Carlo Barbieri e l’agopuntura

Il Dott. Carlo Barbieri, un'autorità nell'agopuntura

Il Dott. Carlo Barbieri, un’autorità nell’agopuntura

Il dott Carlo Barbieri, dopo la laurea in Medicina, si è recato alla fine degli anni ottanta per lunghi periodi in Cina dove ha studiato agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese. Ha avuto poi borse di studio per esercitare l’agopuntura nei reparti di terapia antalgica, è stato docente alla M.A.C.M.E. (Medical Association for Chinese Medicine in Europe) ed ha lavorato a Londra. Ora esercita la libera professione tra Milano e il Veneto ed è responsabile dello sviluppo dei programmi del Lefay Resort, la cui SPA ha vinto quest’anno il premio di miglior SPA del mondo

Come si pone lei, dottor Carlo Barbieri, medico che pratica la Medicina Alternativa e più specificamente la Medicina Tradizionale Cinese nei confronti della campagna di vaccinazione ?

Le premetto che non mi considero un medico alternativo ma un medico che conosce e pratica due modelli di medicina diversi e sceglie tra questi quello che ritiene più efficace e con minori effetti collaterali in relazione al tipo di disturbo da trattare.

Il modello culturale Cinese, meno rigido e dogmatico del nostro, è stato in grado di sviluppare un pensiero medico straordinario, utile per prevenire, comprendere e curare molte patologie. Io non vivo un antagonismo tra i due modelli, al contrario li considero un reciproco compendio.

Fatta questa precisazione le dirò che nella tradizione medica Cinese come in quella indiana la vaccinazione è contemplata, anzi i primi esempi di vaccinazione o variolizzazione come viene chiamata questa pratica, si sono sviluppati attorno al X secolo in Cina. Erano metodi per prevenire il vaiolo e consistevano nell’inalazione da parte del soggetto da vaccinare, di una polvere ottenuta dalle croste di un malato. Il vaccino produceva generalmente una forma leggera di malattia ma nello 0,5-2% risultava letale. Sempre meglio della letalità del vaiolo che risultava del 20-30%. Come vede nulla di nuovo sotto il sole.

Allora Lei è favorevole alla vaccinazione?

Certamente. Capisco alcune istanze no-vax come quella che ritiene la vaccinazione un business per le aziende farmaceutiche ma c’è qualcosa che non sia un business? I social tanto usati dai no-vax come font di informazione non sono forse un business? E’ pur vero che nella ricerca medica l’impossibilità di definire tutte le variabili e di eliminare l’elemento personale può portare ad un’ interpretazione disinvolta dei dati clinici: “Più della metà dei saggi scientifici di argomento medico potrebbe essere semplicemente falsa”, scrisse nel 2015 Richard Harton direttore della rivista “The Lancet”, bibbia della medicina. Ma qui i fatti li vediamo, basta entrare in un reparto di rianimazione e vedere la percentuale di non vaccinati che sono ricoverati. I vaccini sono efficaci, riducono di molto il rischio di ospedalizzazione e di morte rischiando pochi effetti collaterali.

Quindi anche Lei, Dott. Carlo Barbieri, è un sostenitore della “medicina basata sulle evidenze”?

La medicina basata sulle evidenze (EBM, Evidence-Based Medicine) è definita come “l’uso esplicito e coscienzioso delle migliori prove scientifiche nel prendere decisioni nella pratica medica”. Il punto è che la medicina non fa parte delle “Scienze esatte” come la fisica, la biologia o l’astronomia, le variabili in gioco sono troppe e le ricerche escludono sempre la psiche pur cosi importante nello sviluppo e nel decorso delle malattie al massimo considerandola come un effetto placebo.

Se la medicina non è una scienza esatta, in che modo possiamo definire la salute e la malattia?

 Oggi il criterio adottato è statistico: sana è la persona “normale” cioè quella che ha tutti i valori di laboratorio e i dati clinici rientranti nella maggior frequenza statistica. Ma possiamo accontentarci di questo? Io stesso, alcuni anni dopo la laurea, sono andato in Cina a seguire un corso di Medicina Tradizionale Cinese in cerca di risposte ai disturbi evidenziati dai pazienti con esami di laboratorio nella norma. Penso questo sia il motivo che spinga molti colleghi a interessarsi alla medicina complementare oppure alle università di proporre corsi di “medicina narrativa” in cui si insegna a medici e operatori sanitari l’importanza di ascoltare come il malato vive la propria patologia. Il tentativo è quello di curare una persona e non la malattia come entità a sé stante.

A riprova di come la medicina stia cercando altre risposte ce lo fornisce un editoriale del Lancet del 2009 che riprende un lavoro pubblicato molti anni prima da George Canguilhem, filosofo e storico della scienza, direttore dell’Istituto di Storia delle Scienze di Parigi. In questo articolo si sottolinea la necessità di integrare il concetto di salute visto non solo come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” ma di estenderlo ad altre due dimensioni. La prima riguarda la biodiversità: l’essere umano non vive in un vacuum e la nostra vita è interdipendente dalla totalità del mondo vivente. Risulta pertanto impossibile separare la salute dell’uomo dallo stato in salute della grande varietà di animali, piante, funghi e microorganismi che costituiscono il nostro Pianeta.

La seconda dimensione si spinge fino al regno inanimato in quanto la salute della biodiversità, di cui facciamo parte, è strettamente in relazione ai cambiamenti di clima, inquinamenti e modificazione dell’habitat terrestre.

Questo è un approccio estremamente attuale.

 Si, estremamente attuale ed anche antico, questo è l’approccio della medicina Classica Cinese per cui la salute non è un’entità fissa ma varia in ogni individuo e dipende dalle circostanze. Lo stato in salute non deve essere definito dalla medicina ma dalla persona stessa in accordo con il suo sentire e i suoi bisogni funzionali. Il ruolo del medico è quello di aiutarla a interpretarli e a correggerli.

Questo approccio pone il paziente e non il medico in posizione di autorità nella definizione dei suoi bisogni di salute, rovesciando il paradigma attuale.