Mario Furlan, life coach – Perché dobbiamo andare contronatura per essere felici

Mario Furlan, motivatore e life coach

Mario Furlan, motivatore e life coach

Hai notato che la gente ricorda il male che ha subito, mentre dimentica il bene che ha ricevuto? E – detto tra noi – anche tu fai parte della gente.
Perché abbiamo questo difetto di fabbricazione? Perché Madre Natura ci ha costruiti in modo tale da proteggerci dai pericoli, facendoceli ricordare a lungo. Ma non si è preoccupata di renderci felici, assaporando la gratitudine.
Il nostro cervello emotivo reagisce ancora come decine di migliaia di anni fa: come un adesivo con le cose negative (restano attaccate), e come un teflon con quelle positive (si staccano subito, ce le scordiamo). Per questo in politica rende molto di più infangare l’avversario piuttosto che proporre soluzioni costruttive.
E’ la nostra natura. Ma è anche la nostra infelicità. Quindi, per vivere meglio, conviene andare… contronatura! Non è facile, ma ci aiuta a conquistare la serenità.

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Mario Furlan, life coach – Come suscitare fiducia negli altri

Mario Furlan è un life coach

Il life coach Mario Furlan

Più invecchiamo, più troviamo difficile fidarci degli altri. Perché negli anni abbiamo ricevuto troppe fregature. Ci hanno fatto promesse che non hanno mantenuto (e non mi riferisco solo ai politici); oppure abbiamo nutrito aspettative che sono andate deluse. E il divario tra ciò che ci aspettiamo (di solito molto) e ciò che riceviamo (di solito molto meno) si chiama delusione.
Per suscitare fiducia nelle persone consiglio, quindi, di comportarci all’opposto di come fanno gli altri: promettiamo meno di quanto possiamo fare, e facciamo più di quanto abbiamo promesso. Il divario tra ciò che ci aspettiamo e ciò che riceviamo si chiama soddisfazione. E la soddisfazione genera fiducia.

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Mario Furlan, life coach – Vuoi davvero conoscere la verità?

Un bimbo con il viso sporco dopo aver mangiato

Un bimbo con il viso sporco dopo aver mangiato

Se, dopo aver mangiato, hai il mento unto ma nessuno te lo dice, continuerai ad andare in giro col viso sporco. Allo stesso modo, se stai sbagliando ma nessuno te lo fa notare, continuerai a sbagliare.
Il problema è che spesso respingiamo la realtà. Ci arrabbiamo con chi ci indica i nostri errori: pensiamo che ce l’abbia con noi. Ci comportiamo come i dittatori, che incarcerano chi si permette di criticarli.
Eppure rifiutarci di accettare la dura realtà, e cullarci nell’illusione che tutto vada bene e che ci stiamo comportando in modo impeccabile, non può che peggiorare le cose. Siamo come il negazionista, che caccia via il medico che gli dice che è colpito da una forma grave di Covid. Gli grida, arrabbiato, che il virus non esiste. Così non si cura. E muore.
A volte siamo noi a rigettare la verità. Altre volte sono i nostri interlocutori a nascondercela. Non sempre con intenti nocivi: talvolta lo fanno nel tentativo di proteggerci. Da ragazzo frequentavo il mio coetaneo Andrea; quando si ammalò di tumore al fegato, i genitori raccomandarono a noi amici di non dirglielo. E di fargli credere che fosse soltanto un’epatite. Così Andrea morì convinto, fino all’ultimo, di poter guarire. E’ stato giusto? Non sta a me giudicare. Se però fossi io ad essere ammalato, pretenderei da medici e familiari di conoscere la verità. Vorrei sapere quanto tempo mi rimane da vivere, perbacco. Perché vorrei prepararmi all’ultimo viaggio nel modo migliore.
Qualche giorno fa mi sono scontrato con uno psicologo di una certa scuola freudiana che non vuole dire ai suoi pazienti da cosa sono affetti. “Per non etichettarli”, è la sua giustificazione. Suona bene, sembra nobile. Ma i risultati sono disastrosi. Conosco infatti una ragazza, affetta da disordine della personalità di tipo borderline, che è andata per anni da questo psicologo senza cavare un ragno da un buco. Perché lo specialista le ha sempre detto che lei non ha alcuna patologia, ma deve solo imparare a gestire meglio i suoi stati d’animo. Così la giovane è a tutt’oggi convinta di essere più o meno a posto, e che la colpa del suo malessere derivi interamente dai genitori. Lascio a voi immaginare cosa subiscono i poveri genitori, che per giunta pagano lo psicologo…

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Mario Furlan, life coach – Elimina il burocrate in te!

Risveglia il campione in te!, best-seller motivazionale del life coach Mario Furlan

Risveglia il campione in te!, un libro che ti aiuta a cambiare le tue cattive abitudini

La burocrazia, nata con le migliori intenzioni, si è ridotta a fare principalmente una cosa: rendere difficile il facile attraverso l’inutile. Rallentando e complicando tutto, come stiamo vedendo anche con l’approvazione e la distribuzione dei vaccini antiCovid.
Protocolli che potevano andare bene tempo fa possono rivelarsi obsoleti e dannosi al giorno d’oggi. Sapevi, ad esempio, che in alcuni eserciti è richiesta la presenza di tre soldati per usare un cannone? Due lo caricano e sparano, il terzo li guarda. A che serve? Una volta serviva a evitare che il cavallo, spaventato dall’esplosione, fuggisse. Il protocollo non è cambiato… e oggi è inutile. Ma è ancora lì. In perfetto spirito burocratichese. Perché il burocrate non è interessato al risultato, ma ad una cosa soltanto: a seguire, per filo e per segno, la procedura che gli è stata imposta. Nessuno lo rimprovererà se non ha raggiunto l’obiettivo, ma sicuramente lo puniranno se non segue la procedura. E non importa se questa è lunga, inutile, farraginosa o addirittura dannosa. Perché la forma conta infinitamente più della sostanza.
Anche se non sei un burocrate, poniti questa domanda: ci sono cose che continui a fare per abitudine, anche se oggi non ti servono più?

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Mario Furlan, life coach – I due tipi di successo

Mario Furlan, life coach

Mario Furlan, life coach e motivatore

Ci sono due tipi di successo.
Il successo esterno: lavorare in azienda per fare carriera, arricchirsi, diventare famosi. Perché farsi una posizione, essere stimati e riveriti, piace a tutti. E i soldi, si sa, servono!
Ma c’è anche un secondo tipo di successo. Il successo interno: lavorare su se stessi acquisire serenità, equilibrio, consapevolezza.
Spesso trascorriamo la prima parte della vita ad inseguire quasi esclusivamente il successo esterno. E man mano che ci addentriamo nella seconda parte, di solito superati i 40 anni, scopriamo l’importanza del successo interno. Bramiamo un po’ meno acquisire una posizione di prestigio e ci importa di più sentirci tranquilli. E capiamo che soldi e potere sono beni caduchi. Si possono perdere velocemente. Mentre l’imparare a gestire la nostra interiorità è qualcosa che ci rimane per sempre.

I due successi non sono separati, ma collegati. Se siamo in pace con noi stessi riusciamo a rendere meglio anche sul lavoro, e con meno stress. Quindi perché aspettare i 40 anni per iniziare a lavorare su noi stessi? E perché non capire prima che la felicità non viene tanto dal riconoscimento altrui, bensì dalla nostra forza interiore?

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Mario Furlan, life coach – Solo l’Ubuntu salverà il mondo (e la tua azienda)!

L'Arcivescovo Desmond Tutu e Nelson Mandela, che hanno messo in pratica l'Ubuntu

L’Arcivescovo Desmond Tutu e Nelson Mandela, che hanno messo in pratica l’Ubuntu

Nel nostro mondo sempre più globalizzato, ciò che succede in un punto del globo si ripercuote, velocissimamente, su tutto il pianeta. Una epidemia si trasforma subito in pandemia; i cambiamenti climatici e l’inquinamento, causati dalla scarsa sensibilità ecologica di un Paese, colpiscono tutti i Paesi. E anche le crisi economiche tendono a diventare internazionali.
In un contesto così, l’unica filosofia di vita che ci può salvare è quella dell’ubuntu.
Ubuntu è una parola sudafricana, significa “io sono perché noi siamo”. E’ stata usata, e messa in pratica, da Nelson Mandela e l’arcivescovo Desmond Tutu, eroi della lotta all’apartheid. Dopo la fine del regime razzista cercarono non la vendetta contro i bianchi che  li avevano oppressi, ma la conciliazione. Capendo che il male, o il bene, di uno sono il male, o il bene, di tutti. Che stiamo tutti sulla stessa barca. Concetto ripreso anche da Papa Francesco: “Nessuno si salva da solo”. Vale per le nazioni. Per le associazioni (è un concetto che cerco di inculcare nei City Angels, da me fondati). Nelle società. Nelle famiglie. Ovunque le persone si trovino insieme, e capiscano che la collaborazione produce frutti migliori delle guerre.
Vinciamo se giochiamo non ciascuno per sé, ma come squadra. Infatti le squadre – sportive o aziendali – che vincono sono quelle in cui i fuoriclasse mettono da parte il  loro ego per il bene comune. E ragionano non in termini di “io”, ma di “noi”. Cioè di ubuntu.

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Mario Furlan, life coach – Che rana sei?

La favola delle due rane nel pozzo

La favola delle due rane nel pozzo

Due rane erano cadute in un pozzo profondo. E non riuscivano ad uscirne.

Le loro amiche si radunarono intorno al pozzo per incoraggiarle a saltare fuori: Forza!, Dai che ce la fai!, Salta più su!, Non mollare!
La prima rana si mise a saltare più in alto che poteva, ma non ci fu nulla da fare: rimediò soltanto terribili strappi muscolari e numerose escoriazioni, andando a sbattere contro le pareti del pozzo. A quel punto le compagne gridarono: Smettila, tanto non ce la fai!
Esausta, dolorante e sanguinante, la rana obbedì. E si lasciò morire in fondo al pozzo.
Poi fu la volta della seconda rana. Anche lei cercò di saltare fuori dal pozzo. Senza riuscirci. Le amiche le gridarono: Lascia stare, non ce la fai e ti fai male! Stai calma, almeno morirai senza soffrire! Ma lei continuò. Fino a quando, miracolo!, riuscì a balzare fuori.
Le sue compagne, incredule, la festeggiarono. E le dissero: Ma non hai sentito che ti dicevamo di rinunciare? Perché non ti sei arresa? La rana finalmente libera rispose: No, non vi ho sentite da laggiù in fondo, perché sono mezza sorda. E mi sembrava che mi steste incoraggiando a saltare ancora più in alto!

Siamo molto influenzabili dalle parole degli altri, in bene e in male. I loro incoraggiamenti ci possono essere di grande aiuto, ma le loro parole distruttive ci possono ferire. O, addirittura, uccidere. Quindi, in certi casi, è meglio essere sordi!
E tu, che rana sei? Quanto ti lasci influenzare o manipolare dagli altri? E quanto riesci, quando serve, ad essere sordo?
Ti propongo un esercizio: Ascolta con attenzione le parole altrui, e scegli da quali intendi farti influenzare. E da quali no. E, a tua volta, utilizza le parole per rincuorare ed aiutare chi ha bisogno!

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Mario Furlan, life coach – Sei leader o manager?

Il life coach Mario Furlan

Mario Furlan, life coach

Leader e manager sono due figure differenti, ed entrambe ugualmente essenziali in un’azienda o associazione (penso ai miei City Angels; guai se non avessi un ottimo manager, Sergio Castelli, al mio fianco!)
Ci sono alcune fondamentali differenze tra il leader e il manager.
Per usare una metafora stradale, il leader traccia la strada, mentre il manager lo segue per asfaltarla e piantare i cartelli stradali. Il leader pensa a dove andare, e perché; il manager a come, e quando, arrivarci.
Un leader senza manager è il caos, e un manager senza leader è un burocrate, che segue vuote procedure senza sapere perché le fa. Il leader trova le cose giuste da fare ed ha una visione, mentre il manager trova il modo giusto in cui farle ed è efficiente. Un leader si assume dei rischi, mentre il manager cerca di minimizzarli. Un leader sfida lo status quo, un manager lo mantiene. Il leader guarda a lungo termine, il manager a breve. Proprio per questo, raramente un leader è anche un manager, e viceversa.
Di solito il presidente di un’azienda è il leader, mentre l’amministratore delegato è il manager.
E tu, cosa sei?

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Mario Furlan, life coach – Perché le fake news ti fanno ammalare

Le fake news nuocciono gravemente alla salute

Le fake news nuocciono gravemente alla salute: questo articolo ti spiega il perché

Le fake news nuocciono non solo alla verità, ma anche alla salute. Mentale, e fisica.
Infatti la parte più antica e potente della nostra mente – il cervello rettiliano –  ha un compito fondamentale: farci sopravvivere. Per questo è costantemente all’erta, pronto ad attivarsi se vede un pericolo. Vero o presunto.

Le fake news ci colpiscono proprio perché sollecitano questo aspetto del nostro cervello. Guarda caso, sono sempre negative, mai positive. E proprio per questo ci mettono in allarme. Ci agitano. Ci fanno spaventare, indignare o infuriare. Producono emozioni forti, e massicce scariche di adrenalina e cortisolo. Che, a lungo andare, logorano il sistema nervoso. Abbassano le difese immunitarie. Producono stress, tachicardia e respiro affannoso. E ci fanno vivere nell’ansia. Possono arrivare a provocare ipertensione e infarti, oltre ad un’estesa serie di patologie che vanno dalla cattiva digestione (come se non riuscissimo a digerire certe notizie!) all’insonnia (le tragedie non ci lasciano dormire). Tutto questo incide anche sul nostro carattere. Se siamo convinti di vivere in un mondo di orribile e terribile, saremo meno cordiali e aperti e più guardinghi e aggressivi. Ci terremo sulla difensiva, per difenderci dai pericoli che ci circondano. E, naturalmente, questo inciderà sui nostri rapporti sociali.

Un esempio clamoroso di fake news

Un esempio eclatante di fake news l’abbiamo avuto negli ultimi due mesi, in corrispondenza con le elezioni americane. Molti continuano a credere che Trump abbia perso a causa di brogli estesi, che però non sono mai stati dimostrati. E il fatto che non siano mai stati dimostrati è, secondo i complottisti, la prova che le menti che li hanno architettati sono diaboliche. Talmente diaboliche che non hanno lasciato traccia. E’ una bufala che va a segno perché indigna, fa ribollire il sangue: che scandalo, che vergogna, un imbroglio così colossale negli Stati Uniti, la terra della democrazia!

Un’altra bufala colossale è quella secondo cui Joe Biden sarebbe, insieme con Hillary Clinton (guarda caso i due rivali elettorali di Trump), a capo di un’organizzazione mondiale di pedofili satanisti. Che sgozzano i bambini per bere il loro sangue. Una panzana truculenta che, a rigor di logica, non dovrebbe essere nemmeno presa in considerazione da chi ha un minimo di discernimento. Eppure c’è chi, pur non essendo stupido, ne è convinto. Perché questa notizia fasulla è come un pugno nello stomaco. Coinvolge i bambini. I più deboli, i più indifesi. Suscita immagini di piccini che urlano e sanguinano: scene raccapriccianti. Che non ci possono lasciare indifferenti, soprattutto se siamo genitori. E che stimolano fortemente il cervello rettile.

Chi produce le fake news conosce bene i meccanismi psicologici e le reazioni del nostro cervello. E sa colpirci nei punti deboli. Lui ci guadagna, che si tratti di visualizzazioni sul suo sito o di denigrare l’avversario politico. Ma noi abbiamo solo da perderci, ad abboccare all’amo delle bufale. Quindi non credere a tutte le notizie choc che leggi sui social. Anzi. Più sono sconcertanti, più è probabile che siano balle!

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Mario Furlan, life coach – Tre domande fondamentali

Il life coach e formatore Mario Furlan

Il life coach e formatore Mario Furlan

Molti non amano ciò che fanno.  Sul  lavoro, o nella vita in genere. Eppure vogliono vivere a lungo. Così, ironia della sorte, faranno ancora di più ciò che detestano.
Anziché lamentarsi perché non ci piace ciò che facciamo, sul  lavoro o nella via in genere, è meglio affrontare i problemi come sfide. E porci le seguenti tre domande:
1) Cosa posso fare?
2) Cosa posso leggere?
3) A chi posso chiedere consiglio o aiuto?
Leggere (o guardare video, o ascoltare podcast) è importante. Cercando su Google puoi trovare tutte le informazioni che ti servono, e molte di più. Ma avere le informazioni giuste non basta: serve anche avere qualcuno che ti incoraggi, ti aiuti, ti sostenga. In modo da motivarti ad agire per cambiare. E per arrivare a fare, finalmente, ciò che ami.

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