Mario Furlan, life coach – Per ottenere devi rinunciare

Il life coach e formatore Mario Furlan

Il life coach e formatore Mario Furlan

Vuoi ottenere qualcosa? Devi rinunciare a qualcos’altro. Vuoi dimagrire? Devi rinunciare ai dolci. Vuoi correre una maratona? Devi alzarti al mattino presto per allenarti, e devi rinunciare a dormire un’ora in più. Vuoi raggiungere risultati nella professione? Devi rinunciare a perdere tempo. Vuoi una vita di coppia solida? Devi rinunciare ai flirt occasionali.

Rinunciare costa fatica. E’ più facile fare ciò che ci costa meno impegno, piuttosto che stringere i denti e dire di no a quello che ci allontana dalla strada prefissata. Ci vuole disciplina. Ci vuole carattere. E ci vuole una fortissima motivazione. Quella che ci aiuta a superare tentazioni e momenti difficili; quelli in cui ci sembra che i nostri sforzi siano stati inutili, e che tanto vale lasciar perdere e tornare a comportarci come prima. Ma alla lunga l’impegno costante paga. E col tempo, visti i risultati, non è più una rinuncia. Bensì un viatico per la felicità.

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Pietro Banchini, l’ortopedico delle ginocchia e delle anche

Il Dr. Pietro Banchini, ortopedico, cura ginocchia e anche

Il Dott. Pietro Banchini è un noto ortopedico specializzato nella cura delle patologie di ginocchia e anche

Il Dott. Pietro Banchini, che lavora all’ospedale Humanitas, è un ortopedico specialista nelle patologie delle ginocchia e delle anche. Si tratta di problemi che colpiscono un’ampia parte della popolazione, e che aumentano con l’età.
“Ma ci sono anche tanti giovani, soprattutto sportivi, che hanno problemi alle ginocchia” dice il Dott. Banchini. E alla domanda se lo sport faccia bene, risponde, ridendo: “Sì, agli ortopedici!”
Poi spiega che lo sport fa bene, ma senza esasperazioni. Quello eccessivo, che sollecita violentemente le articolazioni, causa traumi e lesioni che si possono trascinare per tutta la vita. Lui ha operato al ginocchio un atleta della nazionale serba di pallamano e rugbisti italiani di serie A: “ventenni che hanno però le cartilagini consumate, come quelle di un novantenne!”
Molti dei problemi dipendono anche dalla conformazione del ginocchio. L’importante è rivolgersi all’ortopedico ai primi sintomi: altrimenti la situazione potrebbe degenerare e diventare di difficile soluzione. Per fortuna gli ultimi anni hanno portato una straordinaria avanzata dell’uso della tecnologia in sala operatoria, e dove prima si facevano operazioni traumatiche, con grande perdita di sangue, oggi, spesso, il tutto si risolve con un taglietto da pochi centimetri. O addirittura senza tagli, con l’artroscopia.
“Spesso il ginocchio non è in asse, quindi è inevitabile che ci siano problemi – spiega il Dott. Pietro Banchini. – A volte basta mettere un plantare sotto il piede, altre volte serve l’osteotomia. Le infiltrazioni di acido ialuronico? Possono fare miracoli. Ma ci sono mille tipi di acido, è essenziale scegliere quello giusto”.
Anche l’anca è per molti un punto dolorante. E anche qui le nuove tecnologie consentono di fare operazioni poco invasive. Come, ad esempio, un taglietto da 8 centimetri che non taglia la muscolatura, come si faceva una volta, ma invece passa attraverso i setti muscolari. “Così la muscolatura si riattiva subito e il recupero è immediato – dice l’ortopedico. – Non senti dolore, i tessuti vengono rispettati e i pazienti non credono ai loro occhi: pensavano di dover stare in ospedale una settimana, invece escono il giorno dopo, o al massimo due giorno dopo l’intervento!” Con l’artroscopia, addirittura, vanno a casa tre ore dopo l’operazione. E camminando sulle loro gambe.

Instagram/Facebook: Dr.PietroBanchini

info@pietrobanchini.it

Veronica Vitale e il suo canto contro il bullismo

La cantautrice Veronica Vitale

La cantautrice italo-americana Veronica Vitale

Veronica Vitale, artista italo-americana che torna in Italia dopo dieci anni con “Transparent”, un canto di rinascita e di difesa contro ogni forma di bullismo. Il brano è accompagnato da un videoclip molto particolare in cui diventi trasparente. Parlaci del messaggio che vuoi lanciare con questo brano e con il video.

Sono un cittadino del mondo, ma in tutto quello che faccio c’è in firma tanto tricolore italiano. “TRANSPARENT” è il mio gladiatore che entra nell’arena contro le ombre del suicidio, dell’autolesionismo, del bullismo e abuso di potere in ogni sua forma e settore. La mia musica è onesta, cruda, a volte spietata, nata alle spalle dei giganti, nei punti ciechi ma puliti in cui non guardava nessuno. La mai storia d’artista prende vita qui, in una notte buia in cui c’erano tanti cipressi ed una sola fioca speranza, una luce piccolissima, come vista dietro una serratura, ma che per me è stata abbastanza per sconfiggere tutta l’oscurità. Tutta la mia storia è accaduta così, in silenzio, frutto di sacrificio e privazioni, non fortuna, non coincidenza, non raccomandazioni, ma duro lavoro e basta! Perché la verità è che se vuoi “arrivare”, devi metterti in “cammino”, e quando l’occasione non ha bussato, ho costruito la mia porta.

“Nobody is perfect” è il titolo del tuo ultimo singolo con Bootsy Collins. Com’è nata questa collaborazione?

Bootsy Collins è il mio papà artistico dal 2013, il brano è stato composto nel 2017 mentre invece la sua versione liquida/fluida come l’intero EP, praticamente due settimane fa. Sono cresciuta artisticamente nei quartieri afro-americani di Cincinnati, in Ohio, ascoltato e cantato Gospel e Soul nella chiesa “The House of Joy” con il Pastore Mr.Todd Emerson ed il suo coro, all’inizio ero l’unica ragazzina bianca, è ovvio che questo brano nasce come una stella cadente con un desiderio contro il razzismo e la discriminazione. È una composizione matura con delle intenzioni chiare: “Amati per come sei” e ripetiti “Io Esisto…”, “Attraversiamo questo universo ed anche tutto il vuoto insieme”. Il contenuto del testo ha scelte importanti, tra cui lo scopo di promuovere una nuova estetica della musica e dare spazio, ai corpi emarginati, senza alcun privilegio, persone di colore, con disabilità, sfigurate, trans; tutte le persone che non vengono spesso rappresentate sulle copertine delle riviste, nei film, in TV o sui manifesti. Sfidare i canoni e i pregiudizi della società sui corpi, considerandoli tutti ugualmente belli, degni, ed utili, splendidi nella loro diversità.

Il 21 novembre è uscito il tuo nuovo Ep “Nobody is perfect experience” in cui è contenuta la versione Liquid Fluid che afferisce a un genere musicale futurista da te fondato. Cos’è “Musica Liquida e Genere Fluido”?

Quando ho iniziato a lavorare alla creazione di questo genere liquido/fluido ed al suo manifesto son partita dall’idea che nessuno genere musicale mi rappresentava. Ho portato con me tutto l’approccio futurista italiano del 1900, in particolar modo la “dinamica” del suono. “Liquido” come la società descritta da Zygmunt Bauman che richiede flessibilità, come onde, nel continuo alternarsi di soddisfazioni e delusioni, crisi e riprese. Musicalmente, l’approccio Liquido/Fluido si basa sulla “capacità di fluire” tra tutti i generi musicali, contaminazioni, suoni, ambienti, annullando la rigidità del singolo genere, allentando la sua struttura, in modo che l’arte possa muoversi dentro e fuori “questa struttura” in un flusso di coscienza continuo, ma anche “out of the box”, passando da un suono ad un altro “ibrido”, sovvertendo generi, forme musicali, prospettiva della narrazione, energia, e ruoli.  Tra gli obiettivi anche il voler stabilire un ponte tra tutte le generazioni, passate e future così da preservare la memoria storica. Anche i suoni oscillano tra registrazioni acustiche e digitali, elettroniche e del suono puro, catturando il paesaggio di una città per esempio in un’onda wave, e trasformando “soundscape” e “noisescape” in colonna sonora. Questa è una parte della colonna vertebrale del genere liquid/fluid. L’identità di artisti Generazion Z non possono essere rappresentate in un solo genere. Si incolpa la Gen Y, i Millenials di non aver fatto niente per “annullare” la rigidità del genere musicale. Probabilmente “Cancel Culture” dovrebbe far più ricerche, troverebbe anche me ed il mio team di Visionary Vanguard Records, in prima fila, tra i contributi a nuove dimensioni sonore.

Nella tua biografia si legge che sei attivista per i diritti dell’infanzia, per l’emancipazione femminile e per lo sviluppo sostenibile, socialmente impegnata nella lotta contro il bullismo e l’abuso di potere. Da cosa ha origine questo tuo impegno per il sociale?

Sono stata vittima di bullismo e l’ultima alla fine degli ultimi. Quando rinasci guerriero, magari della luce, devi ricordare che puoi essere un messaggero di speranza. Da bambina, vedevo la musica come un’onda trasparente, astratta, capace di attraversare muri e finestre chiuse, e raggiungere chiunque ne avesse bisogno nella propria solitudine. Vorrei poter fare questo.

Nel 2020 hai composto la preghiera per l’umanità “Hymn To Humanity”. Cosa ti ha ispirato nella composizione e com’è nata l’idea di realizzare una versione corale in cui hai riunito 200 voci e 25 lingue differenti?

Durante la pandemia, sono rimasta a casa negli Stati Uniti. Un pomeriggio, c’era un tramonto con un sole dorato enorme di quelli mai visti, e la paura di una crisi senza origine e direzione a far da vassoio. Mi è sembrato di vivere l’ultimo giorno dell’umanità sulla Terra. E così, quasi come sussurrata dalla cima della una gola di un Canyon, la preghiera per l’umanità appunto “Hymn to Humanity”, l’ho dedicata alla natura, al mondo, a Dio. L’ho dedicata alla luce che andava via per far spazio ad una lunga notte. Il suono di pianoforte vuole raccontare le immagini degli ospedali italiani lo scorso maggio 2020. Il suono è il risultato di tre diversi pianoforti, tra cui uno Steinway, un altro a muro del 1888 scordato, ed infine il terzo, il mio, accordato con modo “Verdi” a 432Herz, una particolare vibrazione nota per creare unità, costruttività, pace, quando ho avanzato la mia call for artists, non c’è stato nessuno che si è tirato indietro, e tutti coloro ci hanno raggiunto, dalla Nuova Guinea all’Afghanistan, hanno preso parte alla seconda versione di questa preghiera, ovvero quella corale globale, da lì è nata la nostra NPO Artist United.

Cosa ti rende orgogliosa dell’essere italiana e cosa, invece, dell’essere cittadina degli Stati Uniti?

Essere italiana mi ha concesso il permesso ad una certa “umanità” che altrove non esiste, la nostra cultura, il nostro sapere. Negli Stati Uniti invece è la meritocrazia che mi fa respirare. Quando diventi cittadino americano ti chiedono di dimostrare che sei “outstanding” la tua straordinarietà, che sei un valore aggiunto, e che puoi offrire qualcosa che l’America non ha, altrimenti non solo non ti danno una green card, ma in generale niente che ti permetta di essere riconosciuto come persona, ma solo turista di passaggio.

Progetti futuri?

Se potessi leggermi la mente, scoppieresti a piangere.

Mario Furlan, life coach – Come affrontare i problemi (è il contrario di quello che fai!)

Mario Furlan è un life coach e un motivatore

Il life coach e motivatore Mario Furlan

Quando abbiamo un problema, dovremmo usare
– il 20% del tempo per analizzare il problema;
– l’80% per trovare la soluzione.

Di solito facciamo il contrario. Anzi, di peggio. Passiamo l’80% del tempo non a esaminare il problema, ma a piangerci su. E ci poniamo domande come “Perché è capitato proprio a me?”, “Perché sono così sfortunato?”. Oppure ci colpevolizziamo: “Come ho fatto ad essere così cretino?” A domande demotivanti corrispondono risposte altrettanto distruttive: “Perché sei un idiota”, “Perché sei sfortunato”, “Perché tutti ti sono nemici”.

Proviamo, invece, a formulare altre domande:
– Cosa c’è di buono in questa sfida?
– Cosa posso imparare?
– Come posso vincerla?

Ponendoti le domande giuste troverai le risposte giuste. Lo dice anche la Bibbia: chiedete, e vi sarà dato. Chiedi le domande giuste, e ti sarà data la risposta giusta.

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Dvora, per le donne che subiscono violenze

La Dottoressa Dvora Ancona

La Dottoressa Dvora Ancona

Nata nel 2015, l’associazione D.V.O.R.A. (Donne Volontarie Operative Richiesta Aiuto) offre a titolo gratuito prestazioni medico-estetiche e consulenze in merito al benessere psicofisico, in aiuto delle donne vittime di abusi o maltrattamenti. Un appuntamento che si rinnova ogni mercoledì (dalle 15 alle 17) presso gli studi della dottoressa Dvora Ancona di Milano (Via Turati 26 – telefono 02.5469593).

“La nostra associazione si occupa di aiutare le donne vittime della violenza – spiega la Presidentessa dell’associazione Dvora Ancona – Dopo tanti anni di lavoro, ho pensato di mettere a disposizione la mia professionalità e la mia esperienza per aiutare le donne a sentirsi meno fragili. Con l’utilizzo di mezzi non chirurgici quali laser, radiofrequenze ed altre soluzioni non invasive senza l’utilizzo del bisturi si eliminano i segni delle violenze subite, eliminando la tristezza e la sofferenza dal volto di chi ha sofferto in maniera indicibile, in modo da ricominciare una nuova vita con il sorriso”.

È proprio di queste ore la notizia del via libera del Consiglio dei Ministri al Disegno Di Legge per la prevenzione e il contrasto del fenomeno della violenza nei confronti delle donne e della violenza domestica. Pene aumentate, procedimenti d’ufficio, misure di vigilanza: da oggi le donne possono e devono sentirsi meno sole. Mai come in questa fase storica, l’aiuto di D.V.O.R.A. risulta attuale ed opportuno.

Carlo Barbieri e l’agopuntura

Il Dott. Carlo Barbieri, un'autorità nell'agopuntura

Il Dott. Carlo Barbieri, un’autorità nell’agopuntura

Il dott Carlo Barbieri, dopo la laurea in Medicina, si è recato alla fine degli anni ottanta per lunghi periodi in Cina dove ha studiato agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese. Ha avuto poi borse di studio per esercitare l’agopuntura nei reparti di terapia antalgica, è stato docente alla M.A.C.M.E. (Medical Association for Chinese Medicine in Europe) ed ha lavorato a Londra. Ora esercita la libera professione tra Milano e il Veneto ed è responsabile dello sviluppo dei programmi del Lefay Resort, la cui SPA ha vinto quest’anno il premio di miglior SPA del mondo

Come si pone lei, dottor Carlo Barbieri, medico che pratica la Medicina Alternativa e più specificamente la Medicina Tradizionale Cinese nei confronti della campagna di vaccinazione ?

Le premetto che non mi considero un medico alternativo ma un medico che conosce e pratica due modelli di medicina diversi e sceglie tra questi quello che ritiene più efficace e con minori effetti collaterali in relazione al tipo di disturbo da trattare.

Il modello culturale Cinese, meno rigido e dogmatico del nostro, è stato in grado di sviluppare un pensiero medico straordinario, utile per prevenire, comprendere e curare molte patologie. Io non vivo un antagonismo tra i due modelli, al contrario li considero un reciproco compendio.

Fatta questa precisazione le dirò che nella tradizione medica Cinese come in quella indiana la vaccinazione è contemplata, anzi i primi esempi di vaccinazione o variolizzazione come viene chiamata questa pratica, si sono sviluppati attorno al X secolo in Cina. Erano metodi per prevenire il vaiolo e consistevano nell’inalazione da parte del soggetto da vaccinare, di una polvere ottenuta dalle croste di un malato. Il vaccino produceva generalmente una forma leggera di malattia ma nello 0,5-2% risultava letale. Sempre meglio della letalità del vaiolo che risultava del 20-30%. Come vede nulla di nuovo sotto il sole.

Allora Lei è favorevole alla vaccinazione?

Certamente. Capisco alcune istanze no-vax come quella che ritiene la vaccinazione un business per le aziende farmaceutiche ma c’è qualcosa che non sia un business? I social tanto usati dai no-vax come font di informazione non sono forse un business? E’ pur vero che nella ricerca medica l’impossibilità di definire tutte le variabili e di eliminare l’elemento personale può portare ad un’ interpretazione disinvolta dei dati clinici: “Più della metà dei saggi scientifici di argomento medico potrebbe essere semplicemente falsa”, scrisse nel 2015 Richard Harton direttore della rivista “The Lancet”, bibbia della medicina. Ma qui i fatti li vediamo, basta entrare in un reparto di rianimazione e vedere la percentuale di non vaccinati che sono ricoverati. I vaccini sono efficaci, riducono di molto il rischio di ospedalizzazione e di morte rischiando pochi effetti collaterali.

Quindi anche Lei, Dott. Carlo Barbieri, è un sostenitore della “medicina basata sulle evidenze”?

La medicina basata sulle evidenze (EBM, Evidence-Based Medicine) è definita come “l’uso esplicito e coscienzioso delle migliori prove scientifiche nel prendere decisioni nella pratica medica”. Il punto è che la medicina non fa parte delle “Scienze esatte” come la fisica, la biologia o l’astronomia, le variabili in gioco sono troppe e le ricerche escludono sempre la psiche pur cosi importante nello sviluppo e nel decorso delle malattie al massimo considerandola come un effetto placebo.

Se la medicina non è una scienza esatta, in che modo possiamo definire la salute e la malattia?

 Oggi il criterio adottato è statistico: sana è la persona “normale” cioè quella che ha tutti i valori di laboratorio e i dati clinici rientranti nella maggior frequenza statistica. Ma possiamo accontentarci di questo? Io stesso, alcuni anni dopo la laurea, sono andato in Cina a seguire un corso di Medicina Tradizionale Cinese in cerca di risposte ai disturbi evidenziati dai pazienti con esami di laboratorio nella norma. Penso questo sia il motivo che spinga molti colleghi a interessarsi alla medicina complementare oppure alle università di proporre corsi di “medicina narrativa” in cui si insegna a medici e operatori sanitari l’importanza di ascoltare come il malato vive la propria patologia. Il tentativo è quello di curare una persona e non la malattia come entità a sé stante.

A riprova di come la medicina stia cercando altre risposte ce lo fornisce un editoriale del Lancet del 2009 che riprende un lavoro pubblicato molti anni prima da George Canguilhem, filosofo e storico della scienza, direttore dell’Istituto di Storia delle Scienze di Parigi. In questo articolo si sottolinea la necessità di integrare il concetto di salute visto non solo come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” ma di estenderlo ad altre due dimensioni. La prima riguarda la biodiversità: l’essere umano non vive in un vacuum e la nostra vita è interdipendente dalla totalità del mondo vivente. Risulta pertanto impossibile separare la salute dell’uomo dallo stato in salute della grande varietà di animali, piante, funghi e microorganismi che costituiscono il nostro Pianeta.

La seconda dimensione si spinge fino al regno inanimato in quanto la salute della biodiversità, di cui facciamo parte, è strettamente in relazione ai cambiamenti di clima, inquinamenti e modificazione dell’habitat terrestre.

Questo è un approccio estremamente attuale.

 Si, estremamente attuale ed anche antico, questo è l’approccio della medicina Classica Cinese per cui la salute non è un’entità fissa ma varia in ogni individuo e dipende dalle circostanze. Lo stato in salute non deve essere definito dalla medicina ma dalla persona stessa in accordo con il suo sentire e i suoi bisogni funzionali. Il ruolo del medico è quello di aiutarla a interpretarli e a correggerli.

Questo approccio pone il paziente e non il medico in posizione di autorità nella definizione dei suoi bisogni di salute, rovesciando il paradigma attuale.

 

Morgana Rosano: la danza ci aiuta ad evadere da un periodo buio

Morgana Rosano

Morgana Rosano, artista e coreografa

Come diceva Picasso, “L’arte spazza la nostra anima dalla polvere della quotidianità”. Ne è convinta Morgana Rosano, artista, coreografa e direttrice artistica della scuola di danza Morgan Roses Show Academy, creata per realizzare un sogno: dare vita a un grande centro in cui proporre corsi di danza, canto, recitazione e musical con i migliori insegnanti di ogni disciplina, aperto a tutti, bambini e adulti, esperti e persone alle prime armi.

“Nella nostra scuola si lavora con passione, disciplina e amore per il proprio corpo, si impara a lavorare con gli altri in modo produttivo e coeso. Sono convinta che la danza sia molto più di un semplice esercizio fisico, permette di affinare qualità preziose per la vita di tutti i giorni, come non abbattersi davanti al fallimento e guardare la vita con un pizzico di spensieratezza” racconta Morgana.

Durante i tempi bui della pandemia, quando l’arte e lo spettacolo sono stati letteralmente messi in standby per lunghi mesi, Morgana non si è persa d’animo, ripensando in chiave online l’esperienza dei corsi in presenza. Per far continuare a ballare i bambini ha dato vita a una serie Youtube dedicata a loro; un’esperienza coinvolgente e allo stesso tempo fantastica, grazie alla presenza di una piccola fata magica che con i suoi poteri insegna a tutti a ballare.

Un’idea preziosa e di certo non scontata che ha permesso di far divertire e muovere centinaia di bambini obbligati a restare tra le mura domestiche, mentre i genitori erano presi con gli impegni dello smart-working. “Il Covid ci ha presi alla sprovvista, come tutti, ma dopo l’iniziale disorientamento abbiamo subito deciso di portare avanti la nostra scommessa per dimostrare a tutti che l’arte ai tempi del Covid c’è, esiste e vuole farsi sentire ed è uno strumento importante per evadere dalla realtà e dalle preoccupazioni della quotidianità“.

Morgan Roses, grazie all’affiliazione con l’Accademia Internazionale del Musical, permette ai propri studenti di accedere a un programma di studio dagli standard elevati, oltre alla possibilità di svolgere un’esperienza formativa a Londra. Morgana, con la compagnia di musical La Fuente de l’Alma ha dato vita inoltre a uno spettacolo teatrale di grande successo “Love Story Hotel Transylvania” che quest’anno ricalcherà le scene dopo un lungo periodo di stop a causa Covid.

Il musical pensato per le famiglie, sarà in scena il 22 dicembre al Teatro Italia di Roma; rivisitato e diretto dallo sguardo attento di Morgana, lo show si ispira al cartone animato Hotel Transylvania.

Lo spettacolo vuole coinvolgere il pubblico in un’atmosfera fatta di risate, divertimento e colpi di scena, in cui non mancheranno momenti esilaranti, sorprese spaventose e una buona dose di sentimento”.

Mario Furlan, life coach – Tre modi per affrontare i problemi

Mario Furlan è un life coach e un motivatore

Il life coach e motivatore Mario Furlan

Posso rispondere in tre modi diversi alle brutte sorprese che la vita, inevitabilmente, prima o poi ci presenta.
1) Posso resistervi. Quindi arrabbiarmi, o fingere che non esistano. Ma è puerile: se, ad esempio, ho un brutto male, prendermela con il Padreterno, o fare finta che stia bene, peggiora la situazione.
2) Posso accettarle. Ed è un bel passo avanti rispetto alla prima opzione: accettare una malattia mi aiuta a guardare in faccia la realtà e a combatterla con più serenità.
Meglio ancora è
3) Utilizzarle. Riuscire, cioè, a utilizzare i problemi. A volgerli a nostro vantaggio. Come ha fatto, ad esempio, Bebe Vio. Anziché disperarsi per gli arti che le mancano ha trovato il coraggio per diventare campionessa paraolimpica. Impariamo da lei!

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Mario Furlan, life coach – Non aspettare a decidere!

Non aspettare troppo prima di decidere... o non lo farai mai!

Non aspettare troppo prima di decidere… o non lo farai mai!

Perché quasi tutti i politici raramente prendono decisioni ardue e impopolari, anche se utili, o addirittura salvifiche, per il Paese negli anni a venire?
Perché, come disse Alcide De Gasperi, il loro orizzonte temporale è breve. Si ferma alle prossime elezioni. Se la misura in questione, pur essendo vantaggiosa per la collettività nel futuro, fa perdere voti nel presente, preferiscono cestinarla.
Non comportarti come loro. Hai una decisione scomoda da prendere? Non rimandarla, affrontala subito! Altrimenti la tua mente cercherà tutti i mille motivi per non fare quella cosa: è faticosa, chissà se andrà in porto, potrebbero criticarmi, forse non ci riesco…
Devi prendere una decisione difficile? Una volta valutati i pro e i contro, decidi. In fretta. E fai subito il primo passo che porta in quella direzione. Così, di fronte alle inevitabili difficoltà, non ti verrà la tentazione di tornare indietro!

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Mario Furlan, life coach – Così sai se un sito ti fa bene o male

Il sito che stai guardando genera in te paura o odio? Non guardarlo più!

Il sito su cui stai navigando genera in te paura o odio? Non guardarlo più, ti fa male!

Le contrapposizioni – politiche, ideologiche, culturali – sono sempre esistite. Ma I social e il web le hanno drammaticamente accentuate. Perché è il loro scopo: più ti fanno infuriare, o impaurire, più tempo trascorri sui loro siti ad intossicarti di spazzatura spirituale. Più ti incazzi su quei siti, più soldi fanno i loro proprietari. E’ proprio così: tu ti avveleni la giornata, loro si rimpinguano il portafoglio.
Quando leggi, o vedi, una notizia, osserva attentamente che emozioni produce in te. Se ti suscita sensazioni negative, di rabbia o di paura, e ti viene da provare odio verso una categoria di persone, cambia canale. Ti stai danneggiando. Stai inquinando il tuo animo di spazzatura, così come, fumando, riempi i polmoni di veleno. Se, invece, navigare su quel sito ti fa stare bene – ti fa sorridere, ti rasserena, ti infonde coraggio e speranza – continua a prestarvi attenzione. La vita è troppo bene per stare male facendo il gioco degli spacciatori di odio e di bufale!

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