Hapimag Resort di Cefalù, arriva un barman d’eccezione

Il barman Gianluca Lombardo nell'Hapimag Resort di Cefalù

Il barman Gianluca Lombardo nell’Hapimag Resort di Cefalù

Cocktail esclusivi e resort da fiaba sono due elementi che vanno molto d’accordo. Proprio per questo la sera di mercoledì 30 ottobre uno dei più apprezzati barmen italiani, il siciliano Gianluca Lombardo, sarà a Milano per offrire i suoi straordinari Negroni al pubblico. Presso l’OD Café, all’interno del Mondadori megastoredi piazza del Duomo. Il progetto è nato a luglio dalla mente brillante di Mauro Tiberti, il numero uno dell’arte dolciaria, affiancato dal bar manager e coordinatore di Abi Professional della Lombardia, Cosimo Nucera.
L’importante evento viene organizzato insieme con Hapimag, la rinomata società di vacanze svizzera proprietaria di prestigiosi resort internazionali, e sarà presente anche il personale Hapimag Italia con il Direttore Antonio Bradi.
“Quest’anno è il centenario del Negroni, ed insieme alla sezione lombarda di Abi Professional, l’Associazione dei Barmen Italiani, cui ho l’onore di appartenere, abbiamo creato questo evento in cui presenterò 5 nuovi Negroni e rivisiterò i Negroni dalla loro nascita ad oggi” dice entusiasta.
Per tutta l’estate 2020 Lombardo preparerà i suoi straordinari cocktail presso il bar dell’Hapimag Resort di Cefalù, in Sicilia. Hapimag è il nome della società che dispone di 58 prestigiosi resort da sogno incluse due magnifiche flotte di houseboat in Francia e in Germania. Sono situati soprattutto in Europa, ma anche negli Stati Uniti e in Turchia. Si tratta di esclusive location per le vacanze in riva al mare: a Creta, a Palma di Maiorca, a Bodrum… o di edifici signorili o storici nel cuore delle grandi città: Londra, Parigi, Berlino…o di resort in località montane. E per chi vuole sognare è anche possibile trascorrere momenti indimenticabili in un castello nel cuore della Francia: Chateau de Chabenet. In ogni resort il cliente si sente a casa, con il suo appartamento e con tutto ciò che gli serve a portata di mano: molti resort hanno ristoranti, market, aree fitness, piscine e diverse altre infrastrutture dedicate al wellness ed al piacere della vacanza. Il resort Hapimag di Cefalù (Palermo) è stato aperto nel 2007 Si trova in riva al mare, nel mezzo di un aranceto che si affaccia sulla spiaggia. E’ un posto ideale per le famiglie e per chi ama vacanze sportive: nel mare pulitissimo è possibile nuotare in un golfo straordinario, fare snorkeling, remare, andare in barca a vela… e la località è a pochi chilometri da perle del turismo culturale e artistico. A cominciare proprio dalla cittadina di Cefalù, famosa per la sua cattedrale normanna.
Il Resort manager di Hapimag Cefalù, Roberto Fratichini, e il suo staff vi aspettano a braccia aperte!

Per informazioni info@hapimag.com 
Free Line 00800 3030 8080
Tel +39 0299265410
Web : www.hapimag.com
Ufficio Hapimag MSE Point Via Volturno 10 – Rozzano MI

Jack James: “Chilometri è la canzone della nostra vita”

Jack James, cantautore vicentino

Jacopo Venturini alias Jack James, cantautore vicentino

Jacopo Venturini è un biondo 23enne di Vicenza che sta riscuotendo molto successo come cantautore, con il nome d’arte di Jack James. In questi giorni è uscito il suo nuovo singolo, Chilometri, cantato insieme a Manuella.

Jack James, perché un nome d’arte inglese se sei italiano e canti in italiano?
“I motivi sono vari – sorride Jacopo. – Perché ho vissuto a lungo a Londra; perché laggiù gli amici mi chiamavano Jack invece di Jacopo; e perché sono affascinato dalla musica inglese. Infatti il mio primo amore musicale sono stati i Pink Floyd”.
E perché James?
Jack James ride: “Perché voglio ricordare il grande pilota di Formula 1 James Hunt! Vengo da una famiglia di piloti. Correvo in cart, mio padre ha fatto i rally e mio fratello maggiore è pilota ufficiale della Lamborghini! Insomma, siamo una famiglia immersa nel mondo dei motori!”
Dei motori, e anche della musica. Il papà di Jack è da sempre un grande fan di Vasco Rossi, la mamma di Zucchero e il fratello impazziva per gli Articolo 31. “Così, sin da bambino, ho ascoltato moltissima musica in casa – ricorda Jacopo. – E da allora mi piace tutto: il pop, il rock, l’hiphop, il blues…”
A quale genere attribuiresti la tua musica?
“A nessuno. Mi piace spaziare, non restare ingabbiato in un ambito delimitato. Sono convinto che più andremo avanti, meno le etichette e i generi avranno importanza; andiamo verso una fusione tra le varie famiglie musicali”.
Jacopo ama parlare della sua musica: “Voglio creare qualcosa di nuovo e di particolare – dice; – Qualcosa che superi non solo gli steccati dei generi, ma anche quelli anagrafici. Voglio che la mia musica e il mio pensiero arrivino ai cuori di tutti, dai ragazzini ai loro genitori. Perché la bella musica non ha confini”.
Il tuo nuovo singolo si intitola Chilometri. E’ una metafora…
“Sì, è una metafora del viaggio più importante di tutti noi, il viaggio della vita. Da quando nasciamo, il nostro sole inizia a tramontare. E la società moderna è veloce, ci spinge a correre: chi si ferma è perduto”.
Jack James è un filosofo. Ci parla delle varie strofe della canzone e del loro significato. La prima racconta gli episodi tristi della sua vita, la seconda il conflitto tra il suo io bambino e quello adulto. “I miei tormenti sono quelli di ciascuno di noi; ecco perché è facile rispecchiarsi nei miei testi” dice.
Il tuo nuovo progetto?
“Uscire con un disco tutto mio, il mio primo disco ufficiale, in gennaio. Sarà una sorpresa: conterrà molte sonorità differenti, dal rock al soul. Ci saranno sia brani strappalacrime, sia quelli che fanno ballare e saltare!”

Mario Furlan, life coach – La frase delle vittime, e quella dei vincitori

"Risveglia il campione in te!", best-seller del life coach Mario Furlan

“Risveglia il campione in te!”, best-seller del life coach Mario Furlan

“Ma io, cosa ci posso fare se…”
Molti pronunciano, con regolarità, questa frase. Di fronte ad un problema la ripetono come un mantra: Ma io, cosa ci posso fare se succede questo e quest’altro?
Loro non ci possono fare assolutamente nulla: sono delle povere vittime. E se ti azzardi a suggerire loro una soluzione, rispondono: “Le ho già provate tutte”. Anche se non hanno provato proprio nulla: quella frase è soltanto un alibi per la loro inazione. E se gli suggerisci di provare qualcos’altro, sospirano: “Non posso, perché…”
Con loro, insomma, è una battaglia persa.
Per fortuna non tutti sono così. Ci sono anche quelli che, davanti ad un problema, si chiedono “E io, cosa posso fare per risolverlo?” E così facendo spesso lo risolvono davvero. Ottengono risultati. Sono dei vincitori, persone di successo.
Il mondo si divide in due. Ci sono quelli che, davanti ai problemi, alzano le mani. E  quelli che, invece, le mani le usano per rimboccarsi le maniche.

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Mario Furlan, life coach – Così ragiona un terrorista

Stephan Balliet, il terrorista nazista che ha ucciso due ebrei

Stephan Balliet, il terrorista nazista che ha ucciso due ebrei davanti alla sinagoga di Halle

“Dava sempre tutta la colpa agli altri”: così il padre di Stephan Balliet, il terrorista nazista che ha ucciso due ebrei a Halle, descrive suo figlio. Convinto che i suoi problemi, professionali e sentimentali, non dipendessero da lui, ma dagli altri: i genitori, i parenti, gli amici, le donne, la società. Balliet era altresì convinto che i problemi della sua Germania fossero il risultato di un complotto dei poteri forti e occulti: ebrei, massoni, banchieri, giornalisti, industriali. E anche degli stranieri, in primis dei musulmani. Ci mancavano solo i marziani e i venusiani, in questo singolare elenco!
Questa è la tipica psicologia del perdente. Del fallito. Dello sfigato. Che non ha il coraggio di guardare in faccia la realtà, e si inventa mille alibi. Caratterizza, spesso, i terroristi: non soltanto nazisti, ma anche jihadisti e di qualsiasi ideologia.
Non facciamo come loro. Non diamo la colpa delle nostre rogne agli altri. Ma assumiamocene la responsabilità. Anche se non diventeremo mai assassini come Balliet, potremmo diventare alienati come lui. Cioè alieni, lontani dalla realtà. E quindi, inevitabilmente, incapaci di affrontarla.

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Oncologia estetica: come vivere meglio il disagio

Estetica oncologica: una parrucca aiuta a vivere meglio il disagio

Oncologia estetica: le parrucche Farcaphair aiutano a vivere meglio il disagio

Oncologia estetica: uniti per vivere meglio il disagio

L’otto e il nove novembre 2019 si terrà a Roma il primo Congresso Nazionale di Estetica Oncologica, frutto di un progetto di BBWay, Salute e Benessere, Società Italiana di Medicina Odontoiatria e Chirurgia Estetica. L’appuntamento è presso l’Istituto ISSR di via Nomentana 56.
L’evento prevede la partecipazione di tutti i docenti, i discenti, gli studiosi, i ricercatori ed i professionisti italiani che si impegnano quotidianamente a sostegno di una migliore qualità della vita nei pazienti affetti da patologie oncologiche.

Oncologia estetica: il pensiero dei presidenti Prof. Enrico Oliva e Prof. Massimo Rambotti

“Pensiamo che sia un fermo dovere per tutti riservare particolare attenzione ai pazienti oncologici. E siamo altrettanto convinti che i risultati migliori possano essere raggiunti solo attraverso il confronto fra le specifiche e personali esperienze dei professionisti che operano nel campo”.
“Nel corso del Congresso definiremo i percorsi che riteniamo necessari per offrire al paziente non soltanto le più concrete possibilità di guarigione, ma soprattutto le migliori opportunità per elevare la qualità della vita e raggiungere il più soddisfacente equilibrio tra corpo, psiche ed anima”.
Numerose e profondamente differenziate le sessioni: Psico Oncologia, Conoscere il Tumore, Linfo-lipedema, Malattia tromboembolica e Flebologia. E poi Confrontarsi con il Tumore, Dermocosmetologia e Medicina estetica, Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, Odontoiatria estetica e riabilitativa.
A queste si aggiungeranno molteplici workshop: Nail Treatment, Microtatuaggio ricostruttivo del Complesso Areola Capezzolo, Hair Style e parrucche, Odontoiatria Olistica, Psico Oncologia, Linfedema dell’arto superiore ed inferiore post chirurgia oncologica.
Completeranno il quadro i seminari di Dietetica Innovativa, Pensiero Positivo per il benessere, Dermopigmentazione e Camouflage.

Oncologia estetica: le parrucche Farcaphair

Concluderà l’evento l’ “Oncologic Hair Fashion Show”, predisposto e curato dal designer Patrizio Faraci, amministratore delegato di Farcaphair (azienda italiana distributrice di parrucche e turbanti), ed il relatore Dr. Bruno Giusti, prezioso supporto in numerosi istituti ospedalieri italiani.
Le loro testimonianze ed i lori indirizzi di percorso offriranno un contributo essenziale per sostenere le persone affette da patologie oncologiche e per minimizzare una delle più serie conseguenze estetiche e psicologiche causate delle terapie anticancro: la perdita dei capelli.

Mario Furlan, life coach – Non scalare con qualcuno in spalla!

Lo scalatore non può salire con un altro sulle spalle!

Lo scalatore non può salire la montagna con un altro sulle spalle!

E’ giusto tendere la mano agli altri: se non credessi fermamente in questo principio, non avrei fondato, 25 anni fa, i City Angels. Ma proprio attraverso il volontariato e l’assistenza ho imparato che non devi caricarti gli altri sulle spalle. Perché, così facendo, non impareranno mai a camminare. E inoltre ti rallenteranno. Ti faranno inciampare. O, addirittura, ti schiacceranno con il loro peso. Pertanto finiresti con il fare del male sia a te, sia a loro.
Se dai la stampella a qualcuno, quella persona imparerà a zoppicare. Se gli spazzi via tutte le difficoltà, non riuscirà più ad affrontarle. Perché non si è allenato. E’ come andare in palestra: il muscolo cresce se lo sottoponi a stress. Altrimenti rimane così com’è. E negli anni rimpicciolisce.
Lo dice anche il proverbio: aiutati, che Dio t’aiuta. Tendi la mano, ma lascia che la prendano e che vengano verso di te. La vita è come una scalata in montagna. Puoi insegnare a scalare. Puoi donare l’attrezzatura. Ma, tranne che in casi estremi, non puoi scalare una montagna con qualcuno in spalla: sarebbe disastroso per entrambi, vi sfracellereste tutti e due!

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Mario Furlan, life coach – Si cresce meglio senza Google Maps

Mario Furlan durante un corso di motivazione

Il life coach Mario Furlan durante un corso di motivazione

Se sei sopra gli anta, ricorderai che una volta era facile perdersi. Per trovare una località non c’era Google Maps; per andare diritti a destinazione in auto non c’erano né il vecchio TomTom, né il nuovo Waze.
Era più facile perdersi, ma dopo esserci persi ritrovavamo la strada. Oggi perdersi è diventato quasi impossibile i: c’è sempre un algoritmo che ci guida.
Oggi la guida esterna non si limita ai nostri viaggi in auto, ma si è estesa a tutta la nostra vita. E, ancora di più, alla vita dei nostri figli. Quante volte ricevo genitori preoccupatissimi perché il loro pargolo – che magari ha già 25 anni suonati, o magari è addirittura sulla trentina – non ha ancora trovato la sua strada nel mondo!
Scavando, scopri che c’è uno schema perverso che si ripete in questi casi. Scopri che questo giovane è sempre stato iperprotetto. Che da minorenne, e anche dopo, è stato trattato da minorato. Da bambino i genitori hanno, per amore, evitato che sudasse, quando giocava con gli altri bambini; da ragazzino gli hanno proibito di andare a scuola da soloo; da ragazzo hanno pregato gli insegnanti di promuoverlo, anche se non se lo meritava affatto. Così il loro figlio, in una vita priva di ostacoli da rimuovere, in cui mamma e papà fanno tutto per lui, è rimasto piccolo. Quando invece dovrebbe essere grande già da un pezzo.
Impariamo solo sbagliando, cadendo, sbattendo il naso. Solo così cresciamo, e impariamo a credere in noi stessi. Evitare di farci sbagliare non significa proteggerci dai problemi. Ma crearne altri, molto più grandi e duraturi.

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Vasco Barbieri, il cantautore nato due volte

Il cantautore romano Vasco Barbieri

Il cantautore romano Vasco Barbieri

Il cantautore romano Vasco Barbieri è un uomo nato due volte.
La prima nel 1985, quando viene alla luce.
La seconda otto anni dopo, quando cade giù dal terrazzo di casa, batte la testa e finisce in coma. Dopo un anno in ospedale riprende pienamente coscienza. Ma da allora non si ricorda niente di ciò che è successo prima. “Pochi giorni fa ho scoperto una scatola piena di lettere di incoraggiamento che mi sono state mandate quando ero in ospedale; le lo lette, mi sono commosso e voglio scriverci una canzone” dice.
Lo scorso 13 settembre è uscito il suo primo singolo, A little bit of present. Un brano raffinato, con un video originale in cui Vasco è un sognatore sensibile che deve rapportarsi con una società chiusa, spaventata dalle differenze socio-culturali. E che tende a vivere “in branco” (rappresentato dai conigli del videoclip).
Vasco Barbieri è un intellettuale. Parla forbito, sceglie con cura le parole. Nelle interviste e nelle canzoni. Dopo il Liceo – dove, racconta, “mi sentivo diverso, una costellazione di complessi” – sceglie di studiare Filosofia. Per dare una risposta ai suoi mille quesiti di anima inquieta. Scopre che altre persone, nei secoli, si sono poste le sue stesse domande. “Ma ho capito che la filosofia dà domande, non risposte” dice. E una volta laureato si trova, solo, davanti a un mondo che ha le idee più chiare delle sue.
Alterna vari lavori: da bibliotecario a creatore di siti Internet. E’ un ragazzo timido. Poi, a 23 anni, si sblocca. E inizia a suonare e a cantare nei caffè letterari di Roma. Sorride: “Lo facevo in cambio di un piatto caldo, dopo un po’ non mi sopportavano più”. Si iscrive all’Actor’s Studio, dove impara la presenza scenica. E un bel giorno viene ascoltato da qualcuno della Maqueta Records.Che gli propone di farsi conoscere dal grande pubblico.
Ora, dopo il singolo “A little bit of present”, Vasco Barbieri pensa all’album. Fa progetti per il futuro: “Vorrei andare verso il genere minimal, e realizzare colonne sonore per i film: adoro fare ritratti musicali delle scene che vedo”. E ci tiene a ringraziare chi gli ha permesso di arrivare fino a qui: “Mio nonno, il cantante Duccio Barbieri, che ha realizzato tre album e che mi continua ad ispirare; nonna Luciana, che mi ha sempre sostenuto e dato coraggio; la zia; Fernando Alba e Francesco Santalucia, che hanno reso più fruibile la mia musica, dandole anima e colore”. Sono le persone che l’hanno accompagnato in quella che lui chiama la sua Odissea: un viaggio attraverso il mare delle emozioni, per approdare alla musica che sgorga dal cuore.

Julia Liros, la stella del latin pop italiano

Julia Liros, stella del latin pop italian

Julia Liros, stella del latin pop italian

È l’artista emergente del latin pop italiano: Julia Liros, nome d’arte della 25enne romana Ludovica Lirosi, è da poco uscita con il suo secondo singolo, “Me Gustan Dos”. Un ritmo caldo, spumeggiante, ballabile. Come il suo precedente e sensuale “Me Siento Sola”, un reggaeton accolto da un successo molto lusinghiero per una nuova proposta. Con quasi 900mila visualizzazioni su YouTube.
“Canto in spagnolo perché lo spagnolo è la mia lingua madre: la mia babysitter era colombiana, è stata una presenza costante nei miei primi otto anni di vita – dice Julia Liros. – Insomma, ho imparato lo spagnolo prima dell’italiano, e l’ho ripreso al liceo. È la mia lingua del cuore, e mi viene spontaneo cantare in spagnolo!”
Julia è una ragazza eclettica. Non è soltanto cantautrice, ma anche attrice e regista. “Ho iniziato con il teatro a 12 anni, per sbloccarmi: ero una ragazzina molto timida – ricorda. – A 17 anni realizza il suo primo spettacolo, scritto e diretto da lei. Successivamente viene accolta nella prestigiosa New York Film Academy, e poi nell’Accademia Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma: un istituto estremamente selettivo, dove entrare è difficilissimo.
Il film di cui va più orgogliosa Julia Liros? “È Too Much Stress From My Heart, un docufilm sull’immigrazione. L’ho realizzato nel 2015  tra Italia e Africa, sono stata per mesi con i migranti, da sola in Africa con la macchina da presa in spalla: una pazzia! Ma è stata un’esperienza unica, che mi ha aperto la mente e il cuore sulla tragica realtà di chi fugge dall’Africa per venire da noi, in cerca di speranza”.  Il docufilm, toccante e chocchante, è stato comprato da Netflix.
Dopo anni di teatro e cinema, la novità del 2019: il lancio in grande stile nel mondo della musica. “Voglio continuare con la musica, visto che le mie canzoni piacciono; ma senza lasciare la regia” dice. E aggiunge: “Sono due strumenti diversi per raccontare emozioni e pensieri. Sono una donna Ariete, non mi fermo!”.

Progetto Milano Aiuta, la guida ai Centri per persone bisognose

La guida Milano Aiuta: ecco come appare sul telefonino

La guida Milano Aiuta: ecco come appare sul telefonino

Per essere accanto, saper accogliere, sapere aiutare non basta sentire il desiderio di voler essere utili e predisporre delle risorse; occorre il rispetto per le persone che riceveranno il nostro aiuto. E dal profondo senso di rispetto per coloro che hanno bisogno di assistenza nasce la Guida “Milano Aiuta”: uno strumento, un filo d’Arianna che accompagna le persone in difficoltà e le conduce “ad aiutarsi” a sapere dove andare, a chi rivolgersi.
Milano Aiuta è regalare un’opportunità di scelta dedicata a chi spesso non si può permettere di scegliere perché non sa, perché poter scegliere viene molto dopo l’impegno a sopravvivere.
Così il Rotary Club Milano Arco della Pace, in collaborazione con il Rotary Club Milano Cordusio e con l’aiuto della sovvenzione distrettuale abbiamo deciso di realizzare il progetto editoriale Milano Aiuta: una guida multimediale interattiva che nasce con la collaborazione di molte anime, molte delle associazioni che rendono Milano una città più umana e in ascolto dei più deboli. Una guida per sapere dove e a chi rivolgersi a seconda delle diverse esigenze.
Il progetto prevede l’edizione cartacea della guida di 112 pagine e 3.000 copie di tiratura, suddivisa in 12 sezioni distinte per categoria di servizio. La distribuzione sarà affidata principalmente alle Associazioni già operanti sul territorio: City Angels, per esempio, si occuperà della distribuzione principalmente ai senzatetto. Mentre ai Pronto Soccorso degli ospedali verranno lasciate delle copie da consegnare nei casi di loro prestazioni a persone evidentemente disagiate.
Tutte le associazioni benefiche, già elencate nella guida, si faranno promotrici nei confronti di assistiti occasionali o di impossibilità di assistenza per sovraffollamento. L’obiettivo è di rendere disponibile la guida nei luoghi più frequentati dai fruitori.
La distribuzione della Guida alle Associazioni coadiutrici sarà fatta dai  rotariani dei club Arco della Pace e Cordusio, col criterio della prossimità lavorativa od abitativa: un modo anche per sottolineare il coinvolgimento globale.
Oltre all’edizione cartacea è stato creato anche un sito – www.milanoaiuta.org, che, sempre con lo stesso criterio, fornisce utili indicazioni per fruire nei vari centri di accoglienza di tutti i servizi, inoltre il sito avrà anche la funzione di interscambio informativo per gli operatori del settore, al fine di migliorare la rete di servizi.
Un ultimo strumento informativo che completa il progetto è la classica mappa stradale. Semplice, ma veloce ed intuitivo strumento di consultazione distribuito in vari punti della città. Unaa volta scelto sulla mappa il punto di interesse, si può accedere alla scheda informativa nel sitowww.milanoaiuta.org, all’interno del quale è  presente una mappa interattiva che aiuta a trovare il percorso e raggiungere il punto d’interesse.
Il progetto ha ottenuto il patrocinio del Comune di Milano.