Mario Furlan, life coach – Oggi mi va tutto storto!

Mario Furlan, life coach

Mario Furlan, life coach

Pensi anche tu, come molte persone, che l’umore che ti ritrovi sia qualcosa che non puoi influenzare? Che a seconda di come ti svegli la mattina sarai di buon umore oppure avrai la luna storta tutto il giorno?

Non è così. L’umore non è qualcosa di dato, di impossibile a cambiare. Lo puoi modificare: ecco come. Quando ti svegli, richiama alla mente tutte le cose di cui essere grato: la salute, il lavoro, gli amici, le persone che ti amano e che ami. Non sono per niente cose scontate: dal 1994, con i City Angels, aiuto i senzatetto. E ti garantisco che quasi tutti farebbero la firma per essere al tuo posto. Per non parlare di chi vive in Paesi poveri, in zone di guerra o è in un letto d’ospedale.

Pensa, poi, alle belle cose che farai oggi, e alle sfide – non problemi, ma sfide – che ti aspettano. Fai uno sforzo a pensare in positivo, anziché in negativo. All’inizio sembrerà innaturale. Soprattutto se sei ipocondriaco, abituato a concentrarti sulle tue sfighe. Ma se ti concentri sul bene nella tua esistenza lo vedrai. Col passare del tempo ti verrà sempre più naturale vederlo. E vivrai meglio.

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Mario Furlan, life coach – La frase che ti fa soffrire inutilmente

Il rivoluzionario Ernesto Guevara, detto "Il Che"

Il rivoluzionario Ernesto Guevara, detto “Il Che”

“Non è giusto!”
Quante volte sentiamo, e pronunciamo, questa frase. E quante volte è come un pugno nello stomaco: perché le ingiustizie ci urtano, ci offendono, ci disgustano. Non è giusto che ci siano i poveri, le guerre, le discriminazioni; e non è giusto che un bambino innocente debba patire, che si muoia ancora giovani, o che l’insegnante a scuola, o il capo sul lavoro, non tratti tutti allo stesso modo. Ma, purtroppo, così è…

E’ sacrosanto, e doveroso, lottare contro le ingiustizie. Se non ne fossi profondamente convinto, non mi sarei preso la briga di fondare i City Angels. Ma è puerile, stupido e inutile lamentarsi, e prendersela, per le ingiustizie. Perché il mondo, e quindi l’uomo, è sempre stato profondamente ingiusto, e sempre lo sarà.

Chi soffre per le ingiustizie, ma non fa nulla per combatterle, soffre per nulla. E’ come se soffrisse per gli anni che passano, o la forza di gravità, o perché la luna gira intorno alla terra: che ci puoi fare? La parola “amen” significa “così sia”, e chi la pronuncia si affida al Signore. Di fronte a qualcosa di doloroso, ma inevitabile,

Ho sempre amato la frase di Che Guevara “Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo”. Ma lui non si limitava a protestare. Era un uomo d’azione: lottava.

Accettiamo serenamente ciò che è, senza angosciarci per ciò che non possiamo in alcun modo cambiare, e impegniamoci a migliorarlo. Solo così possiamo dare un senso alla nostra vita, rendendo la società un po’ meno ingiusta.

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Mario Furlan, life coach – Perché il mondo post-Covid è delle donne

Sul lavoro conterà sempre di più l'intelligenza emotiva. Quella di cui le donne sono, naturalmente, più dotate.

Sul lavoro conterà sempre di più l’intelligenza emotiva. Quella di cui le donne sono, naturalmente, più dotate.

Nell’epoca post-Covid le donne avranno un impatto sempre maggiore.

Perché? Perché la pandemia, ancor più della crisi economica iniziata nel 2008, e ancor più dell’11 settembre 2001, ha scosso le nostre (poche) certezze. E’ arrivata all’improvviso, ci ha colti di sorpresa e ci ha ribaltato la vita in pochi giorni. Ci ha sprofondati nell’insicurezza, nell’impossibilità di prevedere il futuro. Anche adesso, benché le cose stiano migliorando, continuiamo ad avere paura: e se arriva una variante che buca il vaccino? E se arriva un’altra pandemia, peggio del Coronavirus? E se…

Il futuro non è mai apparso così incerto e oscuro. E non solo a causa dei virus: abbiamo paura (giustamente) dei cambiamenti climatici, della cyberguerra, dei capovolgimenti che saranno imposti dall’intelligenza artificiale… Non siamo in grado di prevedere il nostro futuro, né, tantomeno, quello del mondo. Chissà cosa ci aspetta… Abbiamo, comprensibilmente, paura. La razionalità è entrata in crisi. E l’emotività ha preso il sopravvento.

Noi maschi, generalmente parlando, siamo analitici. In noi domina l’emisfero sinistro del cervello, quello logico. Mentre le donne riescono ad attivare, insieme, entrambi gli emisferi. Anche quello destro: intuitivo, creativo, emotivo.

L’essere umano è sempre stato spinto dalle emozioni. Ma adesso, in un mondo sempre più complesso, vulnerabile e apparentemente incomprensibile, ricco di colpi di scena, lo è ancora di più. Quindi nel mondo contemporaneo, e nelle relazioni, vince chi ha più intelligenza emotiva: la capacità di non fermarsi alla superficie razionale, ma di andare a fondo. Per capire, e gestire, gli impulsi dettati dall’inconscio.

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Mario Furlan, life coach – Vuoi davvero conoscere la verità?

Un bimbo con il viso sporco dopo aver mangiato

Un bimbo con il viso sporco dopo aver mangiato

Se, dopo aver mangiato, hai il mento unto ma nessuno te lo dice, continuerai ad andare in giro col viso sporco. Allo stesso modo, se stai sbagliando ma nessuno te lo fa notare, continuerai a sbagliare.
Il problema è che spesso respingiamo la realtà. Ci arrabbiamo con chi ci indica i nostri errori: pensiamo che ce l’abbia con noi. Ci comportiamo come i dittatori, che incarcerano chi si permette di criticarli.
Eppure rifiutarci di accettare la dura realtà, e cullarci nell’illusione che tutto vada bene e che ci stiamo comportando in modo impeccabile, non può che peggiorare le cose. Siamo come il negazionista, che caccia via il medico che gli dice che è colpito da una forma grave di Covid. Gli grida, arrabbiato, che il virus non esiste. Così non si cura. E muore.
A volte siamo noi a rigettare la verità. Altre volte sono i nostri interlocutori a nascondercela. Non sempre con intenti nocivi: talvolta lo fanno nel tentativo di proteggerci. Da ragazzo frequentavo il mio coetaneo Andrea; quando si ammalò di tumore al fegato, i genitori raccomandarono a noi amici di non dirglielo. E di fargli credere che fosse soltanto un’epatite. Così Andrea morì convinto, fino all’ultimo, di poter guarire. E’ stato giusto? Non sta a me giudicare. Se però fossi io ad essere ammalato, pretenderei da medici e familiari di conoscere la verità. Vorrei sapere quanto tempo mi rimane da vivere, perbacco. Perché vorrei prepararmi all’ultimo viaggio nel modo migliore.
Qualche giorno fa mi sono scontrato con uno psicologo di una certa scuola freudiana che non vuole dire ai suoi pazienti da cosa sono affetti. “Per non etichettarli”, è la sua giustificazione. Suona bene, sembra nobile. Ma i risultati sono disastrosi. Conosco infatti una ragazza, affetta da disordine della personalità di tipo borderline, che è andata per anni da questo psicologo senza cavare un ragno da un buco. Perché lo specialista le ha sempre detto che lei non ha alcuna patologia, ma deve solo imparare a gestire meglio i suoi stati d’animo. Così la giovane è a tutt’oggi convinta di essere più o meno a posto, e che la colpa del suo malessere derivi interamente dai genitori. Lascio a voi immaginare cosa subiscono i poveri genitori, che per giunta pagano lo psicologo…

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Mario Furlan, life coach – I due tipi di successo

Mario Furlan, life coach

Mario Furlan, life coach e motivatore

Ci sono due tipi di successo.
Il successo esterno: lavorare in azienda per fare carriera, arricchirsi, diventare famosi. Perché farsi una posizione, essere stimati e riveriti, piace a tutti. E i soldi, si sa, servono!
Ma c’è anche un secondo tipo di successo. Il successo interno: lavorare su se stessi acquisire serenità, equilibrio, consapevolezza.
Spesso trascorriamo la prima parte della vita ad inseguire quasi esclusivamente il successo esterno. E man mano che ci addentriamo nella seconda parte, di solito superati i 40 anni, scopriamo l’importanza del successo interno. Bramiamo un po’ meno acquisire una posizione di prestigio e ci importa di più sentirci tranquilli. E capiamo che soldi e potere sono beni caduchi. Si possono perdere velocemente. Mentre l’imparare a gestire la nostra interiorità è qualcosa che ci rimane per sempre.

I due successi non sono separati, ma collegati. Se siamo in pace con noi stessi riusciamo a rendere meglio anche sul lavoro, e con meno stress. Quindi perché aspettare i 40 anni per iniziare a lavorare su noi stessi? E perché non capire prima che la felicità non viene tanto dal riconoscimento altrui, bensì dalla nostra forza interiore?

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Mario Furlan, life coach – Che rana sei?

La favola delle due rane nel pozzo

La favola delle due rane nel pozzo

Due rane erano cadute in un pozzo profondo. E non riuscivano ad uscirne.

Le loro amiche si radunarono intorno al pozzo per incoraggiarle a saltare fuori: Forza!, Dai che ce la fai!, Salta più su!, Non mollare!
La prima rana si mise a saltare più in alto che poteva, ma non ci fu nulla da fare: rimediò soltanto terribili strappi muscolari e numerose escoriazioni, andando a sbattere contro le pareti del pozzo. A quel punto le compagne gridarono: Smettila, tanto non ce la fai!
Esausta, dolorante e sanguinante, la rana obbedì. E si lasciò morire in fondo al pozzo.
Poi fu la volta della seconda rana. Anche lei cercò di saltare fuori dal pozzo. Senza riuscirci. Le amiche le gridarono: Lascia stare, non ce la fai e ti fai male! Stai calma, almeno morirai senza soffrire! Ma lei continuò. Fino a quando, miracolo!, riuscì a balzare fuori.
Le sue compagne, incredule, la festeggiarono. E le dissero: Ma non hai sentito che ti dicevamo di rinunciare? Perché non ti sei arresa? La rana finalmente libera rispose: No, non vi ho sentite da laggiù in fondo, perché sono mezza sorda. E mi sembrava che mi steste incoraggiando a saltare ancora più in alto!

Siamo molto influenzabili dalle parole degli altri, in bene e in male. I loro incoraggiamenti ci possono essere di grande aiuto, ma le loro parole distruttive ci possono ferire. O, addirittura, uccidere. Quindi, in certi casi, è meglio essere sordi!
E tu, che rana sei? Quanto ti lasci influenzare o manipolare dagli altri? E quanto riesci, quando serve, ad essere sordo?
Ti propongo un esercizio: Ascolta con attenzione le parole altrui, e scegli da quali intendi farti influenzare. E da quali no. E, a tua volta, utilizza le parole per rincuorare ed aiutare chi ha bisogno!

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Mario Furlan, motivatore – Non puoi motivare nessuno!

Mario Furlan, motivatore e life coach

Mario Furlan, motivatore e life coach

Essendo un motivatore, oltre che a un life coach, spesso mi chiedono: Dai, Mario, motivami! Oppure: Forza, motiva il mio team! Come se bastasse schiacciare un pulsante, uguale per tutti, per ottenere l’effetto desiderato.
Al che la mia risposta è: non riesco a motivare nessuno. Perché ciascuno ha una motivazione diversa. Ciò che posso fare è trovare ciò che motiva ogni persona. E aiutarla ad agire sulla sua leva motivazionale personale e soggettiva.
Alcuni sono motivati dal desiderio di raggiungere un obiettivo. Ma sono ancora di più quelli motivati dal timore di perdere qualcosa. Perché la paura ci sprona ad agire ben più più del piacere. Pertanto quello che motiva Tizio potrebbe non motivare affatto Caio.
Questo è soltanto uno dei numerosi esempi che servono a dimostrare come siamo diversi. E come quello che funziona con me non è detto che funzioni con te.
Se vuoi motivare qualcuno, cerca di capire che persona è. Altrimenti rischi di ottenere l’effetto opposto: di demotivarla!

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Mario Furlan, life coach – Sei una fonte, o una fogna?

C'è chi porta positività e chi la toglie. Chi è una fonte.. e chi è una fogna!

C’è chi porta positività e chi la toglie. Chi è una fonte.. e chi è una fogna!

Ogni persona con cui interloquiamo, dal vivo, al telefono o via messaggio, ci dà o ci toglie energia. Parlare con lei ci fa stare meglio o peggio di prima. E’ come una fonte d’acqua pura, che con la sua freschezza ed energia positiva ci dona vitalità, coraggio, serenità, buonumore; o è una fogna d’acqua stantia, che ci fa sentire intrappolati, sprofondati nei nostri problemi. Come se finissimo in una palude maleodorante, dove la puzza è la loro negatività, la loro critica distruttiva, il loro disfattismo.
Osserva come ti comporti, e come reagiscono al tuo comportamento le persone che incontri. Le lasci migliori o peggiori di come le hai incontrate? Sei una fonte, o una fogna?

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Mario Furlan, life coach – Sei leader o manager?

Il life coach Mario Furlan

Mario Furlan, life coach

Leader e manager sono due figure differenti, ed entrambe ugualmente essenziali in un’azienda o associazione (penso ai miei City Angels; guai se non avessi un ottimo manager, Sergio Castelli, al mio fianco!)
Ci sono alcune fondamentali differenze tra il leader e il manager.
Per usare una metafora stradale, il leader traccia la strada, mentre il manager lo segue per asfaltarla e piantare i cartelli stradali. Il leader pensa a dove andare, e perché; il manager a come, e quando, arrivarci.
Un leader senza manager è il caos, e un manager senza leader è un burocrate, che segue vuote procedure senza sapere perché le fa. Il leader trova le cose giuste da fare ed ha una visione, mentre il manager trova il modo giusto in cui farle ed è efficiente. Un leader si assume dei rischi, mentre il manager cerca di minimizzarli. Un leader sfida lo status quo, un manager lo mantiene. Il leader guarda a lungo termine, il manager a breve. Proprio per questo, raramente un leader è anche un manager, e viceversa.
Di solito il presidente di un’azienda è il leader, mentre l’amministratore delegato è il manager.
E tu, cosa sei?

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Mario Furlan, life coach – Nessun presidente ti salverà

Joe Biden e Donald Trump

Joe Biden e Donald Trump

Trump giura che, se verrà rieletto, il 2021 sarà il miglior anno che gli Usa abbiano mai vissuto.
Biden assicura che, se verrà eletto, si affronterà meglio la lotta al Covid e ci sarà più attenzione per i poveri, la classe media e le minoranze.

Come tutti i politici, fanno promesse che sanno benissimo di non poter mantenere. Ma che possono spostare voti. Perché queste promesse fanno leva su un’esigenza innata di noi esseri umani: cercare un protettore. Un nume tutelare. Un padre che ci metta al riparo dai pericoli, e si faccia carico dei nostri problemi.
Invece l’unica persona che può risolvere i tuoi problemi è quella che vedi nello specchio. Chiunque sia il presidente, il primo ministro o il gran sultano. Quindi non credere negli altri, qualunque bandiera sventolino. Credi in te stesso.

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