Paolo Simoni, il cantautore dell’Anima

La cover di Anima, il nuovo album di Paolo Simoni

La cover di Anima, il nuovo album del cantautore Paolo Simoni

Paolo Simoni, 36 anni, è un cantautore, musicista e scrittore. Nato a Porto Garibaldi, vicino a Comacchio, a 14 anni esce di casa per andare a vivere a Ferrara e poi a Bologna: “Per noi ragazzi di provincia Bologna era New York”, ricorda.

A Bologna Paolo Simoni conosce la cantante Iskra Menarini, una delle più strette collaboratrici di Lucio Dalla. Prende lezioni di canto da lei, studia il pianoforte ed è felice di farsi “contagiare”, come gli piace dire, dalla scuola bolognese dei cantautori. E’ una scuola straordinaria, con artisti del calibro, oltre che di Dalla, anche di Guccini (con cui fa amicizia), Luca Carboni, gli Stadio, Samuele Bersani.

“Ho imparato che il testo di una canzone deve avere la sua autonomia rispetto alla musica – dice; – puoi sacrificare una nota, ma non quello che devi esprimere.” Dal 2007 in poi pubblica 4 album; il quinto, Anima, è appena uscito.
“Chiamarlo album è riduttivo: infatti è il sunto dei miei 36 anni – spiega Paolo Simoni. – E’ un album totalmente suonato, come si faceva una volta. Non realizzato al computer, come si fa oggi, uccidendo la creatività”.
Per realizzare Anima Simoni ha affittato un teatro per oltre un mese, cercando fino all’ossessione di esprimere i suoi pensieri. “Ho ripetuto alcuni pezzi anche 25 volte, proprio perché volevo trovare l’anima della canzone, con la sua autenticità. Fregandomene dei dettami dei discografici, che vogliono tutto stereotipato. E che stanno distruggendo la musica: siamo sommersi da dischi mediocri, che non hanno nulla da raccontare.”

Il suo Anima contiene un singolo, Pornosocietà, che sabato scorso ha cantato dal vivo nel programma di Rai2 Magazzini Musicali. “E’ una rappresentazione della degenerazione della nostra società – dice Paolo Simoni. – E’ diventata effimera, edonista. Si cerca il piacere del momento, senza guardare al futuro. La tv è trash: tutti urlano, non si esprime nulla di intelligente. Per non parlare dell’abuso dei social, il tempio del narcisismo. Il messaggio prevalente è: vali in base ai Like che hai. E se per raccattare like devi mostrare il corpo in modo volgare o fare le cose peggiori, va tutto bene”.
Paolo Simoni è presente sui social, dove riscuote un notevole successo; ma non ha timore di criticarli aspramente. “Sui social siamo tutti in vetrina, tutti in mostra. E siamo contenti di farci estrapolare informazioni sulla nostra vita privata, tanto la privacy non esiste più. Fanno fuoriuscire la nostra animalità; con tante scuse agli animali, alcuni dei quali ci superano sul livello morale”.
In questa “società liquida, diventata gassosa, con bassissima moralità”, Anima è un grido che ci scuote: Guardate che oltre al corpo c’è di più!

Mario Furlan, life coach – Elimina il burocrate in te!

Risveglia il campione in te!, best-seller motivazionale del life coach Mario Furlan

Risveglia il campione in te!, un libro che ti aiuta a cambiare le tue cattive abitudini

La burocrazia, nata con le migliori intenzioni, si è ridotta a fare principalmente una cosa: rendere difficile il facile attraverso l’inutile. Rallentando e complicando tutto, come stiamo vedendo anche con l’approvazione e la distribuzione dei vaccini antiCovid.
Protocolli che potevano andare bene tempo fa possono rivelarsi obsoleti e dannosi al giorno d’oggi. Sapevi, ad esempio, che in alcuni eserciti è richiesta la presenza di tre soldati per usare un cannone? Due lo caricano e sparano, il terzo li guarda. A che serve? Una volta serviva a evitare che il cavallo, spaventato dall’esplosione, fuggisse. Il protocollo non è cambiato… e oggi è inutile. Ma è ancora lì. In perfetto spirito burocratichese. Perché il burocrate non è interessato al risultato, ma ad una cosa soltanto: a seguire, per filo e per segno, la procedura che gli è stata imposta. Nessuno lo rimprovererà se non ha raggiunto l’obiettivo, ma sicuramente lo puniranno se non segue la procedura. E non importa se questa è lunga, inutile, farraginosa o addirittura dannosa. Perché la forma conta infinitamente più della sostanza.
Anche se non sei un burocrate, poniti questa domanda: ci sono cose che continui a fare per abitudine, anche se oggi non ti servono più?

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Mario Furlan, life coach – I due tipi di successo

Mario Furlan, life coach

Mario Furlan, life coach e motivatore

Ci sono due tipi di successo.
Il successo esterno: lavorare in azienda per fare carriera, arricchirsi, diventare famosi. Perché farsi una posizione, essere stimati e riveriti, piace a tutti. E i soldi, si sa, servono!
Ma c’è anche un secondo tipo di successo. Il successo interno: lavorare su se stessi acquisire serenità, equilibrio, consapevolezza.
Spesso trascorriamo la prima parte della vita ad inseguire quasi esclusivamente il successo esterno. E man mano che ci addentriamo nella seconda parte, di solito superati i 40 anni, scopriamo l’importanza del successo interno. Bramiamo un po’ meno acquisire una posizione di prestigio e ci importa di più sentirci tranquilli. E capiamo che soldi e potere sono beni caduchi. Si possono perdere velocemente. Mentre l’imparare a gestire la nostra interiorità è qualcosa che ci rimane per sempre.

I due successi non sono separati, ma collegati. Se siamo in pace con noi stessi riusciamo a rendere meglio anche sul lavoro, e con meno stress. Quindi perché aspettare i 40 anni per iniziare a lavorare su noi stessi? E perché non capire prima che la felicità non viene tanto dal riconoscimento altrui, bensì dalla nostra forza interiore?

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Mario Furlan, life coach – Solo l’Ubuntu salverà il mondo (e la tua azienda)!

L'Arcivescovo Desmond Tutu e Nelson Mandela, che hanno messo in pratica l'Ubuntu

L’Arcivescovo Desmond Tutu e Nelson Mandela, che hanno messo in pratica l’Ubuntu

Nel nostro mondo sempre più globalizzato, ciò che succede in un punto del globo si ripercuote, velocissimamente, su tutto il pianeta. Una epidemia si trasforma subito in pandemia; i cambiamenti climatici e l’inquinamento, causati dalla scarsa sensibilità ecologica di un Paese, colpiscono tutti i Paesi. E anche le crisi economiche tendono a diventare internazionali.
In un contesto così, l’unica filosofia di vita che ci può salvare è quella dell’ubuntu.
Ubuntu è una parola sudafricana, significa “io sono perché noi siamo”. E’ stata usata, e messa in pratica, da Nelson Mandela e l’arcivescovo Desmond Tutu, eroi della lotta all’apartheid. Dopo la fine del regime razzista cercarono non la vendetta contro i bianchi che  li avevano oppressi, ma la conciliazione. Capendo che il male, o il bene, di uno sono il male, o il bene, di tutti. Che stiamo tutti sulla stessa barca. Concetto ripreso anche da Papa Francesco: “Nessuno si salva da solo”. Vale per le nazioni. Per le associazioni (è un concetto che cerco di inculcare nei City Angels, da me fondati). Nelle società. Nelle famiglie. Ovunque le persone si trovino insieme, e capiscano che la collaborazione produce frutti migliori delle guerre.
Vinciamo se giochiamo non ciascuno per sé, ma come squadra. Infatti le squadre – sportive o aziendali – che vincono sono quelle in cui i fuoriclasse mettono da parte il  loro ego per il bene comune. E ragionano non in termini di “io”, ma di “noi”. Cioè di ubuntu.

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Raffaella Gornati: “Vi spiego il successo di Marzia Clinic”

Raffaella Gornati di Marzia Clinic

Raffaella Gornati di Marzia Clinic

Raffaella Gornati è una signora bella e piena d’energia. Rappresenta al meglio l’azienda che presiede: Marzia Clinic, società tutta italiana, all’avanguardia nel campo dei prodotti per la bellezza e il benessere.

Raffaella Gornati ha ereditato la società dai genitori. Suo padre, Giovanni, era un uomo lungimirante e dalle spiccate intuizioni imprenditoriali. Nasce come elettricista, per poi diventare, negli anni Settanta, rappresentante di prodotti per parrucchieri.
“Ricordo che riempiva il garage di casa di shampoo, balsami e lacche” sorride Raffaella. E’ il primo passo verso la costruzione di una realtà di spicco. Raffaella, suo fratello e sua sorella entrano, giovanissimi, nell’azienda. Siamo negli anni Ottanta, quelli in cui nascono i centri estetici. E la famiglia Gornati estende la produzione: non più solo prodotti per i capelli, ma anche per il viso e il corpo.
“Erano gli anni del boom del Made in Italy nel mondo – ricorda Raffaella Gornati. – Armani, Versace, Gucci, Prada stavano conquistando il mondo. E anche noi abbiamo pensato di dotarci di un brand forte, che richiamasse la nostra italianità e la nostra storia familiare. Abbiamo insieme optato per il marchio Marzia De Servi: un nome che suona bene, e l’abbiamo registrato”.

Non sono certo mancate le difficoltà: la morte di papà Giovanni, l’uscita dall’azienda del fratello prima, e della sorella anni dopo. Così Raffaella Gornati resta sola al timone. Nel frattempo, per far emergere maggiormente il valore e le caratteristiche fondanti dei propri prodotti, ha preferito cambiare il marchio: da Marzia De Servi diventa Marzia Clinic. Un nome che, pur mantenendo le proprie radici, sottolinea l’attività sociale: essere una laboratorio clinico all’avanguardia, da cui escono prodotti unici.
“Il nostro slogan è “clean beauty 3.0”: una cosmesi pulita, basata sulla tradizione dell’uso di ingredienti che ci regala la natura, ma che allo stesso tempo è all’avanguardia e anticipa i beauty trend” dice Raffaella. Marzia Clinic è infatti l’unica società italiana che abbina la Clean Beauty alla neurocosmesi: la connessione tra mente e pelle. “E siamo gli unici anche a fare la cromoterapia” aggiunge, orgogliosa.
Nei primi tre anni di leadership, Raffaella fa raddoppiare il fatturato. Oggi Marzia Clinic è presente in 1500 centri estetici in Italia e in 20 Paesi esteri: dall’ Europa alla Corea del Sud, dalla Russia all’Arabia Saudita, da Dubai alla  Cina . “In Asia la bellezza Made in Italy tira moltissimo”, spiega Raffaella. Nel frattempo i due figli di Raffaella, 27 e 23 anni, sono entrati nell’azienda. Che ha ora 15 dipendenti.
Per restare sempre all’avanguardia, i suoi laboratori hanno iniziato a progettare anche integratori alimentari da bere.

In quest’ultimo anno, complice la pandemia, le vendite online hanno preso il volo. Come pure l’App, Tu+, scaricabile da tutte le piattaforme, che propone un programma di 8 settimane per ritrovare il benessere grazie a un sistema di coaching esperto che affianca all’estetica professionale consigli alimentari, attività fisica e tecniche di mindfulness. Ma il punto di forza restano i centri estetici. E Marzia Clinic propone corsi di formazione di altissimo livello per le estetiste: “Non i soliti corsetti in cui ti spiegano quattro cose da fare meccanicamente, da robot, ma corsi con studiosi, scienziati, docenti universitari. Perché credo fermamente nella crescita culturale delle operatrici del settore” dice Raffaella Gornati. I risultati le stanno dando ragione.

 

 

 

 

 

 

Mario Furlan, life coach – Che rana sei?

La favola delle due rane nel pozzo

La favola delle due rane nel pozzo

Due rane erano cadute in un pozzo profondo. E non riuscivano ad uscirne.

Le loro amiche si radunarono intorno al pozzo per incoraggiarle a saltare fuori: Forza!, Dai che ce la fai!, Salta più su!, Non mollare!
La prima rana si mise a saltare più in alto che poteva, ma non ci fu nulla da fare: rimediò soltanto terribili strappi muscolari e numerose escoriazioni, andando a sbattere contro le pareti del pozzo. A quel punto le compagne gridarono: Smettila, tanto non ce la fai!
Esausta, dolorante e sanguinante, la rana obbedì. E si lasciò morire in fondo al pozzo.
Poi fu la volta della seconda rana. Anche lei cercò di saltare fuori dal pozzo. Senza riuscirci. Le amiche le gridarono: Lascia stare, non ce la fai e ti fai male! Stai calma, almeno morirai senza soffrire! Ma lei continuò. Fino a quando, miracolo!, riuscì a balzare fuori.
Le sue compagne, incredule, la festeggiarono. E le dissero: Ma non hai sentito che ti dicevamo di rinunciare? Perché non ti sei arresa? La rana finalmente libera rispose: No, non vi ho sentite da laggiù in fondo, perché sono mezza sorda. E mi sembrava che mi steste incoraggiando a saltare ancora più in alto!

Siamo molto influenzabili dalle parole degli altri, in bene e in male. I loro incoraggiamenti ci possono essere di grande aiuto, ma le loro parole distruttive ci possono ferire. O, addirittura, uccidere. Quindi, in certi casi, è meglio essere sordi!
E tu, che rana sei? Quanto ti lasci influenzare o manipolare dagli altri? E quanto riesci, quando serve, ad essere sordo?
Ti propongo un esercizio: Ascolta con attenzione le parole altrui, e scegli da quali intendi farti influenzare. E da quali no. E, a tua volta, utilizza le parole per rincuorare ed aiutare chi ha bisogno!

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Mario Furlan, motivatore – Non puoi motivare nessuno!

Mario Furlan, motivatore e life coach

Mario Furlan, motivatore e life coach

Essendo un motivatore, oltre che a un life coach, spesso mi chiedono: Dai, Mario, motivami! Oppure: Forza, motiva il mio team! Come se bastasse schiacciare un pulsante, uguale per tutti, per ottenere l’effetto desiderato.
Al che la mia risposta è: non riesco a motivare nessuno. Perché ciascuno ha una motivazione diversa. Ciò che posso fare è trovare ciò che motiva ogni persona. E aiutarla ad agire sulla sua leva motivazionale personale e soggettiva.
Alcuni sono motivati dal desiderio di raggiungere un obiettivo. Ma sono ancora di più quelli motivati dal timore di perdere qualcosa. Perché la paura ci sprona ad agire ben più più del piacere. Pertanto quello che motiva Tizio potrebbe non motivare affatto Caio.
Questo è soltanto uno dei numerosi esempi che servono a dimostrare come siamo diversi. E come quello che funziona con me non è detto che funzioni con te.
Se vuoi motivare qualcuno, cerca di capire che persona è. Altrimenti rischi di ottenere l’effetto opposto: di demotivarla!

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Mario Furlan, life coach – Sei una fonte, o una fogna?

C'è chi porta positività e chi la toglie. Chi è una fonte.. e chi è una fogna!

C’è chi porta positività e chi la toglie. Chi è una fonte.. e chi è una fogna!

Ogni persona con cui interloquiamo, dal vivo, al telefono o via messaggio, ci dà o ci toglie energia. Parlare con lei ci fa stare meglio o peggio di prima. E’ come una fonte d’acqua pura, che con la sua freschezza ed energia positiva ci dona vitalità, coraggio, serenità, buonumore; o è una fogna d’acqua stantia, che ci fa sentire intrappolati, sprofondati nei nostri problemi. Come se finissimo in una palude maleodorante, dove la puzza è la loro negatività, la loro critica distruttiva, il loro disfattismo.
Osserva come ti comporti, e come reagiscono al tuo comportamento le persone che incontri. Le lasci migliori o peggiori di come le hai incontrate? Sei una fonte, o una fogna?

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La cucina romagnola di Giuliano, tra Cesenatico e Milano

Alessio Sassi del ristorante Giuliano con sua madre

Alessio Sassi, titolare dei ristoranti Giuliano, con mamma Liliana

Non riesce più a contenere la sua frustrazione, Alessio Sassi, titolare dei ristoranti Giuliano.

La famiglia Sassi, originaria di Cesenatico, promotrice della tradizione romagnola nel mondo enogastronomico italiano, nel 2020 ha perso quasi un milione e quattrocentomila euro di fatturato, suddiviso sui tre locali di sua proprietà.

Ottantacinquemila euro, il 4% dell’intera perdita, è ciò che la famiglia si è vista “ristorare” dallo Stato. “La situazione sta diventando insostenibile: affitti, rate del mutuo, bollette e costi vivi, ci stanno piegando. La situazione continua a peggiorare, facendo perdere all’attività parecchi soldi ogni giorno.” Alessio e sua mamma, la “mitica” Liliana Succi, tra le più note signoredella cucina romagnola dei nostri tempi, sono sempre stati orgogliosi della loro squadra di dipendenti e collaboratori, oggi lasciati in parte a casa contro ogni desiderio. “Una situazione incredibilmente ingiusta per un’attività imprenditoriale che da sempre è stata plaudita come orgoglio italiano.” Continua Alessio: “La ristorazione si sente sola, lo Stato non garantisce per le perdite, e molte attività, come la nostra, sono a rischio”.

Il primo Giuliano, sul Porto Canale di Cesenatico, ha aperto i battenti nel 1987, ben 34 anni fa. In Romagna, infatti, è un’istituzione e Liliana è una Chef ricercata da tutta la regione.

Alessio da alcuni anni ha preso in mano le redini dell’attività dal punto di vista gestionale e amministrativo, rendendo il duo “madre/figlio” pressoché invincibile. A piegarli ora ci sta provando questa crisi economica imprevedibile e di cui non si vede la fine. Il carattere e la tempra però fanno parte delle caratteristiche tramandate in famiglia e Alessio sta avviando i motori per un nuovo progetto, dall’anima digital, di cui sono ancora top secret tutti i dettagli e che verrà inaugurato entro la primavera del 2021.

Alessio aveva già portato una ventata di cambiamento con l’apertura, sempre a Cesenatico, del Giuliano Fish Club, un locale giovane, dall’anima rock, dove musica e drink ricercati si sposano con i piatti di un moderno fast food, declinati al sapore di mare!

Passione, professionalità, e rispetto delle tradizioni è anche ciò che si trova entrando nell’ultimo arrivato di casa Giuliano, il ristorante di Milano, forse tra i più glamour della città. Aperto nel 2017, il ristorante è già molto conosciuto dagli amanti della buona cucina e da molti esponenti dello Star System, attirati anche dalla posizione della location: ai piedi della Torre Velasca, a due passi dal Duomo.

Risultati, quelli raggiunti negli anni dalla famiglia Sassi, ottenuti con sacrifici e dedizione al lavoro, che però rischiano di venir spazzati via da questo momento assurdo e difficile in cui lo Stato sembra aver abbandonato anche le nostre eccellenze. Giuliano cercherà di resistere, evolvendo la sua proposta e sbarcando anche sul web, con l’obiettivo di trasmettere lo stesso calore con cui si viene avvolti entrando in uno dei locali di questa “dinastia” romagnola.

Mario Furlan, life coach – L’unico modo per raggiungere i tuoi obiettivi

Raggiungere gli obiettivi è come salire una scalinata: un gradino alla volta, e arrivi in cima!

Raggiungere gli obiettivi è come salire una scalinata: un gradino alla volta, e arrivi in cima!

Hai di fronte a te una scalinata con mille gradini. La guardi, dal basso verso l’alto, e ti scoraggi: non ce la farai mai ad arrivare in cima!
La verità è che non ce la farai mai, se pensi all’immane fatica di arrivare in cima. Perché l’impresa ti sembra impossibile. E ti scoraggi, ti demotivi. Ma se pensi a fare soltanto un passetto – un solo gradino – al giorno, ce la puoi fare. E senza un impegno esagerato.

L’importante è essere costante. E continuare. Un piccolo sforzo, giorno dopo giorno. Che però, nel tempo, porta al risultato finale. Cioè a raggiungere i tuoi obiettivi. 
Non pensare a laurearti. Pensa a preparare il prossimo esame.
Non pensare a dimagrire di 20 chili. Pensa a preparare il prossimo pasto.
Non pensare a ricucire il tuo matrimonio in crisi. Pensa a scrivere una bella lettera d’amore.
Un gradino alla volta, poco per volta, ti porterà in cima. E il panorama sarà bellissimo!

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