Mario Furlan, life coach – Cosa fare quando hai qualcosa sullo stomaco

Mario Furlan durante un corso di motivazione

Il life coach Mario Furlan durante un corso di motivazione

Puoi avere qualcosa sullo stomaco in senso fisico: un cibo che non hai digerito. E in senso metaforico: si tratta di un evento, o di una persona, che non riesci a digerire.
In entrambi i casi, la soluzione migliore è vomitare ciò che ci fa stare male. Quindi parlarne. Fuori dai denti. Senza remore. E, ovviamente, con grande rispetto e tatto. Puoi dire (quasi) tutto, dipende da come lo dici: se in modo aggressivo e giudicante, oppure con serenità e amicizia.
Se pensi che qualcuno ti abbia fatto un torto ma non glielo dici, il tuo malessere cresce. Se invece ti apri a lei, ti liberi di un peso. Forse ti renderai conto che le cose non stanno come pensavi: forse hai giudicato male l’altro. E forse anche lui, con altrettanta sincerità, svuoterà il sacco con te e capirai che anche lui aveva travisato alcune tue azioni e parole.
Parlare apertamente, e nel modo giusto, conviene, eccome: dopo ti senti più leggero, come se avessi vomitato il veleno che ti tenevi dentro!

Ogni giorno su Facebook  i consigli del life coach e motivatore Mario Furlan per la tua motivazione e la tua crescita personale! 

Giusto Curti, numero uno di Dole: Il nostro successo dipende dai tre pilastri

Giusto Curti è il numero uno della Dole in Italia

Giusto Curti, numero uno di Dole in Italia

Chi non conosce il brand Dole? E’ il nome più famoso nel mondo per quanto riguarda la frutta, in particolare la frutta tropicale. Basta andare in qualunque supermercato per trovare banane ed ananas, ma anche mango, papaya, avocado, con il celebre bollino, indice di qualità premium.
Giusto Curti è dallo scorso novembre il numero uno di Dole in Italia e nella penisola iberica, dopo una brillante carriera iniziata in Procter&Gamble a vendere detersivi e proseguita alla Ferrero di Alba come direttore dei clienti italiani. Sciorina numeri che mostrano come l’azienda stia continuando la sua crescita in tutto il globo. Al punto che tra pochi giorni questo colosso da 10 miliardi di dollari verrà quotato a Wall Street a seguito della fusione annunciata con Total Produce.
“Sì, saremo i numeri uno al mondo nella frutta e nella verdura fresche e con il marchio più conosciuto” dice con orgoglio. Il 70% del mercato Dole in Italia è composto da banane ed ananas, ma la società non si limita ad importare nel nostro Paese solo frutta tropicale. Fa anche il contrario: esporta nel mondo una selezione di eccellente frutta italiana. E così kiwi, mele, uva di casa nostra finiscono in India, nei Paesi arabi, nel nord Europa.
“I nostri pilastri sono tre – spiega. – La nutrizione: vogliamo offrire cibo sano, ad alto valore nutritivo. L’ambiente: le nostre coltivazioni rispettano la natura, limitando al massimo l’impatto sull’ecosistema. E le comunità: ci impegniamo a migliorare le condizioni di vita delle persone a tutti i livelli di impresa, dalla produzione, alle collettività locali e fino al consumatore finale. E ne siamo fieri.“
Il biologico è ancora un segmento limitato, sotto al 10%, ma è quello che sta crescendo di più. “In una tipica famiglia ci si avvicina al bio iniziando a comprare questi prodotti proprio partendo dalla frutta e verdura, per poi passare ad altre categorie merceologiche; possiamo quindi affermare che siamo degli ambasciatori del biologico” sorride.

Dole ha adottato l’agricoltura biologica oltre 20 anni fa “interviene Giovanni De Martino – Quality Manager di Dole Italia – “ con impatti positivi sulle comunità locali, sulla biodiversità, sulla preservazione del suolo e sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. E’ un metodo di coltivazione che continuiamo a seguire e dal quale hanno tratto vantaggi anche molti aspetti delle pratiche agricole che utilizziamo nell’agricoltura convenzionale. Ove possibile, ad esempio, usiamo insetti antagonisti. L’ambiente rimane così ospitale per gli animali; infatti nelle nostre coltivazioni latino-americane è frequente trovare gli opossum. Incanalando la forza e la resilienza della natura possiamo ottenere prodotti nutrienti e di alta qualità, migliorare la nostra impronta ecologica e offrire ai nostri consumatori il meglio.”

Ci sono differenze tra il mercato italiano e quello spagnolo e portoghese?
“Sì – risponde Curti. – Lì risiede da generazioni una numerosa comunità sudamericana che ha introdotto nella penisola iberica le tradizioni alimentari del suo paese d’origine. E certi cibi si sono poi diffusi tra tutta la popolazione. Come il platano, una specie di banana che si mangia cotta. Da noi è semisconosciuta; ma con l’incremento dell’immigrazione latina la mangeremo anche noi…”