Mario Furlan, life coach – Se vuoi fare i soldi, non pensare ai soldi!

 

Mario Furlan presenta in tv il suo best-seller “Tu puoi!”

Anche in questi tempi di crisi ci sono persone che riescono ad avere successo. E a fare soldi. Che si tratti dell’amministratore delegato di una multinazionale, oppure di un venditore di caldarroste, la loro ricetta per il successo è la stessa: per fare soldi non devi puntare solo ai soldi. Se pensi soltanto al danaro, finirai col non averne. Perché trascuri ciò che è alla base di tutto: il tuo prodotto o servizio. Se invece ti concentri innanzitutto sul fare al meglio ciò che fai, e a farlo con passione, verrà di conseguenza.
Pensare a battere i concorrenti? Meglio ancora pensare a soddisfare i clienti. I clienti vanno da chi offre di più. In termini di prodotto, servizio, immagine, emozioni. Anche qui, l’elemento che per molto è, erroneamente, preponderante – vincere la concorrenza – diventa un effetto collaterale positivo.

Mario Furlan è docente universitario di Motivazione. E’ fondatore dei City Angels e creatore del Wilding, l’autodifesa istintiva.
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Mario Furlan, life coach – Perché serve accelerare a fine anno

Mario Furlan, life coach

Il 2013 volge al termine. E si avvicina il Capodanno, il momento dei buoni propositi. Quanti propositi fissati all’inizio di quest’anno sei riuscito a realizzare? Se non ce l’hai ancora fatta, non arrenderti. Forse non riuscirai a realizzarli al 100%: il tempo rimanente è poco. Ma nei giorni che mancano a San Silvestro puoi accelerare. Mettercela tutta. E portare a casa il 30, 50, 70 o 90 per cento dell’obiettivo finale. Ne vale comunque la pena.
Nel momento di fine anno in cui tutti rallentano, perché pensano alle feste, tu accelera. Come i podisti. In vista del traguardo raccolgono le ultime energie per lo sprint finale. E a volte riescono a ribaltare il risultato: arrivano in testa, e vincono.

Mario Furlan è il primo docente universitario di Motivazione e crescita personale in Europa.
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Mario Furlan, life coach – Basta poco di più per ottenere molto di più

Nello sport la differenza tra il primo e il secondo è spesso minima. Nei cento metri si tratta di frazioni di secondo; nel calcio di poche reti subite in meno, e segnate in più. Entrambi sono bravi; ma per essere eccezionali, cioè numeri uno, bisogna fare qualcosina in più degli altri.
Se in palestra devi fare 10 ripetizioni e ne fai soltanto nove, al 10% di azione in meno corrisponde almeno il 50% di crescita muscolare in meno. Se fai 11 ripetizioni, spingendoti oltre il limite, la crescita raddoppia.
Lo stesso è nella vita. La differenza tra vittoria e sconfitta è spesso minima. Basta poco: quel poco che fa tutta la differenza.

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Mario Furlan, life coach – Il meglio è nemico del bene

Il meglio è nemico del bene. Lo sappiamo, ma a volte la ricerca della perfezione diventa un alibi per non agire. C’è qualcosa da fare, ma rimandiamo. O non facciamo. Perché non siamo ancora pronti; o perché non ci sono ancora tutte le condizioni favorevoli.
Sono balle. Potremmo cominciare da subito; ma abbiamo paura. Di non farcela. Di non essere all’altezza. Del giudizio altrui. Così la tiriamo per le lunghe. Posticipiamo. Spesso in eterno.
Le condizioni ideali non ci saranno mai. La fifa l’avremo sempre. L’unica soluzione è cominciare ad agire. Un passo alla volta. Più il compito ci appare maneggevole, più la paura cala. Pensiamo “Beh, così ce la posso fare”. E così ce la facciamo davvero.

Vale più la traspirazione dell’ispirazione

Non è difficile avere grandi idee. Il difficile è metterle in pratica. Quante volte ci è capitato di avere un’ispirazione folgorante? Tante. Quante siamo riusciti a realizzare? Poche.
Edison, l’inventore della lampadina, diceva che il genio è per l’1 per cento ispirazione e per il 99 per cento traspirazione. Le illuminazioni e il talento servono, certo. Ma da soli non ci portano da nessuna parte. Meglio averne meno, e possedere invece tutta la disciplina che serve per realizzare gli obiettivi. Vale in tutti i campi. Compreso lo sport. Il velocista Usain Bolt ne è la prova. Enorme talento naturale, ma quando si è lasciato andare alla pigrizia è retrocesso nelle classifiche. Poi è tornato ad allenarsi seriamente. E ora è il favorito alle Olimpiadi.

Fai più di quanto viene richiesto, li stupirai!

Molti cercano di impegnarsi il meno possibile. Di lavorare il meno possibile. Di fare il minimo sindacale. Di non fare nulla oltre lo stretto necessario. Perché non amano ciò che fanno. Perché sono pigri, svogliati. Perché pensano che sia inutile. O perché pensano che impegnarsi di più sia inutile.
Il mio consiglio è invece di fare più di quanto viene richiesto. Appunto perché sono in pochissimi a farlo, chi non si limita all’indispensabile, ma fa un passo oltre emerge subito nella massa. Chi ti consegna il mobile il giorno prima del previsto; chi ti dà un bonus oltre a quanto pattuito; chi finisce il lavoro in anticipo; chi offre qualcosa in più allo stesso prezzo è raro, rarissimo. E non passa inosservato.

L’imprenditore terremotato

Al tigì un imprenditore emiliano si dispera: “Ho dedicato tutta la mia vita al lavoro. Solo lavoro, nient’altro che il lavoro. Mai un giorno di vacanza, ho trascurato  famiglia e amici. Ora il terremoto ha distrutto la mia fabbrica. E non ho più niente e nessuno”.
Ho profondo rispetto per chi si impegna così tanto sul lavoro. E mi dispiace molto per lui. Credo tuttavia che non abbia saputo bilanciare la vita professionale con quella personale. La vita non può ridursi al solo lavoro. Perché non siamo solo lavoratori. Siamo anche genitori, figli, partner, amici. E chi ti ama ti sostiene nei momenti difficili. Che arrivano sempre. Sotto forma di un terremoto, di una malattia, di una disgrazia. Se quel signore avesse dedicato più spazio agli affetti, forse ora non si ritroverebbe solo e disperato.

Non sarà mai tutto perfetto. Quindi lanciati!

Molti non se la sentono di iniziare un nuovo progetto se prima non sanno esattamente come fare a portarlo a compimento. Devono conoscere ogni passo, capire ogni mossa da fare. Ma dal momento che raramente conosciamo in anticipo ciò che ci potrà capitare, questo ci fa restare fermi per paura di sbagliare.
E’ lo sbaglio più grande: ci condanna all’immobilismo. Prima di iniziare devi avere le idee chiare su dove vuoi arrivare. Ma se non sai esattamente come farai ad arrivarci, non preoccuparti: comincia ad agire. Non abbiamo certezze. Ma è bene lanciarsi comunque. Come in tutte le sfide della vita. Chi ti assicura che il tuo partner ti amerà per sempre, e che invece non ti sbriciolerà il cuore in mille pezzi? Non importa. Ama.

Non conta chi conosci. Ma come lo conosci.

Sappiamo  tutti che per fare carriera non conta tanto cosa conosci, quanto chi conosci. Ahimè, le conoscenze sono più importanti delle competenze. Ma non basta conoscere qualcuno di influente. Dipende come lo conosci.
Le persone di potere hanno spesso tre caratteristiche. 1) Sono assediate da gente che chiede favori; 2) Sono circondate da gente che li sviolina; 3) Se la tirano. Se sei l’ennesima persona che chiede favori, o che gli lecca i piedi, sei uno dei tanti. Se invece cogli il bene nel potente e gli fai complimenti sinceri lo gratifichi nel profondo. Prima di chiedere devi dare. Ma devi dare qualcosa di valore. Che non viene dalla bocca. Ma dal cuore.

Prometti meno di quanto manterrai: sarai controcorrente e farai bella figura!

Il meccanico assicura che ti aggiusterà l’auto in settimana. Ma arriva il sabato ed è ancora rotta. Il cliente promette che pagherà a 60 giorni. Ma a 90 del bonifico non c’è traccia. Il collaboratore giura che ti porterà la relazione fra tre giorni. Ma i giorni passano e la relazione non si vede.
Spesso quello che ci promettono non viene mantenuto. Soprattutto per quanto riguardano le scadenze temporali. La causa: faciloneria; incapacità di programmare; menefreghismo. O, come fanno i politici, voglia di racimolare consenso immediato. Tanto la gente si dimentica.
Ma noi non dimentichiamo. E giudichiamo negativamente chi si comporta così. Perdiamo fiducia in lui. La sua parola non ha più valore.
Impariamo a fare il contrario: a promettere non più, ma meno di quanto siamo sicuri di poter mantenere. Hai promesso la consegna in 20 giorni? Recapitala dopo sole due settimane. Lo sapevi sin dall’inizio. Ma hai prevenuto eventuali intoppi. E hai colpito positivamente l’altro. Che è abituato ai ritardi, non agli anticipi.