiedono “E io, cosa posso fare per risolverlo?” E così facendo spesso lo risolvono davvero. Ottengono risultati. Sono dei vincitori, persone di successo.
Il mondo si divide in due. Ci sono quelli che, davanti ai problemi, alzano le mani. E  quelli che, invece, le mani le usano per rimboccarsi le maniche.

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Mario Furlan, life coach – Non scalare con qualcuno in spalla!

Lo scalatore non può salire con un altro sulle spalle!

Lo scalatore non può salire la montagna con un altro sulle spalle!

E’ giusto tendere la mano agli altri: se non credessi fermamente in questo principio, non avrei fondato, 25 anni fa, i City Angels. Ma proprio attraverso il volontariato e l’assistenza ho imparato che non devi caricarti gli altri sulle spalle. Perché, così facendo, non impareranno mai a camminare. E inoltre ti rallenteranno. Ti faranno inciampare. O, addirittura, ti schiacceranno con il loro peso. Pertanto finiresti con il fare del male sia a te, sia a loro.
Se dai la stampella a qualcuno, quella persona imparerà a zoppicare. Se gli spazzi via tutte le difficoltà, non riuscirà più ad affrontarle. Perché non si è allenato. E’ come andare in palestra: il muscolo cresce se lo sottoponi a stress. Altrimenti rimane così com’è. E negli anni rimpicciolisce.
Lo dice anche il proverbio: aiutati, che Dio t’aiuta. Tendi la mano, ma lascia che la prendano e che vengano verso di te. La vita è come una scalata in montagna. Puoi insegnare a scalare. Puoi donare l’attrezzatura. Ma, tranne che in casi estremi, non puoi scalare una montagna con qualcuno in spalla: sarebbe disastroso per entrambi, vi sfracellereste tutti e due!

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Mario Furlan, life coach – Si cresce meglio senza Google Maps

Mario Furlan durante un corso di motivazione

Il life coach Mario Furlan durante un corso di motivazione

Se sei sopra gli anta, ricorderai che una volta era facile perdersi. Per trovare una località non c’era Google Maps; per andare diritti a destinazione in auto non c’erano né il vecchio TomTom, né il nuovo Waze.
Era più facile perdersi, ma dopo esserci persi ritrovavamo la strada. Oggi perdersi è diventato quasi impossibile i: c’è sempre un algoritmo che ci guida.
Oggi la guida esterna non si limita ai nostri viaggi in auto, ma si è estesa a tutta la nostra vita. E, ancora di più, alla vita dei nostri figli. Quante volte ricevo genitori preoccupatissimi perché il loro pargolo – che magari ha già 25 anni suonati, o magari è addirittura sulla trentina – non ha ancora trovato la sua strada nel mondo!
Scavando, scopri che c’è uno schema perverso che si ripete in questi casi. Scopri che questo giovane è sempre stato iperprotetto. Che da minorenne, e anche dopo, è stato trattato da minorato. Da bambino i genitori hanno, per amore, evitato che sudasse, quando giocava con gli altri bambini; da ragazzino gli hanno proibito di andare a scuola da soloo; da ragazzo hanno pregato gli insegnanti di promuoverlo, anche se non se lo meritava affatto. Così il loro figlio, in una vita priva di ostacoli da rimuovere, in cui mamma e papà fanno tutto per lui, è rimasto piccolo. Quando invece dovrebbe essere grande già da un pezzo.
Impariamo solo sbagliando, cadendo, sbattendo il naso. Solo così cresciamo, e impariamo a credere in noi stessi. Evitare di farci sbagliare non significa proteggerci dai problemi. Ma crearne altri, molto più grandi e duraturi.

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Mario Furlan, life coach – Sei davvero un leone?

Il leone e la gazzella

Il leone dà la caccia alla gazzella, non perde tempo dietro alle piccole prede

Il leone deve correre, sudare e bruciare molte calorie per catturare una gazzella. Mentre non deve fare alcuna fatica ad agguantare, con una zampata, il topolino che gli sta passando davanti. Eppure i leoni inseguono le gazzelle. E non si curano dei topolini.
Il re della foresta punta in alto. Alle prede grosse, importanti. A quelle che valgono la pena. Non si perde dietro ai topolini. Acchiapparli non richiede particolare sforzo, è vero. Ma non portano a nulla. Non danno soddisfazione. Fanno solo perdere tempo.
E tu, sei un leone? Ti impegni a raggiungere obiettivi ambiziosi, motivanti, grandi, senza perderti in piccolezze?

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Mario Furlan, life coach – Sopravvalutiamo il corso, sottovalutiamo il percorso!

Felici per sempre, l'ultimo libro del life coach Mario Furlan

Felici per sempre, l’ultimo libro di crescita personale del life coach Mario Furlan

Ormai io, Mario Furlan, ci ho fatto il callo: funziona così da quasi trent’anni. Da quando ho iniziato ad essere un life coach, a scrivere libri di crescita personale, e a tenere corsi di motivazione e autostima. Per ogni persona che mi dice che il mio libro, o un mio corso, gli ha cambiato la vita, ce n’è un’altra che si lamenta del contrario. Borbotta: per carità, bello il libro, bellissimo il corso, ma io sono rimasto quello di prima! E se la prende con me. Come se non fossi stato all’altezza delle sue aspettative. Come se arrivare all’ultima pagina di un libro, o all’ultimo minuto di un corso, fosse una garanzia di successo per chi vuole migliorare la sua esistenza.
Queste persone, poverine, sopravvalutano il libro o il corso, e sottovalutano il percorso che deve accompagnarlo e seguirlo. Non esistono libri o corsi che possano cambiarti la vita, se tu non sei disposto a sudare per cambiarla. Ma nella nostra società abbiamo ormai adottato la mentalità del “tutto qui e ora”: come vogliamo che una pillola ci guarisca dai mali fisici, così pretendiamo che la soluzione ai nostri mali interiori venga dall’esterno. Senza che noi dobbiamo fare alcun tipo fatica. Devono essere il libro, il corso o il life coach a portarci, magicamente, al traguardo!
Magari fosse così… ma non lo è! Un buon libro, un buon corso possono darti una bella spinta. Ma poi devi essere tu ad andare avanti, con le tue gambe. E anche se hai un eccellente life coach a sostenerti, la vita – e le sue scelte – sono tue. Non sue. Lui può darti una grossa mano.. ma le decisioni spettano a te!

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Mario Furlan, life coach – E’ tutto in prestito, quindi paga l’affitto!

La cantante Dido, autrice della canzone "Life for rent"

Dido, autrice della canzone “Life for rent” (La vita è in prestito)

Lo cantava Dido nella sua canzone Life for rent: La mia vita è in prestito, nulla di ciò che ho è veramente mio.
A volte ci illudiamo che quando raggiungiamo un risultato – professionale, personale, relazionale – questo sia per sempre. O comunque che duri a lungo. Invece è tutto in prestito. E possiamo perderlo in ogni momento.
Possiamo perdere la posizione sociale; i soldi; la salute; la persona amata; la vita. Perché sono in prestito. O in affitto. E l’affitto va pagato ogni giorno. Ogni giorno dobbiamo fare qualcosa per tenerci stretto ciò che abbiamo. E ancora di più per migliorare la nostra situazione. Se passano troppi giorni in cui trascuriamo di fare ciò che ci fa progredire e stare bene, ecco che andiamo indietro. Ci torna il mal di schiena. Ci sgridano sul lavoro. Il partner, sentendosi trascurato, si allontana.
Ricordiamoci di pagare l’affitto ogni giorno. O il conto sarà salato…

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Mario Furlan, life coach – A cosa serve il dolore

Solutidine, la poesia di Ella Wheeler

Solutidine, la poesia di Ella Wheeler

Il dolore: vorremmo evitarlo, ma non possiamo. Fa parte della vita. E, comunque, serve.
Serve a farci riflettere. E maturare. Quando tutto va bene, tendiamo ad essere superficiali: perché prenderci la briga di pensare? Sono le batoste, invece, a farci fermare. Per capire dove stiamo sbagliando. O per spingerci a soffermarci sul significato delle tragedie che ci colpiscono: la morte improvvisa di una persona cara, una malattia, una catastrofe.
Inoltre il dolore serve a stringere legami. Soffrire insieme crea una relazione molto più forte del gioire insieme. Festeggiare insieme genera un’unione superficiale; piangere insieme forgia un legame assai più profondo. Perché è soprattutto attraverso la sofferenza condivisa che si crea empatia tra le persone. E che i popoli si stringono nell’unità. Sono, che piaccia o no, le guerre, le catastrofi, i drammi a rimanere vivi nella coscienza collettiva. E a farci sentire nazione.
Nella sua poesia Solitudine (1883), la poetessa americana Ella Wheeler Wilcox scrive che “quando ridi, l’intero mondo ride con te. Quando piangi, piangi da solo”. E’ vero. E per questo il dolore comune cementa unioni che possono durare per tutta la vita.

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Mario Furlan, life coach – Sette secondi

Mario Furlan, life coach e motivatore

Mario Furlan, life coach e motivatore

Sette secondi? Ma cosa ci fai in soli sette secondi?
Beh, ci sono fidanzati e mariti che fanno tutto in sette secondi. E, scherzi a parte, basta una manciata di secondi – sette sono più che sufficienti – per farsi un’idea di una persona.
La primissima impressione ce la facciamo in base a ciò che vediamo: la comunicazione visiva. Secondo uno studio fatto dallo psicologo Albert Mehrabian nel 1967, quest’ultima copre il 55% dell’impatto emotivo. Basta essere sorridenti o corrucciati, eretti o curvi, vestiti bene o male per dare un’idea completamente diversa. Seguono la comunicazione vocale, ovvero il tono di voce, che conta per il 38%; e quella verbale, cioè ciò che dico. Che impatta solo per il 7%.
Insomma, non conta solo cosa dico. Ma anche, e molto, come lo dico. E l’abito, purtroppo, che piaccia o no, fa il monaco…

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Mario Furlan, life coach – Il motivatore imperfetto

Mario Furlan durante un corso di motivazione

Il life coach Mario Furlan durante un corso di motivazione

Erano le 22.30. Ero in aeroporto, distrutto dopo una lunga giornata di corsi di motivazione, in attesa di prendere il volo per tornare a Milano. Ed ero arrabbiato perché mi ero macchiato la maglietta nera con un rosso succo di melograno.
Una donna mi guarda, perplessa e dubbiosa. Io la guardo, infastidito: che diavolo vorrà da me? Lei mi chiede: Scusi, è il motivatore Mario Furlan?
Sì, rispondo imbarazzato.
E lei: Stamattina sono stata al suo corso di motivazione, perché non sta sorridendo?
Mi sono vergognato. Mi sentivo colto in castagna: io, il motivatore che predico la positività mi ero fatto sorprendere con le scatole girate!
Poi ci ho riflettuto. Ho pensato che siamo fragili. E che la nostra forza non sta nel pretendere di essere perfetti, ma nell’accettare serenamente le nostre imperfezioni. Che stress, cercare di essere sempre al top! Meglio essere noi stessi. E accettarci così.

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Mario Furlan, life coach – Perché conviene fare del bene (e non gioire delle disgrazie altrui)

"Felici per sempre", il nuovo libro del life coach Mario Furlan

“Felici per sempre”, il nuovo libro del life coach Mario Furlan

L’ho imparato in 25 anni di volontariato nei City Angels, l’ho scritto anche nel mio ultimo libro “Felici per sempre”: fare del bene ti fa stare bene.
Non è la solita melensa retorica buonista: è la verità. Perché distogli l’attenzione dai tuoi problemi. Che, toccandoti sul vivo, ti sembrano i più grandi del mondo. Ti rendi conto che altri hanno problemi maggiori dei tuoi. E provi gioia nell’aiutare.
E’ il contrario di ciò che in tedesco si chiama Schadenfreude: gioia nelle disgrazie altrui. E’ vero, molti esultano per le sfighe degli altri. Ma sono degli sfigati. L’emozione che provano è negativa. E così facendo accrescono nel loro animo invidia, gelosia, meschinità. Di certo non i sentimenti che ti aiutano a vivere bene, nell’ottimismo e nell’entusiasmo!
Donando il tuo denaro, il tuo tempo o il tuo amore ti rafforzi. Perché ti senti meglio. E perché raccogli amore. C’è un solo modo per ricevere positività: darne.
Non aspettare che siano gli altri a iniziare: non lo faranno mai. Comincia tu, per primo!

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