Mario Furlan, life coach – Vuoi davvero conoscere la verità?

Un bimbo con il viso sporco dopo aver mangiato

Un bimbo con il viso sporco dopo aver mangiato

Se, dopo aver mangiato, hai il mento unto ma nessuno te lo dice, continuerai ad andare in giro col viso sporco. Allo stesso modo, se stai sbagliando ma nessuno te lo fa notare, continuerai a sbagliare.
Il problema è che spesso respingiamo la realtà. Ci arrabbiamo con chi ci indica i nostri errori: pensiamo che ce l’abbia con noi. Ci comportiamo come i dittatori, che incarcerano chi si permette di criticarli.
Eppure rifiutarci di accettare la dura realtà, e cullarci nell’illusione che tutto vada bene e che ci stiamo comportando in modo impeccabile, non può che peggiorare le cose. Siamo come il negazionista, che caccia via il medico che gli dice che è colpito da una forma grave di Covid. Gli grida, arrabbiato, che il virus non esiste. Così non si cura. E muore.
A volte siamo noi a rigettare la verità. Altre volte sono i nostri interlocutori a nascondercela. Non sempre con intenti nocivi: talvolta lo fanno nel tentativo di proteggerci. Da ragazzo frequentavo il mio coetaneo Andrea; quando si ammalò di tumore al fegato, i genitori raccomandarono a noi amici di non dirglielo. E di fargli credere che fosse soltanto un’epatite. Così Andrea morì convinto, fino all’ultimo, di poter guarire. E’ stato giusto? Non sta a me giudicare. Se però fossi io ad essere ammalato, pretenderei da medici e familiari di conoscere la verità. Vorrei sapere quanto tempo mi rimane da vivere, perbacco. Perché vorrei prepararmi all’ultimo viaggio nel modo migliore.
Qualche giorno fa mi sono scontrato con uno psicologo di una certa scuola freudiana che non vuole dire ai suoi pazienti da cosa sono affetti. “Per non etichettarli”, è la sua giustificazione. Suona bene, sembra nobile. Ma i risultati sono disastrosi. Conosco infatti una ragazza, affetta da disordine della personalità di tipo borderline, che è andata per anni da questo psicologo senza cavare un ragno da un buco. Perché lo specialista le ha sempre detto che lei non ha alcuna patologia, ma deve solo imparare a gestire meglio i suoi stati d’animo. Così la giovane è a tutt’oggi convinta di essere più o meno a posto, e che la colpa del suo malessere derivi interamente dai genitori. Lascio a voi immaginare cosa subiscono i poveri genitori, che per giunta pagano lo psicologo…

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Mario Furlan, life coach – I due tipi di successo

Mario Furlan, life coach

Mario Furlan, life coach e motivatore

Ci sono due tipi di successo.
Il successo esterno: lavorare in azienda per fare carriera, arricchirsi, diventare famosi. Perché farsi una posizione, essere stimati e riveriti, piace a tutti. E i soldi, si sa, servono!
Ma c’è anche un secondo tipo di successo. Il successo interno: lavorare su se stessi acquisire serenità, equilibrio, consapevolezza.
Spesso trascorriamo la prima parte della vita ad inseguire quasi esclusivamente il successo esterno. E man mano che ci addentriamo nella seconda parte, di solito superati i 40 anni, scopriamo l’importanza del successo interno. Bramiamo un po’ meno acquisire una posizione di prestigio e ci importa di più sentirci tranquilli. E capiamo che soldi e potere sono beni caduchi. Si possono perdere velocemente. Mentre l’imparare a gestire la nostra interiorità è qualcosa che ci rimane per sempre.

I due successi non sono separati, ma collegati. Se siamo in pace con noi stessi riusciamo a rendere meglio anche sul lavoro, e con meno stress. Quindi perché aspettare i 40 anni per iniziare a lavorare su noi stessi? E perché non capire prima che la felicità non viene tanto dal riconoscimento altrui, bensì dalla nostra forza interiore?

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Mario Furlan, life coach – Che rana sei?

La favola delle due rane nel pozzo

La favola delle due rane nel pozzo

Due rane erano cadute in un pozzo profondo. E non riuscivano ad uscirne.

Le loro amiche si radunarono intorno al pozzo per incoraggiarle a saltare fuori: Forza!, Dai che ce la fai!, Salta più su!, Non mollare!
La prima rana si mise a saltare più in alto che poteva, ma non ci fu nulla da fare: rimediò soltanto terribili strappi muscolari e numerose escoriazioni, andando a sbattere contro le pareti del pozzo. A quel punto le compagne gridarono: Smettila, tanto non ce la fai!
Esausta, dolorante e sanguinante, la rana obbedì. E si lasciò morire in fondo al pozzo.
Poi fu la volta della seconda rana. Anche lei cercò di saltare fuori dal pozzo. Senza riuscirci. Le amiche le gridarono: Lascia stare, non ce la fai e ti fai male! Stai calma, almeno morirai senza soffrire! Ma lei continuò. Fino a quando, miracolo!, riuscì a balzare fuori.
Le sue compagne, incredule, la festeggiarono. E le dissero: Ma non hai sentito che ti dicevamo di rinunciare? Perché non ti sei arresa? La rana finalmente libera rispose: No, non vi ho sentite da laggiù in fondo, perché sono mezza sorda. E mi sembrava che mi steste incoraggiando a saltare ancora più in alto!

Siamo molto influenzabili dalle parole degli altri, in bene e in male. I loro incoraggiamenti ci possono essere di grande aiuto, ma le loro parole distruttive ci possono ferire. O, addirittura, uccidere. Quindi, in certi casi, è meglio essere sordi!
E tu, che rana sei? Quanto ti lasci influenzare o manipolare dagli altri? E quanto riesci, quando serve, ad essere sordo?
Ti propongo un esercizio: Ascolta con attenzione le parole altrui, e scegli da quali intendi farti influenzare. E da quali no. E, a tua volta, utilizza le parole per rincuorare ed aiutare chi ha bisogno!

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Mario Furlan, motivatore – Non puoi motivare nessuno!

Mario Furlan, motivatore e life coach

Mario Furlan, motivatore e life coach

Essendo un motivatore, oltre che a un life coach, spesso mi chiedono: Dai, Mario, motivami! Oppure: Forza, motiva il mio team! Come se bastasse schiacciare un pulsante, uguale per tutti, per ottenere l’effetto desiderato.
Al che la mia risposta è: non riesco a motivare nessuno. Perché ciascuno ha una motivazione diversa. Ciò che posso fare è trovare ciò che motiva ogni persona. E aiutarla ad agire sulla sua leva motivazionale personale e soggettiva.
Alcuni sono motivati dal desiderio di raggiungere un obiettivo. Ma sono ancora di più quelli motivati dal timore di perdere qualcosa. Perché la paura ci sprona ad agire ben più più del piacere. Pertanto quello che motiva Tizio potrebbe non motivare affatto Caio.
Questo è soltanto uno dei numerosi esempi che servono a dimostrare come siamo diversi. E come quello che funziona con me non è detto che funzioni con te.
Se vuoi motivare qualcuno, cerca di capire che persona è. Altrimenti rischi di ottenere l’effetto opposto: di demotivarla!

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Mario Furlan, life coach – Sei una fonte, o una fogna?

C'è chi porta positività e chi la toglie. Chi è una fonte.. e chi è una fogna!

C’è chi porta positività e chi la toglie. Chi è una fonte.. e chi è una fogna!

Ogni persona con cui interloquiamo, dal vivo, al telefono o via messaggio, ci dà o ci toglie energia. Parlare con lei ci fa stare meglio o peggio di prima. E’ come una fonte d’acqua pura, che con la sua freschezza ed energia positiva ci dona vitalità, coraggio, serenità, buonumore; o è una fogna d’acqua stantia, che ci fa sentire intrappolati, sprofondati nei nostri problemi. Come se finissimo in una palude maleodorante, dove la puzza è la loro negatività, la loro critica distruttiva, il loro disfattismo.
Osserva come ti comporti, e come reagiscono al tuo comportamento le persone che incontri. Le lasci migliori o peggiori di come le hai incontrate? Sei una fonte, o una fogna?

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Mario Furlan, life coach – Sei leader o manager?

Il life coach Mario Furlan

Mario Furlan, life coach

Leader e manager sono due figure differenti, ed entrambe ugualmente essenziali in un’azienda o associazione (penso ai miei City Angels; guai se non avessi un ottimo manager, Sergio Castelli, al mio fianco!)
Ci sono alcune fondamentali differenze tra il leader e il manager.
Per usare una metafora stradale, il leader traccia la strada, mentre il manager lo segue per asfaltarla e piantare i cartelli stradali. Il leader pensa a dove andare, e perché; il manager a come, e quando, arrivarci.
Un leader senza manager è il caos, e un manager senza leader è un burocrate, che segue vuote procedure senza sapere perché le fa. Il leader trova le cose giuste da fare ed ha una visione, mentre il manager trova il modo giusto in cui farle ed è efficiente. Un leader si assume dei rischi, mentre il manager cerca di minimizzarli. Un leader sfida lo status quo, un manager lo mantiene. Il leader guarda a lungo termine, il manager a breve. Proprio per questo, raramente un leader è anche un manager, e viceversa.
Di solito il presidente di un’azienda è il leader, mentre l’amministratore delegato è il manager.
E tu, cosa sei?

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Mario Furlan, life coach – Nessun presidente ti salverà

Joe Biden e Donald Trump

Joe Biden e Donald Trump

Trump giura che, se verrà rieletto, il 2021 sarà il miglior anno che gli Usa abbiano mai vissuto.
Biden assicura che, se verrà eletto, si affronterà meglio la lotta al Covid e ci sarà più attenzione per i poveri, la classe media e le minoranze.

Come tutti i politici, fanno promesse che sanno benissimo di non poter mantenere. Ma che possono spostare voti. Perché queste promesse fanno leva su un’esigenza innata di noi esseri umani: cercare un protettore. Un nume tutelare. Un padre che ci metta al riparo dai pericoli, e si faccia carico dei nostri problemi.
Invece l’unica persona che può risolvere i tuoi problemi è quella che vedi nello specchio. Chiunque sia il presidente, il primo ministro o il gran sultano. Quindi non credere negli altri, qualunque bandiera sventolino. Credi in te stesso.

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Mario Furlan, life coach – Ti distrai sempre? Ecco cosa fare!

Il life coach Mario Furlan spiega come restare concentrato

Il life coach Mario Furlan spiega come evitare le distrazioni del telefonino

Molta della tecnologia che usiamo è stata creata per interromperti e toglierti la concentrazione. Dal momento in cui ti svegli e accendi il telefonino, che inizia a suonare e a vibrare, è tutta un’interruzione continua di ciò che stai facendo e di ciò cui stai pensando. Per questo è più importante che mai essere capaci di focalizzarsi senza distrazioni.

Il telefonino è, come ben sappiamo, il colpevole numero uno delle continue distrazioni. Ci trasmette ansia: oddio, devo andare subito a vedere chi mi ha scritto, o chi ha postato! Ogni volta che guardiamo lo schermo riceviamo una piccola scarica di dopamina, il “neurotrasmettitore della ricompensa”: produce una sensazione gratificante immediata. Ma, guarda caso, la parola dopamina ha la stessa origine della parola doping. Quindi… attento a non dipendere da queste microscariche dopaminiche: potresti, in un certo senso, diventare un drogato di stimoli sensoriali provenienti dal cellulare!
La tecnologia ci serve, ovviamente. Ma dobbiamo imparare a non diventarne schiavi. Pertanto ti consiglio di tenere il telefono spento, o silenzioso, quando hai bisogno di concentrarti. Se è acceso, appoggialo con lo schermo verso il basso: così non vedi le notifiche. E se le disabiliti è meglio: cosa ti importa sapere quando qualcuno mette un Like al tuo post?
Impara a sentirti a tuo agio nel silenzio, senza stimoli continui. Lavorerai meglio. Sarai più produttivo e più sereno. E sarai il padrone, e non il suddito, della tecnologia.

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Mario Furlan, life coach – Cosa fare al mattino, e cosa al pomeriggio

Mario Furlan, life coach

Mario Furlan, life coach

In tribunale il giudice  tende ad essere più accondiscendente con gli imputati al mattino e più severo al pomeriggio: infatti gli imputati che si presentano in aula nel pomeriggio ricevono multe più salate e più anni di carcere.
E’ il risultato di un’indagine svolta negli Stati Uniti, in Canada e in Israele: quindi in tre Paesi democratici. Non in tre dittature, dove non esistono garanzie per gli accusati. E proprio per questo ci aiuta a capire che è meglio prendere le nostre decisioni più delicate, e incontrare persone nuove con cui ci teniamo a fare buona impressione, al mattino, quando siamo più freschi; e non dopo pranzo o alla sera, quando ci appisoliamo.

La stanchezza influisce su umore e decisioni

Infatti la stanchezza influisce sul nostro umore, e quindi sulle nostre decisioni: ci rende scontrosi, irritabili, nervosi. Si abbassa la nostra soglia di attenzione e sopportazione, ci distraiamo e ci spazientiamo più facilmente. Non riusciamo a valutare lucidamente. E, se abbiamo un problema delicato da affrontare, siamo inevitabilmente portati a scegliere la soluzione più facile ed immediata, quella che richiede meno riflessione e meno capacità di immedesimarci negli altri. Oppure – e può essere una buona soluzione – vogliamo rimandare la decisione a quando ci sentiremo meglio. Ma non tutte le decisioni possono essere rimandate…

Li infinocchi meglio quando sono stanchi

I truffatori esperti dell’animo umano sanno che è più facile infinocchiare il prossimo quando è stanco e poco lucido: difatti incontrano le loro vittime dopo pranzo o in tarda serata. E la tradizione, tutta italiana, di fare interminabili riunioni di governo nelle ore notturne? Servono a far sì che i presenti, ormai assopiti, abbiamo perso l’energia per dibattere, e approvino decisioni che, se fossero stati più coscienti, avrebbero bocciato.

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Mario Furlan, life coach – Ecco cosa conta davvero (e non a parole!)

Mario Furlan, life coach e motivatore

Mario Furlan, life coach e motivatore

C’è un modo per sapere se ci teniamo davvero ai valori che proclamiamo e giuriamo di rispettare. E’ l’unico modo. Ed è una domanda. La domanda è questa: quanto tempo dedichi a ciò cui tieni?
Tieni alla tua salute? Bene. Quanto tempo le dedichi? Se la risposta è Non trovo il tempo di fare sport, significa che non ci tieni davvero. Cioè che ti stai prendendo in giro.
Tieni alla tua famiglia? Ottimo. Quanto tempo le dedichi? Se non riesci a starci insieme nemmeno poche ore alla settimana forse non ci tieni così tanto. Lo so, devi lavorare per mantenerla. E il lavoro ti porta via tanto tempo. Ma a che serve lavorare così tanto se il tempo in cui godere dei frutti del tuo lavoro è così poco?
Oltre il 90% delle persone mettono al primo posto, nella loro scala dei valori, la salute. Al secondo gli affetti. E al terzo il lavoro. Eppure dedicano gran parte del tempo al lavoro. Poco alle persone che amano. E nulla, o quasi, a conservare la salute. Significa che la loro scala dei valori non vale nulla. Perché il tempo che dedichi ad ogni attività è la vera misura del valore che le attribuisci. I soldi vengono e vanno. Mentre il tempo, una volta che se n’è andato, non torna più. Ed è triste invecchiare con il rimpianto di non averlo trascorso meglio.

Prima che sia troppo tardi

Spesso arriviamo troppo tardi a capire cosa conta veramente nella nostra vita. Come in questa storia che mi hanno raccontato. Non so se sia vera. Ma so che ci sono milioni di storie simili.
Una vecchia madre e la figlia litigano e rompono i rapporti. Il loro dissidio si trascina negli anni. La madre vuole rappacificarsi: rifiuta l’idea di andare nella tomba con un conflitto irrisolto. Vienimi a trovare, la implora. E facciamo pace. La figlia dice di sì. Al telefono. Ma nei fatti non se la sente. Si sente bloccata. Frenata. Le manca il coraggio per riabbracciare la mamma. E si giustifica dicendo che non ha tempo. Quando la madre le telefona, lei risponde “Non posso passare da te questo mese. Non ho tempo”. Si lamenta di essere sempre presa con mille impegni, tra il lavoro e la famiglia. Sempre occupata.  E’ una menzogna. Cui, nel tempo, ha finito per credere. Finché, un giorno, stanca di prendersi in giro e colta da un senso di rimorso, va a trovare la mamma. Ma quando suona alla porta capisce di essere arrivata troppo tardi. La madre è sul letto. Gli occhi chiusi. Morta. La figlia aveva avuto cinque anni per riconciliarsi con chi l’aveva messa al mondo. E si era lasciata fregare per cinque minuti.

Se vuoi farlo… fallo adesso!

Quanti di noi vorrebbero tornare indietro per rimediare a un errore, un’incomprensione, una mancanza? Per dare un bacio, un abbraccio, per dire Scusami, per dire Ti amo? Quanti vorrebbero stringere tra le braccia una persona morta, anche se solo per cinque minuti? E allora, perché aspettare ad avere rimpianti? Perché vivere nei rimorsi? Perché, se conta davvero, non dargli la giusta priorità, invece di rimandare in eterno? Perché non farlo ora, adesso, subito, prima che sia troppo tardi?

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