Lavoro: ecco le 10 figure artigiane più richieste

Maestro incisore su conchiglia

Maestro incisore su conchiglia

LAVORO, 4 AZIENDE SU 10 NON TROVANO LAVORATORI: QUASI 1 MILIONE I CANDIDATI DIFFICILI DA REPERIRE NEL PRIMO SEMESTRE. CON I GIOVANI RINASCONO GLI ANTICHI MESTIERI: ECCO LE 10 FIGURE ARTIGIANE PIÙ RICHIESTE

 Nel pieno della trasformazione digitale si sta assistendo ad un ritorno ai vecchi mestieri da parte delle nuove generazioni ma, nel mezzo, le imprese continuano a lamentare carenza di personale adeguatamente formato. Secondo i bollettini mensili del Sistema informativo Excelsior, realizzati da Unioncamere e Anpal, circa 4 aziende su 10 hanno avuto difficoltà a trovare i candidati per ricoprire i ruoli vacanti: complessivamente, nel primo semestre 2022, si parla di quasi 1 milione di posti di lavoro di difficile reperimento. Questa percentuale si alza se si va ad analizzare la categoria degli operai e artigiani specializzati: oltre il 50% delle aziende ha avuto difficoltà a trovare professionisti (oltre 200mila figure qualificate nel solo primo semestre) sia per mancanza di professionisti, sia per preparazione inadeguata. “È fondamentale intraprendere un percorso condiviso assieme agli istituti scolastici che possa portare all’incontro formativo tra le imprese artigiane del territorio e i giovani favorendo, al tempo stesso, l’occupazione”, afferma Gino Di Luca, fondatore di Cameo Italiano, azienda leader specializzata nella creazione di camei su conchiglia.

Proprio questa antica arte dell’incisione a mano su cameo sta vivendo una grande riscoperta da parte dei più giovani: una tradizione secolare originaria di Torre del Greco, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo nei diversi ambiti della creatività e della moda. All’interno di Cameo Italiano sono presenti oltre 40 maestri incisori e per ogni nuovo assunto è previsto un periodo di affiancamento.

Cameo Italiano rappresenta solo un esempio di molte piccole e medie imprese che sono alla ricerca di profili altamente specializzati: Vediamo quindi quali sono, secondo un’indagine effettuata da Espresso Communication per Cameo Italiano sulle principali testate di settore, i 10 antichi mestieri artigiani più ricercati.

Conciatore di pelli – Tramite il processo di lavorazione si rende la pelle ed il cuoio un prodotto adatto all’uso quotidiano e durevole nel tempo.

Liutaio – Si occupa di costruire e restaurare strumenti ad arco e a pizzico. In Italia la culla di quest’arte è a Cremona.

Maestro incisore su conchiglia e corallo – Artigianalità tipica di Torre del Greco, la creazione del cammeo su conchiglia e corallo ancora oggi viene affidata alle sapienti mani di maestri artigiani che lavorano la materia secondo tecniche e tradizioni che hanno attraversato secoli di storia.

Ricamatrice a mano – Ricamature per abbellire o impreziosire ogni tipologia di tessuto: lino, seta, lana, cotone.

Impagliatore – Crea sedie, cestini di varia grandezza e contenitori per damigiane.

Tessitore – Sono diverse le aziende alla ricerca di tessitori in grado di utilizzare i telai per realizzare prodotti finiti direttamente dai filati.

Bombonierista – La riscoperta della manualità avviene anche attraverso le cerimonie. Sempre di più le bomboniere sono delle piccole creazioni artigianali legate ad un momento felice.

Ornatista – Sono in grado di realizzare lamiere, tubazioni, raccorderia e grondaie per l’edilizia e di riparare le carrozzerie delle autovetture.

Ramaio – Artigiani che realizzano pezzi di artigianato partendo da semplici fogli di rame che vengono tagliati, modellati e infine saldati tra loro.

Mario Furlan, life coach – La domanda sbagliata e quella giusta

Il life coach e motivatore Mario Furlan

Mario Furlan, life coach e motivatore

Ogni giorno ci poniamo, spesso inconsciamente, migliaia di domande. Che spesso generano frustrazione. Si tratta, sovente, di domande che iniziano con la parola perché: Perché non ci riesco? Perché proprio a me?
Di fronte a questa domanda depotenziante, mente troverà risposte altrettanto depotenzianti: P
erché sei un fallito!, Perché non meriti niente!, Perché il mondo ce l’ha con te!
Quando abbiamo un problema – e ne abbiamo sempre tanti – meglio porci domande che inizino con come: Come posso farcela? O, meglio ancora, visto che a ogni parola attribuiamo un’emozione: Come posso risolvere il problema in modo geniale e uscirne trionfante? In questo caso ho inserito parole – geniale, trionfante – che suscitano in me emozioni positive. Che mi aiutano, quindi, ad affrontare il problema non da depresso, frustrato e sconfitto, ma da vincitore.

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Ecco le aziende italiane più attente all’inclusione

Classifica Best Workplaces for Diversity, Equity e Inclusion 2022

La classifica Best Workplaces for Diversity, Equity e Inclusion 2022

IMPRESE, SVELATA LA CLASSIFICA DEI 20 “BEST WORKPLACES FOR DIVERSITY, EQUITY & INCLUSION”: ECCO LE AZIENDE ITALIANE PIÙ ATTENTE AL TEMA DELL’INCLUSIONE SECONDO IL PARERE DI 95MILA COLLABORATORI

 Equità della retribuzione, meritocrazia e work-life balance: sono queste le qualità che rendono un’azienda inclusiva, equa e a misura di ogni collaboratore. Great Place to Work Italia, azienda leader nello studio e nell’analisi del clima aziendale, della trasformazione organizzativa e dell’employer branding, ha stilato per la prima volta la classifica dei “Best Workplaces for Diversity, Equity & Inclusion”, ovvero le 20 migliori aziende italiane in grado di offrire ai collaboratori un’esperienza lavorativa capace di sviluppare il potenziale di ognuno, scelte da quasi 95mila persone di 113 imprese del Bel Paese con almeno 50 dipendenti. La ricerca completa è consultabile qui: greatplacetowork-classifica-best-workplaces-diversity-equity-inclusion.
Ma da quali realtà è composto il podio di questa speciale classifica? Il luogo di lavoro più inclusivo per i collaboratori italiani è Sidea Group Srl, azienda leader nella consulenza nel campo dell’information technology, seguita da Bending Spoons, realtà attiva nell’IT in qualità di sviluppatrice di applicazioni per dispositivi mobili, e da American Express Italia, impresa che si occupa di servizi finanziari e assicurazioni. Società virtuose che posseggono un modello di leadership in grado di massimizzare il potenziale umano, condividendo al meglio valori significativi e creando solide basi di fiducia con tutti i dipendenti, indipendentemente da chi siano o cosa facciano: l’88% dei collaboratori delle aziende premiate afferma, infatti, di “poter essere sé stesso” sul luogo di lavoro e l’85% è convinto che “i responsabili non facciano favoritismi” sul lavoro. La classifica si basa su un indice di calcolo, il DE&I Index, generato prendendo in considerazione le risposte dei collaboratori a 12 domande del questionario di Great Place to Work su aspetti specifici della employee experience, strettamente legati al tema Diversity, Equity & Inclusion (imparzialità di trattamento, assenza di favoritismi, capacità di conciliare lavoro e vita privata, retribuzione, possibilità di essere sé stessi).

“Siamo contenti e orgogliosi che sempre più aziende decidano di inserire nel proprio bilancio di sostenibilità e nelle comunicazioni in ottica ESG la survey svolta con Great Place to Work, perché questo evidenzia quanto l’ascolto delle persone risulti un passo fondamentale per creare un’azienda sostenibile. E in quest’ottica, la diversità è riconosciuta sempre di più come un valore da parte delle organizzazioni – sottolinea Alessandro Zollo, amministratore delegato di Great Place to Work Italia – Come Great Place to Work abbiamo il compito di supportare le aziende nella creazione e nello sviluppo di un’efficace strategia di DE&I. Quest’ultima non avrà, infatti, un impatto solo sui temi specifici dell’employee journey (dal recruitment allo sviluppo professionale, dal talent management alla gestione delle performance, dal work-life balance ai benefit e alla flessibilità) ma, più in generale, avrà un ritorno positivo in termini di attrattività del brand, d’incremento della motivazione e di fidelizzazione dei collaboratori attraverso la creazione e il rafforzamento di una cultura innovativa e, tema assolutamente non trascurabile, anche rispetto alla promozione della sostenibilità in azienda dal punto di vista economico e sociale”.

 

E’ sulle nevi del Pakistan la nuova impresa dell’esploratore Fabrizio Rovella

Fabrizio Rovella

Fabrizio Rovella

Nel mese di luglio 2022 l’esploratore torinese Fabrizio Rovella, noto per le sue imprese nei posti più sperduti e impervi del mondo, torna alla carica.
Stavolta va in Pakistan, in solitaria. Partenza il 12 luglio
Il programma è ricchissimo: l’obiettivo è avvistare, fotografare e filmare il mitico leopardo delle nevi nella valle di Hushe. Lì si trovano anche due cime ancora inviolate, che Rovella cercherà di scalare.

Successivamente l’esploratore italiano farà trekking fino al Campo Base del K2, la Montagna degli Italiani; e successivamente raggiungerà il Passo Ghondokhoro, il più alto al mondo.

“Come sempre – dice Fabrizio Rovella – rivolgero’ grande attenzione alle persone meno fortunate, e grazie alla Ditta Solbian nelle valli più remote potrò distribuire pannelli ad ospedali, dispensari e scuole. E grazie alla Pm Ottica di Torino distribuiroò occhiali da sole e da vista alla popolazione.

Un ultimo grazie – aggiunge Rovella – alla grande professionalità e disponibilità dimostrata da Simone Bortolotti, personal coach che si è preso la briga di allenare e motivare un vecchio esploratore come me”.

Mario Furlan, life coach – Quando è meglio essere sordi

A volte conviene fingere di essere sordi

A volte, per evitare inutili discussioni, conviene fingere di essere sordi!

Cosa fai quando qualcuno ti offende, o quando offende la tua intelligenza dicendo cose assurde, irragionevoli, infondate?
Se sei come la maggioranza degli umani, rispondi piccato. In modo aggressivo. O sarcastico, derisorio. E fai male. Perché così facendo finisci col litigare. E i litigi, lo sappiamo, non portano a nulla di buono. Pensaci: è impossibile far cambiare idea a qualcuno scontrandosi con quella persona, o ridicolizzandola. Anzi: ottieni l’effetto opposto. Sentendosi aggredita, si convincerà ancora di più della veridicità della sua posizione.

Non rispondere, fingi di non avere sentito

Se, invece, sei tra i pochi capaci di non lasciarsi travolgere dall’ira o dal sangue che sale alla testa, segui il mio consiglio: non rispondere. Lascia perdere. Restando molto tranquillo.
Se un complottista spara un’idiozia, resisti la tentazione di dirgli cosa pensi della sua affermazione. E’ molto meglio non rispondere. Questo non significa che sei d’accordo con lui. Significa, invece, che sei abbastanza forte da non lasciarti travolgere dalle emozioni. E da continuare a rispettare la persona, qualunque cosa dica.
Questo consiglio vale anche nella vita di coppia. A volte, di fronte alle intemperanze del partner, è meglio scegliere di essere sordi. Non vuol dire incassare e subire, ma elevarsi tanto da non curarsi delle sciocchezze.

 

Mario Furlan, life coach – Come burocrazia e protocolli ci stanno togliendo l’umanità

Il lavoro del burocrate? Spesso inutile, o addirittura dannoso

Il lavoro del burocrate? Spesso inutile, o addirittura dannoso

Cosa pretende la burocrazia?
Che tutto segua un lungo iter prestabilito Con i suoi bravi timbri, passaggi, procedure. E con le sue mille, inevitabili autorizzazioni. Che fanno perdere tempo. E anche la voglia di proseguire. In un mondo che corre sempre più veloce, la burocrazia soffocante rallenta, ostacola e a volte affossa anche i progetti più belli.
Il burocrate, lo sappiamo, non è affatto interessato al risultato. E non per colpa sua: così gli viene chiesto. Deve soltanto verificare che il lungo, estenuante processo di verifica venga seguito punto per punto.

Si privilegiano le scartoffie rispetto all’obiettivo

Questo modo di procedere, che privilegia le scartoffie rispetto all’obiettivo, si è diffuso in vari settori. Tra cui quello medico. Oggi, di fronte ad un malato, molti medici hanno un riflesso automatico: bisogna seguire alla lettera il protocollo previsto per quella malattia. L’abbiamo visto nel caso del Covid, continuiamo a vederlo in innumerevoli altri casi. Se poi il paziente muore, poco importa: nessuno potrà rimproverare alcunché al medico, che ha diligentemente, e scrupolosamente, seguito quanto impostogli dall’alto.
Come ben si capisce, seguire pedissequamente il protocollo serve a sgravare il medico da qualunque responsabilità. E ad evitare che finisca in tribunale. Il che, in una società dove rischi una denuncia ad ogni piè sospinto, non è cosa da poco. Ma la conseguenza è che viene meno il rapporto umano tra medico e paziente: quest’ultimo si riduce ad un numero, da trattare come tutti gli altri numeri. Senza prestare attenzione alle sue necessità, e al fatto che ciò che funziona con Tizio potrebbe non funzionare affatto con Caio. Perché non siamo tutti uguali. E quindi, ovvia conseguenza, non può esistere un protocollo identico per tutti.

Se giochi in difesa non segni mai

Purtroppo il giocare tutto in difesa impedisce di segnare il goal. Non si bada più a guarire, ma ad evitare le rogne. Non conta raggiungere un obiettivo, ma l’unico obiettivo è non rischiare grane foriere, chissà, di gravi conseguenze giudiziarie. E questa mentalità, che pregiudica la collaborazione tra esseri umani e il tendersi la mano, si è diffusa in ogni ambito della nostra società: l’amministratore pubblico ha paura di firmare le carte perché potrebbe, involontariamente, violare qualche codicillo; l’impiegato preferisce negare il permesso perché potrebbe, chissà, finire in qualche guaio per omesso controllo o per avere saltato uno dei moltissimi passaggi richiesti.
Tutto ciò cui bisogna stare attenti è una cosa, e una sola: pararsi il culo.

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QuestlT: le aziende selezioneranno i talenti con l’intelligenza artificiale

Un artificial recruiter in azione

Un artificial recruiter in azione

HR, È FINITA L’ERA DEI CACCIATORI DI TESTE: CON L’AVVENTO DEGLI “ARTIFICIAL RECRUITER” ENTRO IL 2026 L’82% DELLE AZIENDE SELEZIONERÀ I TALENTI CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Le risorse umane non sono soltanto qualcosa che facciamo, sono il pilastro che fa funzionare la nostra azienda”: le parole dell’imprenditore statunitense Steve Wynn suonano come pietre miliari all’interno delle aziende contemporanee che, all’interno di uno scenario generale sempre più ibrido, sono soggette ad una serie di cambiamenti che coinvolgono tutte le attività interconnesse all’ambito HR. A tal proposito, risulta agli sgoccioli l’era del classico colloquio in compagnia dei tanto temuti cacciatori di teste: il posto verrà preso da una nuova “HR age” più innovativa, tecnologica e caratterizzata dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ottica selezione e gestione delle risorse umane. Le prime conferme in merito giungono da Mckinsey che di recente ha raccolto le opinioni di un panel di Chief Human Resource Officer statunitensi ed europei: il 90% degli intervistati prevede cambiamenti significativi nel modello operativo delle risorse umane nei prossimi due o tre anni. Tra questi mutamenti c’è proprio l’influenza di tecnologie di ultima generazione come l’intelligenza artificiale. Sulla stessa lunghezza d’onda si dimostra HR Executive: il portale statunitense, infatti, mette in risalto i risultati di un’ulteriore ricerca condotta su scala nazionale secondo cui il 60% delle aziende stanno utilizzando l’intelligenza artificiale per gestire al meglio le proprie risorse umane. Ma non è tutto perché la percentuale è destinata a crescere, toccando quota 82% entro i prossimi 4 anni (+37% sul 2021).

Ecco ciò che emerge da una serie di ricerche condotte sulle principali testate internazionali del settore da Espresso Communication per QuestIT, company italiana specializzata nello sviluppo di tecnologie proprietarie d’intelligenza artificiale made in Italy e punto di riferimento nel settore. “In quanto azienda innovativa siamo sempre attenti all’evoluzione digitale che sta influenzando tutti i principali settori operativi – afferma Ernesto Di Iorio, CEO di QuestIT – Il mondo delle risorse umane è sicuramente uno degli ambiti più liquidi e in costante mutamento grazie all’introduzione dell’intelligenza artificiale e ad una serie di tecnologie di ultima generazione. Oltre alla realizzazione di una piattaforma ad hoc per i nostri partner in ottica recruiting, basata sull’utilizzo di uno speciale algoritmo di ranking utile a selezionare il migliore tra un ampio numero di candidati, noi di QuestIT stiamo lavorando a qualcosa di ancora più innovativo. In questo caso specifico saranno protagonisti i nostri assistenti virtuali di ultima generazione che, grazie proprio all’utilizzo dell’IA, saranno in grado di effettuare dei veri e propri colloqui preliminari, monitorando ed interpretando al meglio le risposte, il tono of voice e le espressioni facciali dei candidati”.

Mario Furlan, life coach – Perché siamo complottisti

Le teorie complottiste piacciono: ne è la prova la diffusione di Qanon in tutto l'Occidente

Le teorie complottiste fanno presa su un’ampia fascia della popolazione: ne è la prova la diffusione di Qanon in tutto l’Occidente

Il vaccino antiCovid contiene un microchip con il quale veniamo comandati a distanza.
Le ultime elezioni americane, quelle che hanno eletto Joe Biden presidente, sono state falsate da brogli elettorali ai danni di Trump.
Il mondo è governato da una cricca di satanisti pedofili che bevono il sangue di neonati sgozzati.
Sono solo alcune delle mille bufale che circolano sul web, e a cui milioni di persone credono ciecamente. Secondo un sondaggio, almeno l’80% degli italiani abbocca ad almeno una teoria cospirativa. Quanon, il gruppo politico cospirazionista di estrema destra nato negli Usa, fa proseliti in tutto l’Occidente. E non si tratta soltanto di stolti analfabeti, ma anche di laureati e di persone intelligenti.

Perché?
Perché attraverso le teorie del complotto noi umani riusciamo a soddisfare tre bisogni fondamentali, che sono profondamente radicati nel nostro animo.

1) Il bisogno di certezze: c’è sempre una facile spiegazione per tutto
Il mondo non è mai stato tanto complesso, e dalla fine della seconda Guerra mondiale ad oggi  ad oggi il futuro non è mai stato tanto incerto. Ci sentiamo preoccupati, confusi ed impauriti. Le nostre vecchie sicurezze vengono meno, e abbiamo bisogno di nuove. Cosa può quindi fornirci più certezze assolute di una teoria complottista che, come tutte queste tesi, fornisce una spiegazione ultrasemplificata a tutto ciò che accade nel mondo: la colpa di ogni evento è sempre della stessa elite criminale che governa il mondo, e noi del popolo siamo le sue vittime innocenti.
Il vittimismo è, da un certo punto di vista, gratificante: tu non sei responsabile di nulla, non c’entri niente, la colpa è sempre e solo degli altri.

2) Il bisogno di sentirsi importanti e di suscitare attenzione
I complottisti mi hanno spesso guardato con sufficienza, dall’alto al basso. Come dire: noi siamo quelli che sanno la verità, tu sei un povero idiota che segue il mainstream.
Questo sentirsi intellettualmente superiori è molto appagante. Chi dichiara di combattere l’elite malvagia che domina il mondo è felice di sentirsi parte di una casta di illuminati. Ed è felicissimo di suscitare lo stupore e l’interesse degli altri con le loro teorie: è un modo per essere al centro dell’attenzione.
C’è chi crede alle loro tesi strampalate, e chi no. Qualcuno li deride. Ma più li prendi in giro, più loro si convincono di essere nel giusto. E più si sentono parte del loro club di illuminati, gli unici detentori della verità assoluta. E questo ci porta al terzo bisogno da soddisfare:

3) Il bisogno di appartenenza e di unione
I complottisti sono un po’ una setta. Si scambiano video su Whattsapp e su Telegram, che condividono con gli amici. Ma solo con quelli che hanno le loro stesse idee, o con quelli che pensano di poter convertire. La raccomandazione che spesso si scambiano è: Non farlo vedere a chi crede nella verità ufficiale, tanto non capirebbe.
Ho vari amici complottisti. Bravissime persone, che però non mi considerano degno di far parte del loro circolo. Perché, secondo loro, sono uno stupido, che non vuole accettare la loro indiscutibile verità.
Le loro verità sono come dei dogmi di fede: se le accetti sei uno di loro, se le rifiuti sei un credulone vittima del bugiardissimo mainstream. E’ curioso che non credano nei “giornaloni”, come li chiamano, ma non hanno alcun dubbio nella veridicità di articoli che provengono da fonti improbabili, ampiamente dimostrate come false. Ma, lo sappiamo, più mostri a un complottista che sbaglia, più lui è convinto di avere ragione. Pertanto è inutile cercare di discutere con loro. Serve molto di più, invece, capire quali sono i bisogni psicologici che vengono soddisfatti da questo loro modo di essere.
Non cerchiamo di cambiarli: d’altronde sappiamo che è già difficile cambiare noi stessi, figuriamoci un altro essere umano. Accettiamoli per come sono. E vediamo il positivo che è in loro. Il fatto che qualcuno creda che la terra sia piatta non mi impedisce certo di volergli bene. Non mi soffermo su ciò che ci divide, ma su ciò che ci unisce. Che è molto di più, e molto più importante.

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Ecco i 10 comandamenti del Back to office

Ecco un ufficio a misura di relazione

Ecco un ufficio a misura di relazione

6 DIPENDENTI SU 10 RIFIUTANO IL RIENTRO IN UFFICIO, SECONDO GLI ESPERTI SERVE UNA NUOVA “WORKPLACE CULTURE”: ECCO I 10 COMANDAMENTI DEL BACK TO OFFICE

Lavorare bene significa vivere bene”: con queste parole Tommaso d’Aquino definisce una voce verbale attuale e relazionata al desiderio sempre più incessante dei professionisti di abbandonare l’ufficio per proseguire la carriera professionale all’interno delle mura domestiche. Le prime conferme a riguardo giungono da Harvard Business Review, secondo cui 6 americani su 10 (65%) vogliono lavorare interamente da remoto, rifiutando il rientro in ufficio. La situazione non cambia in Europa: secondo Employee Benefits, infatti, nel Regno Unito addirittura 8 professionisti su 10 (78%) cambierebbe lavoro nel caso in cui venisse loro offerto di lavorare interamente da remoto. E in Italia? Lo smartworking a tempo pieno è la scelta ideale per il 23% dei professionisti del Bel Paese. All’interno di questo scenario globale sorge quindi una domanda: come possono muoversi i leader d’azienda per promuovere il back to office? La risposta è la “new workplace culture”: si tratta dell’insieme di iniziative introdotte dai datori di lavoro per disegnare nuovi ed ingaggianti uffici che possano risvegliare la gioia dei dipendenti.

Questo è ciò che emerge da una serie di ricerche condotte da Espresso Communication per Senso, company di proprietà di Younitestars, che scende in campo a supporto dei propri operativi grazie a nuovi workplace a misura di relazione”. “Gli eventi globali hanno rivisitato il mondo del lavoro, allontanando sempre di più i professionisti dai singoli uffici – afferma Gianmaria Monteleone, CEO e founder di Senso e Younitestars – Per limitare questa dinamica, abbiamo deciso di progettare i nostri uffici in modo tale da realizzare veri e propri spazi a misura di relazione. Ciò vuol dire che i professionisti hanno la possibilità di confrontarsi con i colleghi nella forma più immediata possibile. In quanto azienda di rilievo del nostro settore, vogliamo continuare a crescere e siamo consapevoli che questo sviluppo deve partire dal nostro headquarter e dal benessere dei nostri collaboratori”.

Le parole di Monteleone corrono di pari passo con quelle di Meytal Cohen, interior designer e docente di NABA, che ha gestito il progetto di riqualificazione degli uffici di Senso e Younitestars: “Con la pandemia ha preso piede un nuovo modo di lavorare che ha spinto leader d’impresa e datori di lavoro ad apportare modifiche utili al benessere dei singoli dipendenti. È possibile promuovere il back to office adottando una workplace culture incentrata su spazi a misura di dipendente. Il progetto di riqualificazione degli uffici di Senso e Younitestars fornirà ai collaboratori opportunità di connessione e collaborazione a 360°”.

Ecco, quindi, le 10 innovazioni più sorprendenti per ridisegnare i workplace:

  • Promuovere ufficia misura di relazione”.
  • Installare diffusori sul pavimento utili a rendere l’aria dell’ufficio sempre fresca e pulita.
  • Realizzare “ambienti salutogenici” per apprezzare il contatto diretto con la natura.
  • Incrementare la sicurezza degli ambienti di lavoro con sensori tecnologici di ultima generazione.
  • Introdurre spazi di coworking per accogliere eventuali collaboratori oppure partner e clienti.
  • Riorganizzare gli spazi secondo l’idea dell’edificio capovolto.
  • Creare yoga room utili al benessere dei dipendenti.
  • Dare spazio alla privacy dei professionisti con aree ad hoc.
  • Introdurre postazioni per il “lavoro di coppia”.
  • Prestare attenzione al colore del proprio ufficio.

Emanuele Rissone, il re del bambù gigante

Emanuele Rissone, il re del bambù gigante

Emanuele Rissone in una foresta di bambù gigante

Emanuele Rissone, 51 anni, è due volte re.
Prima è stato il re degli integratori alimentari, creando e gestendo la catena di negozi Vitamin Store. E oggi è il re del bambù gigante e il leader degli investimenti green. Al punto che Forbes Italia l’ha inserito nella classifica dei 100 manager italiani più innovativi.

Genovese d’origine e milanese d’adozione, a 15 anni Emanuele Rissone vede al cinema il film Rocky IV. E decide di iscriversi in palestra e allenarsi duramente per costruirsi un fisico alla Stallone. Con questo scopo, quattro anni dopo inizia a produrre integratori energetici per accelerare la costruzione del suo corpo muscoloso. Li fa provare agli amici, vanno a ruba e in poco tempo Rissone apre a Milano il primo negozio d’Italia specializzato in integrazione alimentare.

E’ uno straordinario successo. Ma Emanuele Rissone non si accontenta. Quando nascono le sue due figlie cresce in lui il desiderio di dare il suo contributo ad un mondo più ecologico e sostenibile: quello dove loro vivranno da grandi. Così vende Vitamin Store e si tuffa nel settore del bambù gigante, fondando nel 2014 la Forever Bambù. Lo scopo: unire la redditività all’etica e contribuire alla salvaguardia del Pianeta.
“Il bambù gigante è una pianta straordinaria – dice. – Alta fino a 15-20 metri, assorbe grandi quantità di CO2 ed è sostenibile. Perché dopo che la tagli, rinasce. E cresce, incredibilmente, fino a 60 centimetri al giorno!”
Per crescere così velocemente, il bambù scompone l’anidride carbonica, CO2, nei sui due componenti, carbonio e ossigeno, utilizzando il carbonio presente nell’aria per crescere e migliorando al contempo la qualità dell’aria.
“Forever Bambù è l’unica azienda di questo tipo con risultati certificati!” dice, orgoglioso, Emanuele Rissone. Ma le meraviglie del bambù non sono finite: quando le piante vengono tagliate, le canne vengono tritati per trasformarli in bioplastica.
“Voglio che le mie figlie vivano in un mondo dove esistono ancora le barriere coralline, e dove i mari non siano invasi dalla plastica – dichiara. – Non è soltanto una questione ecologica, ma anche sanitaria: lo sapevi che le nanoplastiche si trovano nei muscoli dei pesci e degli animali che mangiamo? E’ stato calcolato che ogni settimana ingeriamo, in plastica, l’equivalente di una carta di credito.
Anche per questo assistiamo ad un’impennata dei tumori. E proprio per questo voglio fare tutto ciò che riesco per rendere la Terra più verde e più sana”.