Francesca Caon spiega i dieci comandamenti delle PR

Francesca Caon con il suo libro "I 10 comandamenti delle PR"

Francesca Caon con il suo libro “I 10 comandamenti delle PR” (Roi edizioni) 

“I dieci comandamenti delle PR” (Roi edizioni) è un saggio, una guida, una bussola per orientarsi nel mondo delle pubbliche relazioni. Perché è fondamentale avere ben chiaro quali sono gli errori da evitare. Francesca Caon, ha provato a mettere una in fila all’altra e in maniera molto chiara e finalizzata all’azione sul campo, le migliori strategie per una comunicazione di successo.

«Come racconto nel mio libro, esistono molti errori in cui è facile incappare quando si fanno pubbliche relazioni. Tra i più comuni e lesivi: voler emergere a tutti i costi.

Bene o male, purché se ne parli non vale più. Oggi gli strumenti di comunicazione ci chiedono una responsabilità e noi la dobbiamo a chi ascolta e chi ci legge. È importante comunicare con empatia e verità facendo leva su umanità, umiltà e utilità».

Francesca Caon è una giornalista e un’affermata professionista nel mondo della comunicazione e delle pubbliche relazioni. Ha fondato la sua agenzia CAON Public Relations a Milano per aiutare aziende e professionisti ad affermare e sviluppare la loro reputazione e autorevolezza, grazie alla pubblicazione di articoli e interviste su quotidiani, riviste, radio e tv.

Ha iniziato la sua carriera nel mondo dello spettacolo, tra la RAI e la passione per il teatro, per poi dedicarsi all’organizzazione di eventi cinematografici, come il Sabaudia Film Festival, sotto la direzione artistica di Simona Izzo e Ricky Tognazzi. Ha inoltre vissuto un’importante parentesi all’estero dove ha curato le relazioni di enti governativi spagnoli e protezioni civili europee.

La decisione di dedicarsi a tempo pieno alle pubbliche relazioni, nasce proprio dalla volontà di diffondere l’importanza di questo settore anche nel nostro paese. Le PR in Italia sono ancora poco conosciute, mentre nel resto del mondo rivestono un ruolo di assoluto primo piano all’interno delle aziende più lungimiranti e all’avanguardia.

Come giornalista collabora regolarmente con le testate Fortune e Huffington Post ed è direttrice del mensile Luxury, una pubblicazione molto attenta alle tendenze del mercato del lusso e delle eccellenze italiane nel mondo.

  • Perché ancor più oggi le aziende, dalla più piccola a quella affermata, non possono rinunciare a fare pubbliche relazioni? Perché comunicare non è un optional?

Quella delle pubbliche relazioni, che si articola attraverso una comunicazione strategica sui media, è un’attività vitale per qualsiasi business, dal più piccolo alle multinazionali.
Senza le PR, soprattutto in un mercato saturo di informazioni e offerta come quello di oggi, è impossibile distinguersi.

Con le pubbliche relazioni si crea, consolida o ripara la reputazione di un brand, si fa conoscere il proprio prodotto o servizio nel modo giusto, ovvero validandolo attraverso l’opinione di un esperto, in questo caso il giornalista che ne parlerà.

Nel mondo globalizzato la visibilità è un fattore chiave per emergere e incrementare, di conseguenza, i fatturati di un business.

Le PR, insomma, sono l’unico modo per guadagnarsi fiducia e credibilità presso un pubblico ampio.

Un risultato che la pubblicità tradizionale, accessibile a chiunque abbia budget da spendere, non potrà mai raggiungere.

  • Come sono cambiate le pubbliche relazioni negli ultimi 5 anni con l’esplodere dei social network e del digitale?

Con l’avvento dei social network e di un’informazione a predominanza digitale, le pubbliche relazioni sono state tra i primi settori in assoluto a doversi riadattare.

Nonostante i media cartacei continuino a giocare un ruolo importante, molte dinamiche si sono spostate online, dove il meccanismo di viralità di una notizia è infinitamente più rapido.

Internet ha velocizzato moltissimo i processi: il ciclo di vita delle notizie stesse è molto inferiore rispetto al passato, e ciò impone l’acquisizione di mentalità e piani strategici rapidissimi per essere sempre sul pezzo.

I social network hanno invece dato vita a una modalità parallela di fare PR, ovvero quella degli influencer.

Sempre più spesso queste figure, capaci di emergere online parlando a pubblici enormi e molto targetizzati, diventano un megafono perfetto per brand e aziende che vogliono farsi conoscere in maniera innovativa e capillare.

  • Come si fa tendenza oggi ai tempi del Coronavirus, con tutta una serie di limitazioni che sono imposte a imprenditori, professionisti e agli stessi acquirenti/clienti?

Le limitazioni fisiche imposte a imprenditori, professionisti e consumatori sono notevolissime, oserei dire senza precedenti.

La scelta migliore è spostare online il proprio business digitalizzandolo laddove sia possibile farlo, compatibilmente con le caratteristiche e le esigenze specifiche della propria professione.

Il mio consiglio è quello di affidare la comunicazione a uno specialista capace di mettere in luce le qualità del brand, facendolo conoscere ai media e quindi al pubblico.

Più visibilità significa più chance di convertire le persone in consumatori.

Parallelamente, dotarsi di una struttura online, anche solo per mantenere attivo un canale privilegiato con i clienti: il mercato dei prossimi anni passerà necessariamente dal mondo digital.

  • Nel suo libro lo spiega. Quali errori sono da evitare nelle pubbliche relazioni?

Come racconto nel mio libro, esistono molti errori in cui è facile incorrere quando si fanno pubbliche relazioni.

Alcuni di questi sono fisiologici, imprevedibili e non sempre soggetti al nostro controllo, altri invece sono grossolani e particolarmente dannosi.

Tra i più comuni e lesivi: voler emergere a tutti i costi, considerare i giornalisti come persone al proprio servizio, avere una comunicazione eccessivamente aggressiva o pressante, dimostrare poca umiltà e tenere in scarsa considerazione l’opinione della stampa e del pubblico sul proprio operato.

  • Tra i dieci comandamenti che ha individuato per le PR quali sono quelli irrinunciabili e perchè, calati in questa precisa epoca storica di emergenza sanitaria?

Pur essendo i 10 comandamenti selezionati nel libro fondamentali per la buona riuscita di una strategia di pubbliche relazioni, ce ne sono alcuni che ritengo basilari, i primi due in particolare: comunicare e agire sulla percezione.

Saper comunicare è il fattore differenziante che può separare un successo da un fallimento.

Nel mondo contemporaneo, guadagnare visibilità mantenendo una reputazione impeccabile è la conditio sine qua non per emergere anche sul piano commerciale.

Sempre sotto il profilo comunicativo, occorre rendersi notiziabili: trovare, cioè, quegli aspetti che possono potenzialmente interessare i media.

Il secondo comandamento chiave è: comprendere che la percezione è realtà.

Ogni giorno, in giro per il globo, vengono fondate decine di migliaia di aziende.

Senza una narrazione positiva attorno al brand, creata con le PR, farsi percepire come migliori sarà sempre più difficile.

Per questo l’opinione di un esperto autorevole, in questo caso un giornalista che parla di noi, farà tutta la differenza possibile.

 E’ direttrice di un mensile chiamato Luxury? Ci vuole raccontare di questo progetto editoriale?

Luxury è una rivista mensile composta da oltre cento pagine di contenuti, distribuita mensilmente a casa dei lettori e che nasce per soddisfare le esigenze di un pubblico ben preciso: imprenditori, manager e liberi professionisti alla ricerca di un prodotto editoriale di alta fascia che li tenga aggiornati su tutte le ultime novità in materia di branding, marketing, comunicazione, lifestyle e gestione del proprio denaro.

Il principale obiettivo che stiamo portando avanti è quello di fornire al nostro pubblico una panoramica a 360 gradi sulla costruzione e il posizionamento di un marchio e dei suoi prodotti, il tutto attraverso analisi e case history il più possibili concrete.

Crediamo fermamente che il lusso sia il segmento più importante per il nostro Paese che soprattutto ora rappresenterà un volano economico decisivo.

In un momento di crisi così marcata, il settore luxury torna ad essere più che mai un asset determinante e che dà il nome alla nostra rivista.

Tutte le storie che possono essere analizzate sotto questo profilo, vengono quindi vagliate e selezionate attentamente cercando di mantenere sempre in primo piano gli interessi specifici dei nostri lettori. Raccontiamo storie che siano principalmente ispirazionali.

Oggi gli strumenti di comunicazione ci chiedono una responsabilità e noi la dobbiamo a chi ascolta e chi ci legge. È importante comunicare con empatia e verità facendo leva su umanità, umiltà e utilità.

Mario Furlan, life coach – Come fargli cambiare idea senza farlo passare per stupido

Il peggior modo per far cambiare parere: litigare

Il peggior modo per far cambiare parere: litigare

Noi umani non siamo animali razionali. Ma emotivi. Molto emotivi. Usiamo la pancia, o parti più basse del corpo, molto più del cervello; e il cervello ci serve per razionalizzare – cioè dare una parvenza di logica – a comportamenti dettati esclusivamente dall’emotività.
A dirla tutta, anche da adulti non siamo altro bambini cresciuti. Ragioniamo da bambini, e – soprattutto – reagiamo da bambini.
Naturalmente non vale per tutti. Ma per molti, sì.

Per questo è sciocco pensare di far cambiare idea a qualcuno sbattendogli in faccia l’assurdità delle sue posizioni. Come invece oggi fanno i No Pass e i Pro Pass: si insultano a vicenda, creando così un solco ancora più grande tra di loro. I No Pass dicono che gli altri sono servi, e complici, dei poteri forti; mentre i Pro Pass accusano chi non la vede come loro di essere un terrorista fascista, un eversivo, o peggio.

La verità è che se dici a qualcuno “Hai sbagliato””, lui si irrigidirà ancora di più sulle sue posizioni. Perché a quasi nessuno piace ammettere di avere sbagliato. Così facendo, stai ergendo un muro tra voi due. Perché è in gioco il suo ego. E siamo disposti a tutto pur di salvare l’ego, e di non dover ammettere di avere detto un sacco di fregnacce.
Meglio, quindi, non trattarlo da idiota, ma da persona che ancora non ha delle informazioni. Sai cosa faccio, quando incontro qualcuno che credo stia sostenendo sciocchezze? Mi guardo bene dal rimproverarlo con “Piantala di sparare cavolate””, ma cerco di accarezzare il suo amor proprio. Molto serenamente, e amichevolmente, gli dico “Anch’io la pensavo come te, poi ho scoperto che…”

Non mi contrappongo a lui, ma mi pongo dalla sua parte. Dimostro di capirlo, di avere empatia. E lo aiuto a fargli cambiare idea senza fargli perdere la faccia. Così avrai costruito non un muro, bensì un ponte tra di voi!

Ogni giorno su Facebook  i consigli del life coach e motivatore Mario Furlan per la tua motivazione e la tua crescita personale!  

Giovanni Bradi, una vita esemplare

Il Comandante Giovanni Bradi

Il Comandante Giovanni Bradi compie 90 anni. Auguri!

Ogni famiglia ha una storia, storie di lavoratori che hanno lasciato la loro vita per poter lavorare lontano da casa, storie a molti sconosciute ma, siamo certi che la speciale storia del Comandante Giovanni Bradi li rappresenta tutti. Nato ad Alghero, in Sardegna, da una famiglia di marinai, dimostra fin dalla tenera età di avere un attaccamento speciale al mare decidendo così di seguire la strada di famiglia.

Intrepido e talentuoso si guadagna il titolo di uomo di mare velocemente, e dopo aver servito nella marina militare, decide di espandere i suoi orizzonti in un modo che la sua piccola città non avrebbe mai potuto concedergli, cioè cogliendo l’offerta di lavorare per una grande compagnia Sudafricana di pesca. Grazie alla sua dedizione e temperamento, al fine di avviare un’ulteriore crescita professionale, migliora le sue conoscenze delle lingue e decide di frequentare per tre anni la scuola nautica di Città del Capo e ottenere la patente navale e il titolo di Capitano di lungo corso. Così in poco tempo da un piccolo peschereccio Sudafricano guiderà grandi navi da pesca a capo di un grande equipaggio dove, nonostante le differenze, vigeva un grande rispetto reciproco instaurato valore caro a  Giovanni, così di buon cuore da decidere di condividere la sua paga con l’equipaggio in modo che tutti potessero guadagnare una somma equa. Successivamente si stabilirà a Walvis Bay in Namibia, allora facente parte della Rep. Sudafricana, dove sposò Ann Margaret Miller meravigliosa donna di origini irlandesi (padre) e olandesi (madre). Inoltre qui diede alla luce 5 splendidi figli, Peppina, Roma, Bianca, Nerina e Antonio “Tony”.

Dopo una vita trascorsa a Walvis Bay colma di esperienze, ricordi e tempo passato insieme a vecchie e nuove conoscenze, Giovanni sceglie di trasferire la famiglia ad Alghero. Una decisione definitiva al fine di garantire ai figli un percorso scolastico all’interno delle istituzioni italiane. Questo in previsione in futuro del ritorno del capofamiglia in Italia; nel mentre Giovanni continua a dedicarsi incessantemente al lavoro a comando di un peschereccio norvegese a Tenerife. In seguito si trasferisce in Costa d’Avorio sino al 1981 a comando di una nave da pesca francese proprietà dell’allora Presidente della Repubblica ivoriana Felix Houphouet-Boigny.

Le campagne duravano molto e i ritorni ad Alghero per rivedere la sua famiglia erano al massimo due  all’ anno, in alcune occasioni erano Ann Margaret ed il figlio Tony a raggiungerlo durante le vacanze scolastiche.

Dopo anni trascorsi in oceano, a pescare tonnellate di pesce in tutto il mondo,contro tutte le difficoltà del mestiere, Giovanni decide di dedicarsi come commander navigator a campagne meno faticose ma non meno delicate come il trasferimento di grandi pescherecci dai cantieri navali europei della Norvegia, Polonia e Scozia ai porti africani del Sudafrica e Senegal . Infine Giovanni Bradi torna in Italia, nella sua città natale  Alghero, per godere il suo meritato riposo in compagnia di famiglia ed amici che a causa dell’estenuante lavoro non ha potuto vivere come doveva.

Facciamo quindi Enormi Auguri al Comandante Giovanni Bradi, come si dice tra gente di mare  “ in c… alla balena “ per il suo 90mo compleanno (18.10.1931) auguri ad un uomo cosi speciale…e che sia d’esempio e stimolo per tutti i giovani che vogliono intraprendere un simile percorso difficile, impegnativo pieno di sacrifici ma denso di emozioni qualsiasi esso sia è sempre una questione di volerlo fortemente a qualsiasi costo!

Emanuele Barbati, il cantautore tarantino che difende i lupi

Il cantautore Emanuele Barbati

Il cantautore Emanuele Barbati

Ho letto la tua storia e, tra le tante cose, mi ha colpito l’incontro con i Boomdabash. Com’è nata la vostra collaborazione?

Ho incontrato i Boomdabash durante un Battiti Live di Radio Norba. Li conoscevo perché erano già allora un gruppo noto. Anche loro mi conoscevano: mi confessarono di seguirmi! Dato il loro interesse per il mio lavoro, ho proposto una collaborazione e l’idea fu subito presa sul serio e così, qualche anno fa, l’abbiamo realizzata: ci abbiamo messo un po’ di tempo per la scrittura e la scelta di un brano che accontentasse tutti. Da lì è nata una forte amicizia, ci sentiamo legati non solo per questioni geografiche, ma anche e soprattutto per una grande stima reciproca. Li considero un po’ i miei padrini della musica! Racconto sempre di aver avuto la fortuna di incontrare molti musicisti con una carriera importante alle spalle, ma i Boomdabash sono quelli che ho sempre sentito più vicini per l’umiltà con la quale si pongono costantemente, nonostante loro producano una hit ogni volta che fanno uscire qualcosa.

Hai avuto in mente di fare altre collaborazioni?  

Sì e spero di poter rifare qualcosa con loro! Veniamo da un sound molto simile, le radici di entrambi si fondano nella ricerca del reggae e dello ska.

Com’è nato “Mentre fuori arrivano i lupi”?

Quest’album è nato in modo un po’ particolare: con la mia etichetta iCompany stavamo producendo dei singoli, per il semplice motivo che spesso i singoli sono i materiali più richiesti dal punto di vista della promozione. Dopodiché c’è stata la pandemia e mi sono reso conto che questi brani avevano un filo che li accomunava tutti, quindi, nonostante fosse un periodo un po’ folle, alla mia etichetta discografica ho proposto un disco in cui raggruppare sia i singoli che erano già usciti, sia altri brani che ho scritto in questo particolare periodo storico. “Mentre fuori arrivano i lupi” è venuto da sé. Probabilmente stavo scrivendo delle cose che stavano andando in quella direzione, chiudendo un cerchio.

A proposito del titolo dell’album, parlami un po’ del tuo impegno sociale: come nasce la collaborazione con il WWF e come nasce l’idea di collaborare con loro e sostenere questo progetto?

Tutto parte dall’idea che il musicista o artista in generale deve poter dare voce a progetti importanti attraverso la propria arte, anche quando il contenuto delle canzoni non tratta per forza di tematiche sociali. Per esempio, con il titolo “Mentre fuori arrivano i lupi” ho voluto dar voce al progetto del WWF Italia sulla salvaguardia dei lupi, anche perché è da un po’ di tempo che stanno ripopolando il nord del Salento. Ho pensato che questa collaborazione potesse servire a riavvicinare le persone a un concetto positivo del lupo, animale che nelle favole viene descritto sempre in modo negativo.

Tu sei tarantino, cosa ne pensi della situazione che Taranto sta vivendo e anche qual è il tuo impegno verso la tua città?

Abito in un piccolo paese sul mare a sud di Taranto, ma come i tarantini che abitano in città, siamo costantemente minacciati da questa bomba ambientale che è l’ex-Ilva. Come se non bastasse, oltre alla più grande acciaieria d’Europa, hanno pensato bene di voler piazzare anche delle discariche di rifiuti speciali che ovviamente tutti noi stiamo combattendo. Penso che se sei nato qui e sei un artista hai il dovere di lottare per la tua terra e per i diritti di tutti.

Cosa ti ha spinto a collaborare con Alzaia?

Subito prima della pandemia, sono stato a Roma al Festival del Cinema come ospite di Amref, con cui ho lavorato per il brano “Libera”, per supportare un progetto in Sud Sudan per l’istruzione femminile. Avevo l’intenzione di portare la stessa idea anche nel mio tessuto sociale, ho incontrato le ragazze di Alzaia, che sono delle volontarie del centro antiviolenza di Taranto, che si occupano di accogliere donne che hanno subito violenza e fare prevenzione affinché questi episodi non accadano. Così ho deciso di unire le forze e sostenere con “Libera” Amref e Alzaia.

Parliamo del tuo ultimo singolo “Il ricordo dell’estate”, di cosa racconta? È proprio legato al tuo paese in cui vivi?

Sì, assolutamente è tutto autobiografico. Negli ultimi anni la Puglia viene presa d’assalto durante i mesi estivi e poi, a settembre, quando finisce la bella stagione, si passa da una popolazione di migliaia di persone a ritrovarci le solite cinque persone. Mi capita spesso di vivere questa situazione, così, nel brano ho voluto raccontare di tutti quegli amori che nascono durante l’estate e che sembrano naufragare con la prima mareggiata di settembre. Il Sud Italia è fatto di realtà complicate e complesse che in estate vengono raccontate in modo distorto rispetto al resto dell’anno. Mi è piaciuto raccontare quello che succede negli altri nove mesi.

Quali progetti hai per il futuro?

Quello che stiamo sperando un po’ tutti è che si capisca quando potremo tornare a suonare, ovviamente sempre in sicurezza e con una capienza che possa aiutare i gestori a riprogrammare con tranquillità i tour e i live. Stiamo preparando quello che normalmente sarebbe un tour di presentazione di un disco, che non abbiamo potuto fare se non a macchia di leopardo durante quest’estate con eventi all’esterno. Speriamo si vada per il verso giusto.

Mario Furlan, life coach – Come rovinare subito qualunque rapporto

Il life coach e formatore Mario Furlan

Il life coach e formatore Mario Furlan

C’è un modo, potente e infallibile, per rovinare subito qualunque rapporto: mettere in dubbio le intenzioni positive della controparte. E attribuirle immediatamente, senza possibilità di replica, intenzioni negative.

Quando qualcuno ci fa un torto ci viene spesso da pensare che l’abbia fatto apposta. A volte è così, ma tante altre volte no; spesso feriamo gli altri senza nemmeno rendercene conto. Sarà capitato anche a te. Ma se partiamo subito all’attacco con frasi bellicose e accusatorie come “Ecco, hai voluto danneggiarmi!”, l’interlocutore, aggredito, si metterà sulla difensiva. Il dialogo sarà, inevitabilmente, interrotto. E si finirà col litigare.

Meglio presumere la buona fede dell’altro. E dirgli qualcosa come “Il tuo comportamento mi ha ferito, perché l’hai fatto?”  può consentire di chiarire le reali intenzioni. Che, probabilmente, pur avendo avuto un effetto negativo, non erano negative.

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Welfare e innovazione 4.0, l’esempio virtuoso di Paola Veglio

Paola Veglio, AD di Brovind

Paola Veglio, AD di Brovind

Il settore dell’automazione industriale in Italia è uno dei più all’avanguardia e tra i più futuribili. Dopo un annus horribilis con meno 4.970 milioni di euro di produzione ed export in forte contrazione, il 2021 segna un nuovo passo per il mercato, con una crescita pari a circa 6 mila milioni di euro, trainata soprattutto dal recupero delle esportazioni e della domanda interna.

Nel mondo dell’automazione opera a Cortemilia (CN) una realtà leader in Europa, Brovind Vibratori S.p.A, guidata da Paola Veglio, con la sua personale visione di leadership e organizzazione aziendale. Classe 1979, con studi al Politecnico di Torino in Ingegneria elettronica e una lunga gavetta prima di prendere le redini dell’azienda, la sua storia è lontana dallo stereotipo classico della donna in carriera, racchiude una forte determinazione e impegno per la comunità, per lo sviluppo dell’azienda e per l’affermazione personale, in un settore ancora poco avvezzo alle figure femminili.

Brovind con Paola alla guida ha intrapreso un cambio di passo, abbracciando un respiro internazionale, sfociato nell’apertura della filiale in Brasile e una di imminente inaugurazione negli Stati Uniti. L’azienda ha saputo attrarre nuovi talenti e conta un grande reparto di Ricerca e Sviluppo per progettare soluzioni innovative, personalizzate, capaci di rispondere alle mutevoli esigenze del mercato.

Crediamo molto nelle persone e investiamo energie per la loro formazione. Collaboriamo con gli istituti tecnici e le università per accogliere e formare gli studenti, offrire loro un lavoro tecnico-specialistico e rendere Cortemilia, conosciuta soprattutto per l’enogastronomia e il turismo, un polo tecnologico attrattivo per le menti più brillanti”.

L’azienda è molto attiva anche a sostegno del welfare territoriale, attraverso un impegno quotidiano in supporto allo sport, all’istruzione, ai servizi e alla cultura.

Ci vuole coraggio a rimanere qui, in questo piccolo territorio di 2300 abitanti, tra mille difficoltà logistiche, ma noi ci crediamo e sosteniamo le persone che vogliono restare. Dare e creare valore sono indispensabili per tenere viva la comunità; in cambio riceviamo impegno, entusiasmo e partecipazione, linfa vitale per continuare a fare meglio e guardare con ottimismo al futuro.” conclude Paola Veglio.

 

Espresso Communication Solutions: il contenuto in versione multichannel

Matteo Gavioli e Matteo Aiolfi di Espresso Communication

Il contenuto è il re della comunicazione”, con queste parole Matteo Aiolfi, CEO e founder di Espresso Communication Solutions, definisce il mood operativo della propria agenzia, una realtà in grado di sviluppare content a 360°, spaziando dal digital all’offline. Il cuore pulsante di Espresso, però, è costituito dalle attività di PR & Media Relations che, da oltre 15 anni, sono le basi fondanti della realtà monzese. La parola “communication” contraddistingue non soltanto il nome dell’agenzia, ma anche lo stretto legame che intercorre fra le pubbliche relazioni e la capacità di saper rapportarsi con il mondo esterno in senso più ampio, su più frangenti e, soprattutto, su più canali media. A tal proposito, tra i canali maggiormente coinvolti dall’operatività di Espresso non manca, appunto, la stampa, ma non è tutto: Facebook, Adv Radio, AdWords, TV, Spotify e Youtube sono solo alcuni dei portali di visibilità con cui il team si interfaccia quotidianamente.

“La comunicazione è un campo, anzi un mondo sempre in continua evoluzione e il nostro compito, in quanto realtà del settore, consiste nel seguire i trend più attuali, catturarli e metterli a terra attraverso l’operato giornaliero – afferma Matteo Aiolfi, in foto insieme a Matteo Gavioli, co-owner e responsabile delle media relations di Espresso Communication Solutions  – Abbiamo un’anima «content», grazie alla quale entriamo in sintonia con i nostri clienti e prospect, cercando così di offrire loro contenuti mirati ed efficaci che hanno come obiettivo primario quello di raccontare la loro immagine e, allo stesso tempo, anche ciò che di più distintivo e innovativo hanno a loro disposizione. Mantenersi al passo con la contemporaneità è fondamentale e, proprio per questo, siamo e saremo sempre più «focused» sull’attualità per garantire servizi e contenuti interessanti o comunque appetibili all’occhio e al gusto giornalistico”.

Mario Furlan, life coach – Perché il mondo post-Covid è delle donne

Sul lavoro conterà sempre di più l'intelligenza emotiva. Quella di cui le donne sono, naturalmente, più dotate.

Sul lavoro conterà sempre di più l’intelligenza emotiva. Quella di cui le donne sono, naturalmente, più dotate.

Nell’epoca post-Covid le donne avranno un impatto sempre maggiore.

Perché? Perché la pandemia, ancor più della crisi economica iniziata nel 2008, e ancor più dell’11 settembre 2001, ha scosso le nostre (poche) certezze. E’ arrivata all’improvviso, ci ha colti di sorpresa e ci ha ribaltato la vita in pochi giorni. Ci ha sprofondati nell’insicurezza, nell’impossibilità di prevedere il futuro. Anche adesso, benché le cose stiano migliorando, continuiamo ad avere paura: e se arriva una variante che buca il vaccino? E se arriva un’altra pandemia, peggio del Coronavirus? E se…

Il futuro non è mai apparso così incerto e oscuro. E non solo a causa dei virus: abbiamo paura (giustamente) dei cambiamenti climatici, della cyberguerra, dei capovolgimenti che saranno imposti dall’intelligenza artificiale… Non siamo in grado di prevedere il nostro futuro, né, tantomeno, quello del mondo. Chissà cosa ci aspetta… Abbiamo, comprensibilmente, paura. La razionalità è entrata in crisi. E l’emotività ha preso il sopravvento.

Noi maschi, generalmente parlando, siamo analitici. In noi domina l’emisfero sinistro del cervello, quello logico. Mentre le donne riescono ad attivare, insieme, entrambi gli emisferi. Anche quello destro: intuitivo, creativo, emotivo.

L’essere umano è sempre stato spinto dalle emozioni. Ma adesso, in un mondo sempre più complesso, vulnerabile e apparentemente incomprensibile, ricco di colpi di scena, lo è ancora di più. Quindi nel mondo contemporaneo, e nelle relazioni, vince chi ha più intelligenza emotiva: la capacità di non fermarsi alla superficie razionale, ma di andare a fondo. Per capire, e gestire, gli impulsi dettati dall’inconscio.

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“Una mela per chi ha fame”, iniziativa benefica dei Lions e Leo di Milano

Mario Giuliacci testimonial di "Una mela per chi ha fame", iniziativa dei Lions e Leo di Milano

Mario Giuliacci testimonial di “Una mela per chi ha fame”, iniziativa dei Lions e Leo di Milano

I LIONS e i LEO del Distretto di Milano, dopo la lunga sospensione dovuta alla pandemia da Covid 19, nella giornata di Sabato 2 Ottobre 2021, saranno presenti nelle principali piazze di Milano e provincia con la grande manifestazione “Una mela per chi ha fame”.
L’evento, giunto ormai alla sua IX edizione si pone l’obiettivo di rinnovare la grande raccolta fondi a favore di realtà che oggi più che mai in prima linea si prodigano per offrire cibo e pasti caldi ai nostri concittadini più sfortunati: Pane Quotidiano, Opera Cardinal Ferrari, City Angels e Caritas.
Testimonial della manifestazione il colonnello Mario Giuliacci il pilota di Moto Giacomo Lucchetti, affiancati da chef di rinomati ristoranti italiani: Pietro Leeman, Vincenzo Marconi, Luca Pedata.
I volontari LIONS e gli instancabili LEO (il nucleo giovanile dell’Associazione) offriranno mele Marlene a fronte di un contributo libero a favore dei più bisognosi.
A Milano i gazebo saranno posizionati dalle 9,00 alle 18,30 in Via Brera, Via Spallanzani, Piazza Frattini e Viale Gorizia in Darsena. In provincia a Cernusco sul Naviglio e Pioltello, Inzago, San Donato Milanese, Cassano D’Adda, Cinisello Balsamo, Cassina de’ Pecchi, Bresso, Adda Milanese, Paderno Dugnano, Sesto San Giovanni, Lainate ed anche a Broni-Stradella (PV) e Lodi.
Palloncini, pupazzi animati e tanta allegria accoglieranno chiunque voglia contribuire alla realizzazione di questa meravigliosa iniziativa.

Mario Furlan, life coach – Come demotivare, senza volerlo

Mario Furlan è un life coach e un motivatore

Il life coach e motivatore Mario Furlan

Quando andavo a scuola, se prendevo sette o otto i miei genitori mi chiedevano, seri seri, perché non avessi preso nove o dieci. E se in un compito in classe, o in un’interrogazione, prendevo dieci la loro risposta era: “Uh, com’era facile!”

Naturalmente ci restavo malissimo. E mi chiedevo se valesse la pena studiare tanto per non essere mai ricompensato con una parola buona.

Quando, anni dopo, chiesi loro come mai fossero stati così parchi di complimenti, la loro risposta, in perfetta buona fede, fu: “Quando fai bene qualcosa, la soddisfazione più grande è la consapevolezza del proprio lavoro ben fatto. I complimenti degli altri non servono, servono solo quelli che vengono dal tuo cuore. Non dobbiamo essere noi a motivarti; se tu che ti motivi da solo”.

E’ falso. Tutti abbiamo bisogno di complimenti sinceri da parte degli altri. E soprattutto da parte delle persone cui teniamo di più. E’ facile – sul lavoro come in famiglia – cogliere nell’altro qualcosa di sbagliato: gli errori saltano subito all’occhio. E’ meno immediato accorgerci che sa facendo qualcosa di giusto. Diciamoglielo. Lodiamolo. Lo motiverà a farlo ancora.

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