Mario Furlan, life coach – Sopravvalutiamo il corso, sottovalutiamo il percorso!

Felici per sempre, l'ultimo libro del life coach Mario Furlan

Felici per sempre, l’ultimo libro di crescita personale del life coach Mario Furlan

Ormai io, Mario Furlan, ci ho fatto il callo: funziona così da quasi trent’anni. Da quando ho iniziato ad essere un life coach, a scrivere libri di crescita personale, e a tenere corsi di motivazione e autostima. Per ogni persona che mi dice che il mio libro, o un mio corso, gli ha cambiato la vita, ce n’è un’altra che si lamenta del contrario. Borbotta: per carità, bello il libro, bellissimo il corso, ma io sono rimasto quello di prima! E se la prende con me. Come se non fossi stato all’altezza delle sue aspettative. Come se arrivare all’ultima pagina di un libro, o all’ultimo minuto di un corso, fosse una garanzia di successo per chi vuole migliorare la sua esistenza.
Queste persone, poverine, sopravvalutano il libro o il corso, e sottovalutano il percorso che deve accompagnarlo e seguirlo. Non esistono libri o corsi che possano cambiarti la vita, se tu non sei disposto a sudare per cambiarla. Ma nella nostra società abbiamo ormai adottato la mentalità del “tutto qui e ora”: come vogliamo che una pillola ci guarisca dai mali fisici, così pretendiamo che la soluzione ai nostri mali interiori venga dall’esterno. Senza che noi dobbiamo fare alcun tipo fatica. Devono essere il libro, il corso o il life coach a portarci, magicamente, al traguardo!
Magari fosse così… ma non lo è! Un buon libro, un buon corso possono darti una bella spinta. Ma poi devi essere tu ad andare avanti, con le tue gambe. E anche se hai un eccellente life coach a sostenerti, la vita – e le sue scelte – sono tue. Non sue. Lui può darti una grossa mano.. ma le decisioni spettano a te!

Ogni giorno su Facebook  i consigli del life coach e motivatore Mario Furlan per la tua motivazione e la tua crescita personale!

The Jab: esce Tutti manifesti

The Jab

The Jab, Alessandro e Mario

The Jab: è il nome di una band composta da due 21enni di Ivrea, Alessandro e Mario. Di cui è appena uscito l’album d’esordio, Tutti manifesti.
A ventun anni sei giovane. Ma se hai iniziato a suonare, con il pianoforte di casa, ad appena 10 anni hai già fatto una bella esperienza… Il nome della band viene da Alessandro: “The Jab era il soprannome di mio nonno pugile da giovane, una settimana dopo la sua morte ho voluto chiamarci col suo nome, per onorarne la memoria”.
Alessandro e Mario si conoscono in studio di registrazione a 14 anni, quando nasce The Jab. Ai tempi nel gruppo erano in cinque; ora sono rimasti in due. Ma molto affiatati.
Nel settembre 2016 fanno il botto: aprono il concerto di Ligabue nel parco di Monza: “Un’emozione pazzesca, con 60mila persone che ti guardano… adrenalinico e traumatico!”
Non si riconoscono in alcun genere musicale: “Ci piace spaziare, è il nostro punto di forza” dicono. E aggiungono che la musica è non solo la loro ragione di vita, ma anche una condanna: “Perché quando sei divorato dalla passione ti allontani dagli altri. Perdi gli amici. E rimani solo”.
Una concezione decadentistica dell’esistenza e dell’artista?
“Sì: ci piace Gabriele D’Annunzio, per la poesia e la filosofia un po’ ci rappresenta!”