Mario Furlan, life coach – La colpa è sempre degli altri?

Il modo più veloce per demotivarti? Pensare che la colpa sia sempre degli altri. Perché ti fa sentire impotente.
Il modo più veloce per motivarti? Assumerti la responsabilità delle tue azioni. E dei tuoi risultati. Perché solo così prendi in mano la tua vita.

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7 risposte a “Mario Furlan, life coach – La colpa è sempre degli altri?

  1. Assolutamente tutto vero. Concordo pienamente con quanto affermato in questo video. Le colpe dei nostri insuccessi o i meriti dei nostri successi dipendono solo da ciascuno di noi!

  2. La colpa, come diceva mia madre, morì fanciulla. Se sei un eremita, la responsabilità delle tue azioni è oggettivamente e soggettivamente sempre e solo tua, se sei un individuo che condivide una collettività, sfortunatamente la colpa è sempre da condividere con altrui persone, in quanto interagisci con altri. Tendenzialmente molti sanno scaricare le proprie responsabilità sempre e solo sugli altri, la cosa che sarebbe da fare, sarebbe nominare una parte disinteressata alla quale raccontare i fatti (non le versioni) con relativa iniezione di pentotal + macchina della verità e poi permettere a quest’ultima di decidere torti e ragioni, con relative sanzioni accessorie ovviamente. Il problema è che nessuno è così oggettivo da raccontare “solo” i fatti e quindi essere in grado di assumersi oneri e responsabilità e quindi di scusarsi o di pagare i danni a chi si è causato qualsiasi tipo di danno, ovviamente in proporzione.

  3. non sono per niente d’accordo su quello che dice life coach, è un modo molto superficiale di vedere le cose, poco analitico e procedurale; tutta la teoria dei sistemi dimostra che le cose avvengono per una concatenazione casuale e causale di fatti, le cose che ci accadono dipendono molto da fatti precedenti e quindi anche dagli altri, dal risultato finale non possiamo capire di chi sono i meriti perchè non vediamo il procedimento ignoriamo tutta una serie di variabili che non dipendono dalla nostra volontà ma dal contesto da cause indipendenti dal caso (che vuol dire cause che noi non conosciamo o cause contingenti). è un po’ come la catena di san antonio: l’ultimo si prende i meriti o i demeriti. questo non vuol dire che tutti siamo uguali o che non ci sono responsabilità, semplicemente vuol dire di non mitizzare il successo (che spesso deriva anche dal caso dal contesto e anche dai conoscenti che abbiamo). purtroppo quello che ho scritto è un iper semplificazione delle ragioni per cui non sono d’accordo (ci vorrebbero 2000 righe almeno) ma posso assicurare che ho fatto degli studi sull’argomento che vanno in direzione opposta a quello che voi dite e che comunque corrispondono a studi fatti da grandi studiosi come nicholas talebnassin che smontano scienetificamente la cultura del merito individuale, ma per capire queste cose bisogna fare studi approfonditi di logica e di teoria dei sistemi ma purtroppo nella nostra società predomina il mito e non l’analisi

  4. sono andato un momento a leggere alcune cose scritte o dette da life coach, forse le cose che dice sono più profonde da quelle che in un primo momento sembravano superficiali (questo sito l’ho trovato per puro caso e ho dato un commento affrettato); anzi è probabile che buona parte delle cose che sono dette in questo sito siano anche giuste, quindi approfondirò l’argomento e poi eventualmente farò o meno una rettifica di quello che ho detto qui sopra; comunque dal video il coach sembra un tipo in gamba e serio quindi non il tipico guru che spaccia per scienza cose non del tutto sensate

  5. Non viviamo da eremiti perciò siamo interdipendenti e interattivi. Questo comporta inevitabilmente un’involontario condizionamento (almeno parziale) delle nostre azioni. E’ vero, secondo me, che c’è una predisposizione innata verso il bene o verso il male (non pretendo di essere condivisa, parlo di cosa penso io), però la vicinanza degli altri può modificare almeno in parte ciò che faremo. Le responsabilità, quindi, sono sempre da dividere secondo percentuali diverse tra la società e l’individuo.

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