Mario Boselli, ambasciatore della moda italiana nel mondo

Mario Boselli, ambasciatore della moda italiana nel mondo

Mario Boselli, ambasciatore della moda italiana nel mondo

Mario Boselli, Cavaliere di Gran Croce della Repubblica italiana, è da oltre trent’anni un punto di riferimento nel mondo della moda italiana. Per un quindicennio Presidente della Camera della Moda, ne è ora il Presidente onorario.
Affabile e puntualissimo nonostante i suoi mille appuntamenti, mi riceve nel suo ufficio milanese. In una sala dove domina una grande foto. Scattata nel 1986, mostra, insieme, alcuni dei più grandi nomi della nostra moda dopo una sfilata: Gianni Versace, Giorgio Armani, Valentino, Ferré…
“Oggi sono in vita soltanto Armani e Valentino – sospira Boselli. – Ma il peggio è che la moda italiana non è più quella degli anni d’oro: gli anni Ottanta-Novanta, appunto. Oggi è tutto cambiato. Ed è tutto più difficile, per i giovani”.
Perché?
“Perché oggi quel mondo è diventato affollato. Negli anni Ottanta se eri un ragazzo in gamba potevi farcela; oggi ci sono tanti ragazzi in gamba come i loro padri, ma fanno molta più fatica ad affermarsi.”
L’offerta, spiega, è debordante. E le boutique non vogliono rischiare con i nomi emergenti: preferiscono puntare sul sicuro, con nomi celeberrimi e riconosciuti nel mondo: i soliti Prada, Gucci, Armani… “Per i giovani non c’è posto, devono sostenere investimenti ingentissimi per riuscire a sfondare” spiega.
La difficoltà per le nuove leve è un effetto della globalizzazione. “ Non solo l’Italia, ma l’Europa è ferma, statica  – dice Boselli.  E’ come una vecchia zia: carica di storia, ma ormai al tramonto. Il baricentro di tutto si è spostato in Estremo Oriente, in Cina. La Cina è l’unico paese al mondo in piena crescita, dove ben 400 milioni di persone diventeranno presto nuovi consumatori. Oggi il futuro è lì”.
Mario Boselli vede lontano: non a caso oggi passa anche molto tempo in Cina. E’ Presidente dell’Istituto Italo-Cinese e uno storico  ambasciatore della moda italiana in Oriente. “Laggiù adorano l’Italia e lo stile italiano – assicura. – Amano il bello ben fatto, come mi piace dire. Hanno una grande passione per il nostro stile di vita e per le nostre tre effe: food, cioè cibo, che comprende anche il vino e le bevande; fashion, la moda; e furnishing, il design”.
Ma se ci amano così tanto, dov’è il problema?
“In Italia i negozi di prêt-à-porter di alta gamma vendono a consumatori benestanti: italiani e stranieri. Le italiane comprano   meno, vista la crisi; e gli stranieri, a cominciare dai cinesi che fanno la parte del leone, comprano sempre più spesso italiano nel loro Paese. Il Presidente cinese ha ridotto le tasse all’importazione dei prodotti di lusso europei e le grandi maison hanno ridotto i loro prezzi, si è venuta così a ridurre la forbice fra prezzi europei e cinesi.  Quindi è diminuita la spinta a venire in Italia a comprare italiano,  dato che si può farlo a un prezzo di poco superiore a Shangai o Pechino?”
E l’India? Non è anche quella un grande mercato emergente su cui puntare?
“Ci sono anche lì tanti potenziali compratori, è vero; ci sono però barriere socio-culturali e religiose che non favoriscono la diffusione della nostra moda e del nostro stile di vita”.
La situazione in Italia non è delle migliori, per le nuove promesse della moda. E per questo Boselli, con la sua esperienza e la sua autorevolezza riconosciuta nel mondo, si prodiga per aiutare giovani talentuosi ad andare in Oriente. Per farli conoscere alle sfilate in Cina, in Corea, a Singapore.
“Adesso la mia missione è questa – dice. – Se un giovane pensa di diventare il nuovo Versace puntando solo sull’Italia deve fare molta fatica e fa bene ad andare in Asia. Nel Middle East, negli Emirati arabi.. E io cerco di far sbocciare, e soprattutto affermare, nuovi talenti in Oriente. Nel posto al mondo più promettente per loro. “